Le principali novità fiscali che influenzano i cedolini delle pensioni di marzo 2026 riguardano l’IRPEF e le addizionali regionali e comunali, alla luce delle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026.
1) Riduzione dell’Irpef sulle pensioni (Effetto marzo 2026)
Dal cedolino di marzo 2026 viene applicata la modifica delle aliquote IRPEF prevista dalla Legge di Bilancio 2026.
- Per i redditi da pensione tra 28.000 e 50.000 euro annui, la seconda aliquota IRPEF scende dal 35% al 33%.
- Il beneficio è visibile già nel netto di marzo.
- Trattandosi di una misura in vigore dal 1° gennaio 2026, nel cedolino di marzo vengono riconosciuti anche gli arretrati di gennaio e febbraio.
- Per i redditi fino a 28.000 euro annui non sono previste variazioni di aliquota.
- Possono inoltre comparire eventuali conguagli IRPEF 2025, a credito (+) o a debito (-), effettuati prima dell’emissione della Certificazione Unica 2026.
2) Addizionai regionali e comunali 2026
Le addizionali IRPEF si calcolano sul reddito imponibile della pensione e vengono trattenute con le seguenti modalità:
🔹 Addizionale Regionale IRPEF
- Saldo anno 2025 : trattenuta in 11 rate, da gennaio a novembre 2026
🔹 Addizionale Comunale IRPEF
- Saldo 2025: trattenuto in 11 rate (gennaio–novembre 2026)
- Acconto 2026: trattenuto in 9 rate (marzo–novembre 2026)
Attenzione:
La doppia trattenuta dell’addizionale comunale (saldo + acconto) è uno dei principali motivi per cui il netto di marzo può risultare inferiore alle aspettative, nonostante il taglio dell’IRPEF.
3) Maggiorazioni sociali e altri importi
Per le pensionate e i pensionati:
- Over 70
- Invalidi civili totali maggiorenni
è previsto un incremento delle maggiorazioni sociali pari a 20 euro al mese per 13 mensilità, entro i limiti di reddito previsti.
Nel cedolino di marzo saranno dunque corrisposti anche gli arretrati di gennaio e febbraio 2026, pari a 40 euro.
In sintesi: cosa si vede nel cedolino di marzo
✔ Taglio IRPEF per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro, con arretrati di gennaio e febbraio
✔ Eventuale conguaglio IRPEF 2025 (+/-)
✔ Addizionale regionale 2025 trattenuta da gennaio a novembre
✔ Addizionale comunale: saldo 2025 + acconto 2026
✔ Incremento maggiorazioni sociali con arretrati
Cosa diciamo noi dello SPI
Parlare di “aumento delle pensioni” attraverso l’IRPEF è un inganno.
La riforma IRPEF non rappresenta una vera riforma di giustizia sociale, ma un’operazione che rischia di redistribuire al contrario, lasciando irrisolti i problemi strutturali della vecchiaia e della perdita di potere d’acquisto.
Le pensioni restano basse. La rivalutazione è insufficiente.
Il taglio IRPEF, nei fatti, avvantaggia soprattutto chi percepisce pensioni medio-alte, mentre la grande maggioranza delle pensionate e dei pensionati vede poco o nulla. Non si può parlare di aumento delle pensioni togliendo qualche euro di tasse: non si rafforza il sistema previdenziale, non si tutela davvero il potere d’acquisto.
Così si aumenta il consenso politico, non il benessere reale. Si scarica il costo del risanamento dei conti sui pensionati. Si rinvia ancora una volta una vera riforma pensionistica.
Questa misura:
- non combatte la povertà;
- non riduce le disuguaglianze di genere;
- non riconosce il valore del lavoro di cura svolto dalle donne;
- non restituisce dignità a chi ha lavorato una vita e oggi fatica ad arrivare a fine mese.
Le nostre richieste
Chiediamo:
- una vera riduzione strutturale delle aliquote fiscali;
- il recupero reale del potere d’acquisto;
- il blocco del meccanismo per cui le tasse si mangiano gli aumenti.
La neutralizzazione del drenaggio fiscale è l’unica strada per evitare che i recuperi Istat restino solo teorici.
Non possiamo permettere che lo Stato si riprenda con il fisco ciò che i pensionati recuperano con l’inflazione.









