(dal numero di aprile 2026 di LiberEtà Toscana)
L’ospedalizzazione delle persone di una certa età comporta dei rischi. Per evitarli la sanità va ripensata. Parla il geriatra Enrico Benvenuti
La vita di un anziano solo non è facile, soprattutto quando entra in ospedale. Ripercorriamo il suo viaggio insieme al dottor Enrico Benvenuti, dirigente della geriatria della Asl Toscana centro. Il tratto da casa è quasi sempre in ambulanza e il primo passaggio è il pronto soccorso. Il ricovero del paziente anziano complesso, avviene per la maggior parte dei casi con il 112, talvolta anche direttamente dal territorio su segnalazione degli specialisti. «In generale – ricorda Benvenuti – gli anziani ultraottantenni che giungono in pronto soccorso hanno un codice di assegnazione tre, che indica uno stato di gravità clinica che spesso si conclude con un ricovero».
Il ricovero e le alternative
La letteratura scientifica ha mostrato che spesso i pazienti anziani già disabili e, o con decadimento cognitivo, peggiorano il livello funzionale in ospedale, aumentando il carico sulle famiglie e 4 il rischio di altre complicanze. Le cure domiciliari e gli ospedali di comunità rappresentano modelli alternativi di cura ugualmente efficaci. Nell’Asl Toscana centro sono stati introdotti i gruppi di intervento rapido ospedaleterritorio che consentono di farsi carico di anziani fragili e malati a domicilio o in Rsa, in alternativa al ricovero ospedaliero. «Possono essere attivati dai medici di medicina generale, dai geriatri che da anni lavorano stabilmente in pronto soccorso per prendere in carico pazienti anziani già in destino di ricovero (Girot in Dea) o in dimissione dall’ospedale, per ridurre o evitare ricoveri ospedalieri che spesso negli anziani aumentano il rischio di confusione mentale, infezioni e malnutrizione. Le stesse cure dell’ospedale possono essere fornite a casa e negli ospedali di comunità. Con queste nuove opportunità, vi è quindi la possibilità di inviare dal pronto soccorso direttamente a domicilio o in ospedale di comunità i pazienti».
Quando il ricovero si rende necessario, nel modello geriatrico, il percorso in ospedale viene affrontato in ottica multidimensionale e interprofessionale. «La complessità clinica si correla spesso alla disabilità motoria e, o cognitiva – sottolinea Benvenuti –. Questo complica la situazione nei pazienti con scarsa rete sociale perché lo scompenso clinico acuto peggiora di per sé il livello funzionale e ciò rende complesso il rientro a casa, in chi già al proprio domicilio aveva difficoltà organizzative oggettive. In questi casi è possibile attraverso l’attivazione dell’assistente sociale in ospedale che, in seguito a una valutazione geriatrica multidimensionale, pianifica con gli altri membri dell’equipe (medico, infermiere e fisioterapista) la dimissione e l’attivazione dei servizi. Nei casi in cui vi sia impossibilità al rientro a domicilio, si attiva l’unità di valutazione multidimensionale per l’inserimento temporaneo o permanente in un centro diurno o in rsa del paziente».
Misure per la solitudine
Spesso non è semplice nemmeno l’anamnesi del paziente solo: «La storia clinica è raccolta tenendo conto della documentazione presente, con il paziente se non affetto da demenza, con i familiari o, se non presenti, con la rete amicale o di volontariato». L’anziano senza famiglia ha un problema aggiuntivo. «La solitudine pesa sulla riposta alle cure e per questo stiamo sviluppando attività come l’intervento assistito con animali (pet therapy). Rimane che la solitudine degli anziani in una società che cambia, sarà sempre più evidente. L’alternativa all’istituzionalizzazione sarà fornire, specialmente ai meno abbienti, totalmente o in parte, il supporto economico per un’assistenza privata (con personale formato direttamente), come stiamo sperimentando con la società della salute a Firenze grazie al contributo della fondazione Cassa di risparmio Firenze. Farsi carico anche economicamente e direttamente a casa di questi cittadini riduce certamente la spesa rispetto all’istituzionalizzazione». Per Benvenuti, «anche il terzo settore dovrà essere coinvolto con servizi di compagnia agli anziani soli a domicilio, che stiamo organizzando con la Misericordia di Firenze. Nei casi in cui la solitudine e la disabilità motoria siano gravi, la Rsa rimane l’unica risposta. Questo tipo di strutture devono essere ripensate rispetto al passato, poiché adesso accolgono soggetti molto malati e molto disabili».









