Da tempo lo Spi Cgil Toscana pone al centro della propria analisi e iniziativa il tema del diritto all’abitare, seguendo attraverso LiberEtà Toscana l’evoluzione di una crisi che negli anni ha assunto dimensioni sempre più ampie. Oggi l’emergenza casa in Toscana appare chiaramente strutturale: come evidenziato da Jacopo Storni in un articolo del 10 aprile sul Corriere Fiorentino, vivere in affitto — soprattutto a Firenze — è diventato spesso insostenibile, con i giovani under 35 costretti a destinare anche oltre il 60% del reddito al canone.
I numeri della crisi
A livello regionale, la fotografia è netta: oltre 114 mila famiglie avrebbero bisogno di un sostegno abitativo, ma solo una parte accede agli strumenti pubblici. Circa 45 mila nuclei vivono in alloggi Erp, mentre oltre 53 mila restano esclusi pur avendone diritto. I dati dell’Osservatorio Sociale Regionale, autori del 14º rapporto sulla condizione abitativa in Toscana, confermano il divario: a fronte di 65.282 famiglie in graduatoria, solo 45.360 hanno accesso a una casa popolare. Una quota significativa — fino al 60% della platea potenziale — rischia quindi di restare senza risposta.
Non solo povertà: cresce l’area grigia
La difficoltà di accesso all’edilizia residenziale pubblica — aggravata anche dall’età media elevata degli alloggi, pari a circa 51 anni — rappresenta però solo una parte del problema. Accanto alle fasce più fragili cresce infatti quella “area grigia” di famiglie che, pur non avendo i requisiti per una casa popolare, non riescono più a sostenere i costi del mercato, in un contesto in cui gli affitti continuano ad aumentare mentre gli strumenti di sostegno si riducono, a partire dall’azzeramento del Fondo nazionale per il contributo affitti. (dall’articolo di Francesco Paletti – La Nazione – 10 aprile 2026)
L’analisi di LiberEtà e dello Spi Cgil Toscana
È su questo terreno che da tempo si concentra l’analisi e l’iniziativa dello Spi Cgil Toscana, che attraverso LiberEtà Toscana segue con continuità l’evoluzione del disagio abitativo e le sue ricadute sociali.
Nell’articolo di Andrea Brachi (febbraio 2025) viene messo a fuoco con chiarezza uno degli snodi principali della crisi: l’azzeramento del fondo affitti deciso dal governo e le conseguenze dirette sui territori. Il racconto dei bilanci comunali — con risorse dimezzate o completamente venute meno — mostra come siano proprio gli enti locali, e quindi le comunità, a farsi carico di un’emergenza sempre più difficile da gestire. Il risultato è una riduzione degli aiuti e un aumento delle famiglie escluse, con un impatto immediato sulle fasce più fragili della popolazione.
Questa lettura viene ulteriormente sviluppata nel numero di gennaio 2026 di LiberEtà Toscana, dove Stefano Vetusti, attraverso il colloquio con Luca Talluri, inserisce il caso toscano in un quadro nazionale ancora più preoccupante. Si parla di centinaia di migliaia di famiglie in emergenza abitativa e si evidenzia l’assenza di un vero piano casa capace di aumentare in modo significativo l’offerta di alloggi pubblici. Una mancanza strutturale che, insieme al definanziamento degli strumenti di sostegno, rischia di trasformare il diritto all’abitare in un privilegio sempre più selettivo, lasciando senza risposta non solo i più poveri ma una parte crescente della società.
In questo quadro, la questione abitativa torna a essere un terreno di scontro politico centrale: da una parte la progressiva riduzione dell’intervento pubblico, dall’altra la necessità — sempre più urgente — di politiche strutturali capaci di garantire un diritto fondamentale. Perché senza un investimento deciso sull’edilizia pubblica e sul sostegno all’affitto, l’emergenza casa è destinata a diventare una delle principali linee di frattura sociale dei prossimi anni.









