Stop alla violenza di genere

(dal numero di febbraio 2024 di LiberEtà Toscana)

In Toscana sono solo due i centri antiviolenza pubblici, cui si affiancano i servizi del sindacato e delle associazioni. Per prevenire gli abusi, sarebbe importante formare le donne, gli operatori e rilanciare il ruolo dei consultori

In un contesto economico territoriale di profonda crisi, con livelli di occupazione femminile preoccupanti e con lunghe liste di attesa per la fruizione dei servizi educativi per l’infanzia, la solitudine del vissuto privato e familiare diventa terreno fertile per le violenze domestiche e il loro occultamento. Serve rompere il silenzio, offrire una via di fuga alle
vittime di violenza, iniziare un percorso di liberazione. Lavorare sulla consapevolezza dei propri diritti, la conoscenza delle tutele previste e il coraggio di denunciare sono elementi rivoluzionari, che possono incidere sullo sgretolamento della cultura patriarcale, matrice dei comportamenti violenti. A Pistoia opera dal 2006 uno dei rari centri antiviolenza pubblici. La Società della salute gestisce il Centro aiuto donna in rete con associazioni, istituzioni e realtà territoriali che operano in questo settore. Il centro offre supporto e consulenza psicologica, legale, sociale, collaborando con i servizi sociali, la Asl, le forze dell’ordine e
l’ordine degli avvocati di Pistoia. Le donne ascoltate e seguite possono trovare, in base allo specifico problema e nei casi più problematici, anche accoglienza nelle case rifugio, supporto per l’inserimento lavorativo oltre che per l’accesso alle tutele di legge previste. Circa 115 donne accedono annualmente agli sportelli del centro: direttamente al numero 21175, oppure indirizzate dai servizi sociali del comune di Pistoia, dal codice rosa, dalle forze dell’ordine o dal centro di igiene mentale. Per l’85 per cento sono italiane, tra i 39 e i 55 anni di età, solitamente con due figli. La violenza subita è per tutte quella psicologica che sottende a ogni tipo di maltrattamento, mentre l’80 per cento è anche vittima di violenza fisica. Se inserite in un percorso protetto non vengono mai separate dai figli.

La Cgil contribuisce
con lo Sportello donna, nato ventidue anni fa, quando ancora in provincia non vi erano strutture del genere. Oltre all’accoglienza offerta dalle volontarie dello Spi Cgil e dell’Auser, le donne che si rivolgono ai nostri sportelli, diventati in questi anni cinque in provincia, possono usufruire di una consulenza giuridica gratuita da parte delle nostre tre legali, con cadenza settimanale a Pistoia e a Montecatini e quindicinale a San Marcello, le Fornaci, Monsummano. Ascoltiamo storie, informiamo e offriamo consulenza per conflitti, separazioni, divorzi, tutela dei figli, questioni patrimoniali e su come richiedere la decadenza della responsabilità genitoriale per il loro compagno. Raccogliamo casi di molestie, stalking e violenza fisica o psicologica. Lo sportello “parla” con il Centro aiuto donna e le forze dell’ordine per uno scambio di competenze e per
la presa in carico condivisa. In genere, nel primo colloquio le parole sono poche e confuse, poi diventano fiumi in piena. La legale deve far sentire accolta e compresa, mai giudicata, la persona che, superata la paura, trova il coraggio di varcare la soglia dello sportello e poi mettere ordine nei racconti frammentati che spesso diventano oggetto dibattimentale in un’aula di tribunale. Impostare bene una denuncia e una difesa possono anche evitare l’atteggiamento colpevolizzante o denigratorio cui spesso è sottoposta la vittima durante i processi, in quella che gli esperti definiscono “vittimizzazione secondaria”.

Liberetutte. È presente e attivo sul territorio il centro antiviolenza “Liberetutte” dell’associazione “365giornialfemminile”. Quest’ultima ha sede legale a Montecatini Terme, è iscritta al registro unico terzo settore e opera dal 2004 prevalentemente nella Valdinievole, collaborando in particolare con il Codice rosa, la Sds Valdinievole, le forze dell’ordine e la magistratura. Sono annualmente circa 120 le donne che iniziano un percorso con il team tutto al femminile (psicologhe, legali, educatrici) dell’associazione, per uscire da una condizione di violenza. La metodologia è quella dell’accoglienza e dell’accompagnamento, non tanto per “assistere” la vittima, quanto per renderla più consapevole e autonoma. Fondamentale è non avere mai un atteggiamento giudicante, ma fare leva sull’empatia e la fiducia. In tutti questi anni l’associazione ha incontrato circa 1.700 donne, quasi tutte con figli minori e con storie diverse, che però hanno tutte in comune la violenza intrafamiliare.

Formazione e consultori.
È indubbio che molto è stato fatto per formare e specializzare
gli operatori del settore. Ma manca ancora, in molti casi, quella sensibilità necessaria per non sminuire la denuncia delle donne o, peggio, non saper riconoscere una situazione di pericolo. Per non contare le sentenze pervase da luoghi comuni e pregiudizi. Formare è fare prevenzione. Un piano straordinario sarebbe auspicabile per gli operatori di giustizia, le forze di polizia, gli insegnanti, le assistenti sociali, i medici. Non si può continuare a trattare la violenza e i femminicidi come un’emergenza: hanno assunto proporzioni e caratteristiche
strutturali e non sono certo risolvibili con l’inasprimento di pene e misure restrittive. Tra i luoghi ideali per la formazione potremmo individuare i consultori che dovrebbero “fisiologicamente” far parte della rete antiviolenza, in quanto presìdi sociosanitari di prossimità. Le attività consultoriali sono inserite nei Lea, definendo tra le altre quella di prevenzione, individuazione precoce e assistenza nei casi di violenza di genere e sessuale. Offrire percorsi di educazione alla sessualità e all’affettività, alla contraccezione e alla procreazione responsabile, alla piena fruizione della legge 194, rappresentano tasselli per l’emancipazione della donna: più consapevolezza significa più libertà, e meno disponibilità a subire violenza e maltrattamenti.

L’importanza di fare rete
. A Pistoia la collaborazione tra centri e consultori purtroppo è occasionale o marginale. Far tornare i consultori a essere un punto di riferimento come negli anni Settanta non è possibile, ma recuperare in parte quello spirito con il potenziamento e l’investimento di risorse nella rete dei consultori, è necessario:sarebbe un grande contributo contro la violenza e la cultura patriarcale.

 

L’autrice dell’articolo è la responsabile del Coordinamento donne Spi Cgil di Pistoia

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