Le eroine di Delibes e Puccini esordirono d’aprile
Lakmé
Nell’omonima opera di Léo Delibes Lakmé è una delle figure più poetiche e tragiche del repertorio operistico francese. Figlia di Nilakantha, un bramino fanatico che odia gli occupanti inglesi nell’India del XIX secolo, è l’archetipo della sacerdotessa esotica intrappolata tra il dovere religioso e un amore proibito.
All’inizio dell’opera, inaugurata a Parigi il 14 aprile 1883, Lakmé è una figura quasi eterea, che vive isolata in un sacro giardino tutto innocenza e comunione con la natura, protetta dal mondo esterno.
Tutto cambia quando incontra Gérald, un ufficiale inglese che viola il recinto sacro. Lakmé ne rimane affascinata e vive una lacerazione straziante: vuole essere fedele al padre e alla sua cultura ma è irresistibilmente attratta da un uomo che appartiene al mondo dei nemici.
Alla fine Lakmé sceglie il proprio destino. Quando capisce che Gérald, pur amandola, sarà richiamato dai suoi doveri militari e che suo padre non smetterà mai di perseguitarlo, si suicida mangiando le foglie velenose dello stramonio.
Morirà tra le braccia dell’amato, ma il suo sacrificio placherà l’ira del padre: pagata con la vita la profanazione del tempio, essa è ora purificata e può essere accolta tra gli dei.
Turandot
L’opera Turandot di Giacomo Puccini compirà in questi giorni cento anni, avendo debuttato alla Scala di Milano il 25 aprile 1926.
La figura dell’eroina è assai complessa, la cui chiave psicologica non risiede nel presente, quanto nel passato. Ella si identifica totalmente con una sua antenata, Lo-u-Ling, che fu violentata e uccisa da uno straniero secoli prima. E percepisce dunque il desiderio maschile come una minaccia di morte o di sopraffazione.
Algida e spietata, ella fa giustiziare i pretendenti – sottoponendole tre difficili enigmi – credendo così di vendicare l’offesa subita dalla sua stirpe e trasformando il matrimonio in un campo di battaglia.
Turandot innalza verso gli altri la corazza dell’Inaccessibilità ma non può eliminare la tensione costante tra i due opposti: l’esterno di gelo e l’interno di fuoco.
Il momento della trasformazione avviene attraverso il sacrificio di Liù. Il fatto che una schiava possa morire per amore mette in crisi la sua visione del mondo basata solo sul potere e sulla vendetta.
E così, quando Calaf la bacia di forza e le consegna la propria vita rivelandole il suo nome, ella sperimenta la vulnerabilità. Il suo pianto finale è il crollo della fortezza psicologica che si era costruita.
I consigli per l’ascolto
Léo Delibes
Lakmé – Joan Sutherland (Lakmé), Vanzo (Gerald), Bacquier (Nilakantha) – Coro e Orchestra dell’Opéra di Monte-Carlo, Bonynge – Decca
Giacomo Puccini
Turandot – Birgit Nilsson (Turandot), Corelli (Calaf), Scotto (Liù) – Coro e Orchestra del Teatro di Roma, Molinari-Pradelli – EMI









