(dal numero di maggio 2026 di LiberEtà Toscana)
La spinta all’invecchiamento della popolazione è un dato ineludibile che può essere solo in parte contrastato con servizi alla maternità e migliori condizioni di lavoro. In futuro serviranno più migranti e andrà ridisegnato il ruolo di anziani e donne se vogliamo salvare il welfare. Colloquio con il demografo Massimo Livi Bacci
Sempre meno figli
«Io lo chiamo spirito del tempo», dice il noto demografo Massimo Livi Bacci, professore emerito all’università di Firenze, presidente onorario della Iussp (International union for the scientific study of population), socio nazionale dell’Accademia dei Lincei e, in passato, anche senatore della Repubblica. Quello spirito che contagia tutto il mondo, specie quello evoluto, e lo spinge a fare meno figli. Indipendentemente dalle buone o cattive condizioni per occuparsene che vengono offerte. O che dovrebbero essere offerte. Perlomeno è una condizione necessaria ma non sufficiente, secondo il demografo. La popolazione mondiale è al momento di 8,235 miliardi. Gli italiani sono poco meno di 59 milioni con previsione di scendere a 54,7 entro il 2050. Tra questi 9.632.150 hanno tra i zero e i 19 anni e 14.926.421 dai 64 anni in su. Le nascite in Italia calano di anno in anno, i vecchi aumentano.
Toscana tra le più vecchie
La Toscana non è da meno, anzi è una delle regioni più invecchiate, che si avvia a diventare, come l’Italia, terra per vecchi dove l’economia già stagna e può rischiare il crollo. Manca forza lavoro, nascono sempre meno bambini, gli adulti sono meno entusiasti di procrearne, oltre a essere già diminuiti di numero essi stessi, perché la discesa demografica è iniziata da tempo. Già oggi, gli over 65 in Toscana sono per numero 2,4 volte gli under 14, dato che salirà al 3,58 nel 2065. L’età media che era di 34 anni nel 1955 è salita oggi a 47,7 anni, per crescere tra quarant’anni fino ai a 52. Il rapporto tra anziani e persone in età lavorativa, è oggi al 42,9 per cento, ma sarà il 67,5 nel 2065. Secondo Livi Bacci, «ci sono oggi più donne nate nel 1936 che bambine nate quest’anno». Intanto i costi del welfare salgono e il governo taglia.
Migranti e anziani necessari
Unica soluzione secondo il demografo, per la Toscana, come per l’Italia e l’Europa che in maniera minore soffre degli stessi mali, è accogliere molti più migranti degli attuali, piuttosto che fare la guerra a quelli che già ci sono: «Certo, non potranno colmare tutti i posti lasciati vuoti, ma chiudere le frontiere non serve a niente se non a fare propaganda politica tramite la manipolazione, il cui esempio più assurdo è lo spettro della sostituzione etnica. Chi viene non vuole renderci uguali a lui, ma assumere il nostro stile di vita». I migranti, insomma, sono per noi un investimento e ce ne vogliono di più. «A patto però che si faccia una politica attiva di accoglienza e di inclusione, che si offrano loro opportunità di formazione, lavoro, strutture e che si facciano studiare i loro figli. Altrimenti non ci gioveranno e saranno costretti a vivere come disgraziati. Sono un capitale che va coltivato e non marginalizzato». Un altro più piccolo ma significativo pezzo di cura ricostituente per la traballante economia e un malmesso welfare di un paese invecchiato potrebbe arrivare, secondo il demografo, dai vecchi stessi: «Riaprendo le porte del lavoro a pensionati che ne sono stati esclusi ma che avrebbero ancora voglia di contribuire a una qualche attività. Su base volontaria ma senza intralci fiscali, burocratici o lavorativi».
Il ruolo delle donne
Lo “spirito del tempo” di cui parla Livi Bacci va oltre le consuete riflessioni sugli ostacoli opposti alla maternità dalla mancanza di servizi, sussidi e attenzione alle donne, difficoltà di conciliare famiglia e lavoro, essendo quest’ultimo strutturato a misura di maschi e costringendo di conseguenza le mamme ad accettare part time involontari oppure abbandonare il lavoro, finendo così in povertà o a massacrarsi tra un salto là e uno qua. L’Italia in questo senso brilla, e non è un caso che da noi il fenomeno della denatalità sia tra i più forti tra i paesi europei dello stesso livello. Livi Bacci non nega l’importanza di cambiare tutto questo. Non fosse altro, riflette, «per contribuire a una più serena vita familiare, e perché le donne non si sentano lacerate tra maternità e lavoro, figuriamoci una buona carriera. Sono tutte motivazioni importanti e da perseguire», ne è convinto il demografo. Non disconosce che una migliore organizzazione in materia di servizi, una politica paritaria donne-uomini quanto a lavoro, retribuzioni e cura faciliterebbe una crescita di nascite. Ma solo di poco, avverte: «Ci sono paesi più sviluppati e più attenti alle politiche per l’infanzia dove si fa qualche figlio in più ma non tale da fare la differenza». Il vero nocciolo è, secondo Livi Bacci, lo “spirito del tempo”, uno Zeitgeist che induce a fare meno figli al di là di qualsiasi sostegno alla maternità: «Ci fossero anche le condizioni favorevoli, l’indice di natalità potrebbe alzarsi di qualche punto. Ma lo spirito del tempo ha contagiato tutti via via che migliorano condizioni di vita, istruzione, economia».
Una tendenza generale
«Perfino la Cina ha perso il suo primato demografico da quando sono arrivati gli anticoncezionali e le nascite sono rapidamente diminuite fino a un figlio per donna, meno che in Italia dove il tasso è circa di 1,2. La Corea ha un tasso ancora inferiore. L’India è in decrescita. I più popolosi restano solo i paesi africani». Tutto ciò mentre i numeri dei nati contano. Come suggerisce l’ultimo recente libro di Livi Bacci, La geodemografia – Il peso dei popoli e i rapporti tra stati (Il Mulino), che dimostra come la demografia si intrecci con la politica, l’economia, i rapporti tra i popoli, se non perfino la pace e la guerra, dato che un paese sempre meno giovane e sempre più vecchio diventerà più debole, con minore capacità di capitali, tecnologie e braccia di un altro maggiormente popolato. Fino a creare differenze deboli-forti che possono avere la loro parte di influenza anche nei conflitti.









