La povertà pensionistica in Toscana è una delle emergenze sociali più rilevanti e meno discusse del momento. A lanciare l’allarme è Anna Costagli, segretaria regionale dello SPI CGIL, in un’intervista pubblicata su Il Tirreno, oggi, 3 aprile 2026. Un quadro che, secondo lo SPI, non solo è già critico, ma rischia di aggravarsi ulteriormente senza interventi strutturali.
«Non è un fenomeno nuovo, ma va sempre peggio: i pensionati aumentano ma i redditi previdenziali calano costantemente», afferma Costagli, sottolineando come la combinazione tra inflazione e mancata rivalutazione delle pensioni stia erodendo il potere d’acquisto, soprattutto per le fasce più fragili.
Carovita e sistema contributivo: le cause della povertà pensionistica
Alla base dell’aumento della povertà pensionistica in Toscana ci sono due dinamiche principali. Da un lato, il carovita e l’inflazione incidono pesantemente su redditi fissi come quelli pensionistici. Dall’altro, pesa il progressivo passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, introdotto con la riforma Dini del 1995.
Chi oggi va in pensione con il sistema contributivo puro percepisce assegni sensibilmente più bassi rispetto alle generazioni precedenti. Un fenomeno strutturale che, come evidenzia Costagli, era prevedibile ma che oggi mostra effetti sempre più evidenti: «La situazione già oggi è drammatica e, se non ci saranno interventi strutturali, andrà sempre peggio». I dati INPS confermano questo scenario: oltre il 60% delle pensioni in Toscana è inferiore ai 1000 euro netti mensili e una quota significativa non raggiunge nemmeno i 750 euro.
Disuguaglianze territoriali e aree interne sempre più fragili
La questione della povertà pensionistica non è uniforme sul territorio. Le differenze tra aree urbane e aree interne sono marcate. Zone come Amiata, Garfagnana e Lunigiana registrano livelli di reddito pensionistico più bassi rispetto a città come Firenze o Pisa. Questa disparità non è solo economica, ma incide sulla tenuta sociale dei territori. Nelle aree periferiche si sommano pensioni più basse e carenza di servizi, alimentando spopolamento e marginalità. «Il problema non è solo previdenziale, ma riguarda anche l’aumento delle disuguaglianze e la tenuta dei territori», sottolinea la segretaria dello SPI CGIL.
Invecchiamento della popolazione e pressione su sanità e welfare
L’alto tasso di invecchiamento che sta interessando anche la Toscana in questi ultimi decenni comporta un aumento della domanda di servizi sanitari e assistenziali, in un contesto in cui il welfare locale è già sotto pressione. Secondo Costagli, le conseguenze sono evidenti: aumento dei bisogni sociali, crisi dei servizi e crescente difficoltà per gli enti locali nel garantire risposte adeguate. Il rischio è quello di una regione sempre più anziana ma anche più vulnerabile.
Povertà pensionistica nelle città: il peso del costo della vita
Se nelle aree urbane gli importi delle pensioni sono mediamente più alti, il vantaggio viene spesso annullato dal costo della vita, in particolare dagli affitti. Firenze e Pisa, pur presentando redditi pensionistici più elevati, registrano una crescente presenza di pensionati in difficoltà economica. L’aumento dei canoni di locazione e delle spese quotidiane rende difficile mantenere un livello di vita dignitoso anche per chi percepisce pensioni leggermente superiori alla media regionale.
Il divario di genere: pensioni femminili più basse del 30%
Un altro elemento critico è rappresentato dalla disuguaglianza di genere. In Toscana, le pensioni delle donne sono mediamente più basse del 30% rispetto a quelle degli uomini. Questa differenza è il risultato di carriere lavorative più discontinue, maggiore diffusione del part-time involontario e del mancato riconoscimento del lavoro di cura. Un problema strutturale che si riflette direttamente sui trattamenti previdenziali.
Le proposte dello SPI CGIL per contrastare la povertà pensionistica
Per affrontare la crescente povertà pensionistica in Toscana, lo SPI CGIL propone una serie di interventi strutturali.
Al centro, l’introduzione di pensioni di garanzia legate al costo della vita, pensate soprattutto per i giovani e per chi ha carriere discontinue. Fondamentale anche il riconoscimento del lavoro di cura attraverso contributi figurativi pieni, la rivalutazione delle pensioni per proteggerle dall’inflazione e una fiscalità più equa che riduca il carico sulle pensioni più basse. Ma, soprattutto, lo SPI CGIL insiste sulla necessità di difendere e rafforzare il sistema pubblico: «Va messo assolutamente un freno all’attuale, strisciante, privatizzazione», conclude Costagli.
Una sfida urgente per il futuro della Toscana
La povertà pensionistica in Toscana non è solo una questione economica, ma un tema che riguarda la coesione sociale, l’equità e il futuro dei territori. Senza interventi concreti, il rischio è quello di una regione sempre più diseguale, fragile e incapace di garantire dignità alle persone anziane. L’allarme lanciato dallo SPI CGIL richiama istituzioni e politica a una responsabilità immediata: riportare il tema delle pensioni al centro del dibattito pubblico e costruire soluzioni durature per le generazioni presenti e future.









