(dal numero di maggio 2026 di LiberEtà Toscana)
Le nuove case di comunità in Toscana sono 75, grazie al Pnrr. Avranno un ruolo cruciale nella sanità territoriale del futuro. Parlano i sindaci Boni (Pontassieve), Pieraccini (Castel del Piano) e Arrighi (Carrara)
In ordine di tempo, il 10 marzo scorso, l’ultima casa di comunità inaugurata delle 75 che si stanno costruendo in Toscana grazie ai finanziamenti del Pnrr, è quella di Ponsacco. L’inaugurazione fa seguito, nel 2026, a quelle di Collesalvetti, Follonica e Porto Santo Stefano. Prima ancora, l’azienda Usl Toscana Nord Ovest aveva tagliato il traguardo della certificazione per le prime quattro case di comunità della Toscana finanziate con i fondi europei. Le strutture che hanno ricevuto la certificazione sono quelle di Torcigliano di Pescaglia, Vecchiano, Livorno Est e Volterra. Altre sono in arrivo. Come a Castel del Piano ancora in provincia di Grosseto, e a Pontassieve nell’hinterland fiorentino. «I lavori sono di fatto conclusi – annuncia soddisfatta la sindaca di Castel del Piano, Cinzia Pieraccini –. Qualche giorno fa ho effettuato un sopralluogo, erano alle pulizie finali, poi passeranno alla posa degli arredi. Entro maggio sarà tutto operativo». Entro l’anno toccherà anche alla casa di comunità di Pontassieve: «Ci avevano prospettato la consegna entro maggio, ma ci hanno poi detto che slitterà. Penso che entro il 2026 la ditta incaricata dovrebbe comunque affidare la struttura», comunica il sindaco Carlo Boni. Situazione diversa a Carrara. «Per quanto riguarda le infrastrutture, Carrara è solo in parte coinvolta nei progetti del Pnrr», spiega la sindaca Serena Arrighi. Una casa di comunità sta sorgendo, comunque, nella confinante Massa. «In realtà, il territorio di Carrara da molti anni – osserva – aspetta interventi strutturali. Siamo riusciti, due anni fa, ad aprire una struttura in località Fossone che aspettava di essere inaugurata da vent’anni e che sarà dedicata alle cure intermedie. Abbiamo operato per fare in modo che questo presidio sanitario non andasse via dal territorio comunale di Carrara e che, soprattutto, rimanesse pubblico, perché l’idea era di passare tutto al privato. La struttura ospita venti posti che dovrebbero presto arrivare a quaranta».
Risorse e traguardi
Le 75 case di comunità previste in Toscana sono, dunque, al rush finale. I lavori procedono in maniera spedita. Lo sto verificando, da umarell quale ormai sono diventato, a Pontassieve dove, trovandomi a passare davanti al cantiere quasi ogni giorno, vedo crescere mattone dopo mattone, colonna dopo colonna, una struttura“modello” che sarà, dice il sindaco Boni, «la più grande della provincia di Firenze e una delle più grandi della regione». Per quanto riguarda, in generale, la struttura muraria, fatti salvi possibili ritardi, con ogni probabilità entro la fine del 2026 il piano delle 75 case di comunità dovrebbe essere completato. Rispondendo a una interrogazione in consiglio regionale, l’assessora al Welfare e alla Sanità, Monia Monni, ha fatto il punto sullo stato dell’arte: «Il termine per il completamento dei lavori è fissato al 31 maggio 2026. Al 9 febbraio, data dell’ultimo monitoraggio, tutti i progetti sono stati attivati e nove risultano completati». È un piano su cui punta la nuova legislatura regionale. «Per le case di comunità – fa notare a ogni inaugurazione il presidente toscano, Eugenio Giani – abbiamo investito circa i due terzi dei 453 milioni di fondi Pnrr che abbiamo ricevuto per la sanità»
Il coinvolgimento dei sindaci
Le competenze e le responsabilità in campo sanitario non sono strettamente in mano ai Comuni, ma resta il fatto che anche per gli aspetti sanitari un sindaco rimane comunque il terminale amministrativo più coinvolto. Proprio per questo abbiamo voluto fare il punto sulle case di comunità con tre sindaci, uno per le tre grandi Asl in cui è divisa la Toscana, nel cui territorio stanno sorgendo case di comunità con i fondi europei, Castel del Piano, Pontassieve e Carrara, dove, non si può ignorare, le scelte di fondo in direzione della sanità territoriale, erano state fatte prima dell’emergenza Covid, scelte contrassegnate però da qualche ritardo.Perché Carrara non è rientrata nella partita del Pnrr? «Lo dovrebbe chiedere all’Asl, perché – risponde la sindaca Arrighi – è l’Asl che ha deciso così. Tra l’altro, ci siamo insediati nel giugno 2022, i progetti Pnrr erano stati presentati prima. Comunque sul territorio di Carrara i servizi territoriali sono sviluppati e funzionano. L’assistenza domiciliare esiste da moltissimi anni. Sulle strutture, forse, poteva essere fatta una riflessione in più, però, mi sento di affermare, che abbiamo una lunga tradizione e anche un servizio che funziona».
