Vite in fabbrica “Leboline” insieme per sempre

(dal numero di novembre 2023 di LiberEtà Toscana)

Le ex operaie della Lebole oggi anziane continuano a vedersi ogni anno per ricordare i vecchi tempi. «Siamo sempre state una comunità», dicono

Si sono ritrovate in 280. Appuntamento al centro sociale di Indicatore. Insieme come una volta, ma per il pranzo e non per il lavoro. D’altronde la loro fabbrica, la Lebole, ha chiuso nel 2002. Sono passati 21 anni ma, fatta eccezione per il periodo Covid, loro si sono sempre ritrovate. Adesso le più giovani hanno 75 anni, sono però e continuano a sentirsi le “leboline”. «Siamo sempre state una comunità», dicono. «La chiusura della fabbrica ci ha allontanate ma non separate. In questi anni ci siamo ritrovate non solo nel ricordo del tempo andato ma soprattutto nella consapevolezza di quanto, tutte insieme, siamo state capaci di fare per i diritti delle donne nel lavoro e nella società». Le leboline hanno trascorso la vita lavorativa prima come un sogno e, alla fine, come un incubo. Il sogno inizia al termine degli anni Cinquanta. Erano giovanissime: tra i 14 ed i 20 anni. Volevano un lavoro, uno stipendio, una vita autonoma, possibilmente diversa da quella che aveva visto i loro genitori spezzarsi la schiena nei campi. L’opportunità venne offerta dai fratelli Mario e Giannetto Lebole che la madre Caterina aveva avviato alle confezioni. Loro compresero che per la sartoria la fine era prossima e che, negli anni Sessanta, sarebbe stata la volta delle confezioni in serie.

La durata dei sogni
. I sogni di tutti non durarono molto. Le operaie furono costrette a fare i conti con ritmi esasperati e con un’organizzazione del lavoro assolutamente nuova per loro: «Ci chiedevano di non pensare e di muovere, sempre più velocemente le mani». I
Lebole compresero, nel 1972, che una fase storica dell’industria dell’abbigliamento si era chiusa e passarono la mano all’Eni. Idrocarburi e tessile insieme? Un altro sogno, stavolta diEnrico Mattei. Anch’esso destinato a svanire. Lo Stato s’improvvisò sarto ma con pessimi risultati e nel 1987 cedette tutto a Marzotto. I pacchetti azionari cambiarono di mano, ma le operaie rimasero le stesse. Sempre meno giovani e sempre più stanche non solo di lavorare ma soprattutto di dover difendere il loro lavoro. Da 5.362 del 1969, le addette si ridussero gradualmente fino ad arrivare, nel 2002, a 245. Furono le ultime. Oggi nessuno sogna più in via Ferraris. Rimangono, per migliaia di donne, i ricordi delle amicizie, degli affetti, delle lotte e dei sacrifici.

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