L’organizzazione delle case
Ma come saranno organizzate le case di comunità? L’ultima inaugurata, quella di Ponsacco, quattro milioni di investimento, 2.800 metri quadrati di superficie totale, è una struttura di tre piani e sarà aperta sei giorni su sette, per dodici ore al giorno. Gli ambulatori dei medici di famiglia e degli specialisti sono ubicati al piano terra, assieme alla continuità assistenziale, ai pediatri di libera scelta, il Cup e gli uffici amministrativi, il centro prelievi, il servizio sociale e il consultorio. Al secondo e al terzo piano, il dipartimento di prevenzione della zona distretto Valdera, assieme alla medicina del lavoro, la medicina dello sport, l’igiene pubblica, la sanità veterinaria e la medicina legale. Non mancano l’infermiere di famiglia, presente o reperibile per dodici ore al giorno per sei giorni alla settimana, i servizi ambulatoriali per le patologie ad alta prevalenza e il sistema di prenotazione integrato collegato al Cup aziendale. A Ponsacco, oltre alla possibilità di sottoporsi a ecografie o monitorare l’attività elettrica del cuore con un holter, c’è anche un macchinario che consente di fare esami di laboratorio con risultati immediati, refertabili in caso di necessità e grazie alla stanza di telemedicina da esperti di ospedali o altre strutture. Alla fine, tutte le case di comunità dovrebbero avere, più o meno, le stesse caratteristiche di quella di Ponsacco. «Abbiamo forzato – dice il sindaco di Pontassieve, Boni – e continuiamo a forzare perché vengano applicati gli indirizzi del decreto ministeriale che individua le case di comunità come luoghi di integrazione sociosanitaria, quindi, non solo di prestazioni sanitarie ma luoghi dove viene fatta la presa in carico in senso lato delle persone. Se hai un bisogno sociosanitario ti rivolgi alla casa di comunità». Ma, per quanto riguarda i contenuti, si deve tenere conto soprattutto delle esigenze e dei bisogni dei vari territori. «Dico sempre – fa notare Pieraccini – che una casa di comunità di Firenze centro, non può avere gli stessi servizi della casa di Castel del Piano. Non è possibile perché la morfologia del territorio non è la stessa. Non può bastare semplicemente un modello uguale per tutti, dovremo adattarlo al territorio di riferimento. La nostra è adiacente all’ospedale. Potremmo, allora, provare a ragionare su qualcosa di integrato che potrebbe dare vicendevolmente forza alle due strutture e un servizio verso l’esterno più concreto».
Gli effetti sul territorio
La realizzazione delle case di comunità sta contribuendo alla rigenerazione di alcune aree delle cittadine coinvolte. Come a Pontassieve. L’ex area una volta occupata dalle ferrovie cambierà letteralmente volto. Diventerà un nuovo polo attrattivo che si sviluppa longitudinalmente tra ferrovia e via Aretina. «A regime – spiega il sindaco Boni – vedo un’erogazione di servizi e di prestazioni e un luogo molto vivo. Abbiamo voluto la casa di comunità al centro del paese, nell’area ferroviaria, perfettamente accessibile a tutta la Valdisieve. Di fatto, sposta l’asse del paese verso quest’area. Tanto è vero che davanti a questa nuova struttura sta aprendo la farmacia comunale. Per noi è un allargamento della città, diventa un’area molto viva, non solo di prestazioni sanitarie, ma di fruizione generale, agendo da volano di sviluppo».









