Condividiamo il comunicato stampa dello Spi Cgil Grosseto:
Lo SPI CGIL Grosseto torna ad alzare la voce sulla sanità pubblica e sulla medicina di prossimità, a partire dai dati nazionali per arrivare alle criticità concrete che vivono ogni giorno i cittadini della provincia di Grosseto.
Il quadro che emerge dai dati CGIL, elaborati su fonte OCSE, è impietoso. Nel 2024 la spesa sanitaria pubblica italiana ha avuto un’incidenza sul PIL del 6,3%, inferiore alla media europea e di gran lunga distante da Paesi come la Germania (10,6%), la Francia (9,7%) o il Regno Unito (9,1%). L’Italia si colloca al 20° posto tra i Paesi europei. In termini pro capite, l’Italia ha speso 2.375 euro per abitante: 416 euro in meno rispetto alla media europea, a fronte dei 5.004 euro della Germania, dei 3.846 della Francia e dei 3.397 del Regno Unito.
La situazione è destinata a peggiorare. Il Disegno di Legge di Bilancio 2026 porta il Fabbisogno Sanitario Nazionale (FSN) ad appena il 6,15% del PIL, pari a 142,9 miliardi di euro, con incrementi minimi di 2,4 miliardi nel 2027 e 2,65 miliardi nel 2028. In rapporto al PIL, il finanziamento scende ulteriormente: al 6,04% nel 2027, per poi sprofondare al 5,93% nel 2028, il valore più basso mai registrato da decenni.
Dal 2022 (quando il Fondo sanitario nazionale era al 6,4% del PIL) il Governo Meloni ha già previsto di tagliare quasi mezzo punto di PIL destinato alla sanità, pari a 9 miliardi di euro in meno all’anno. Le risorse per la sanità pubblica restano insufficienti e male indirizzate: si investe poco sul personale e sui servizi ordinari, mentre cresce il ricorso al privato e restano scoperte molte assunzioni necessarie per l’assistenza territoriale. Intanto aumentano le difficoltà per i cittadini, con 6 milioni di persone che rinunciano a curarsi e Regioni sempre più in affanno sui conti della sanità.
Erio Giovannelli, segretario dello SPI CGIL Grosseto, guarda le statistiche nazionali e la riflessione di queste sul locale. «La sanità rimane un pilastro della nostra Repubblica, e quella di prossimità una riforma da realizzare – precisa – E se guardiamo questo dalla parte dell’utenza, di chi di questo sistema sanitario ne deve fruire, sembra che ci sia ancora molto da fare e il Governo non può permettersi di definanziare».
«Sulle case di comunità, al centro di questa nuova sanità, a livello locale si parla di dicembre come mese utile per poter guardare bene al quadro generale – rimarca Giovannelli – Per noi queste case di comunità sono presidi che devono funzionare: se l’80% delle tasse le pagano lavoratori e pensionati, vogliamo che funzionino e non a “scartamento ridotto”. La burocrazia faraginosa impedisce che i cittadini possano accedere ai diritti previsti dalla Costituzione e questo non è ammissibile. L’accordo con i medici deve avere pronta applicazione. I cittadini meritano risposte concrete».
Sul territorio grossetano la Asl assicura allo Spi Cgil che le due hub del capoluogo, insieme a quella di Orbetello e Porto Santo Stefano, riescono ad assicurare la copertura dei servizi minimi. Mentre nella hub di Castel del Piano, si parla di sperimentazione locale con i medici ospedalieri, nell’altra hub di Follonica invece non abbiamo avuto notizie che i medici di medicina generale siano entrati a pieno titolo nella struttura.
Altra situazione per le case di comunità spoke, quelle più piccole. A Massa Marittima, la casa di comunità inaugurata oltre un anno fa vede i medici fare ambulatorio al suo interno, ma senza garantire continuità nel presidio: il CUP rimane in ospedale e, nel frattempo, una parte del soffitto della struttura è crollata. «Se ci sono i soldi per metterlo a posto, come ci è stato confermato, va fatto e quanto prima», sottolinea Giovannelli, che ricorda anche la proposta di una casa di comunità spoke a Cinigiano, ancora in attesa di risposta dopo l’incontro di questo inverno organizzato dallo SPI che riunì istituzioni e azienda al tavolo.
Altra criticità si è sollevata recentemente nella Casa di Comunità a Porto Santo Stefano, dove se ne va un medico di famiglia. Anche se allo Spi Cgil è stato garantito che la copertura sarà comunque assicurata tramite i medici di medicina generale, ma la situazione resta sotto osservazione.

Sul versante della sanità territoriale e di prossimità interviene Alda Cardelli, responsabile del dipartimento sociosanitario e sanità dello SPI CGIL Grosseto: «Speravamo in una sanità territoriale di prossimità che potesse aiutare tutti i cittadini senza bisogno di fare Km – ricorda Cardelli – Dal Covid l’importanza di questa medicina territoriale la abbiamo appresa bene. In provincia si stanno ultimando le aperture per le case di comunità finanziate dal PNRR, le cosiddette hub, ma abbiamo ancora case di comunità Spoke, più piccole, che non sono in piena funzionalità. Le prestazioni ai cittadini vengono razionalizzate, il personale rimane insufficiente. Se la sanità di prossimità è quella che prende in carico i cittadini anche a livello locale, senza far intasare i pronto soccorso all’ospedale, come facciamo a risolvere il problema se quando c’è da partire, non lo si fa?».
Cardelli sottolinea il ruolo centrale di medici di famiglia e infermieri: «I nuovi medici hanno ora un ruolo unico, con una convenzione che, in base al numero degli assistiti, prevede ore da spendere alla casa di comunità. Va visto come un inizio: tutti i medici dovrebbero sentire proprio un ruolo che nelle case di comunità viene anche rilanciato e coadiuvato da altre professionalità, dagli infermieri agli specialisti. Credo che nella realtà di oggi pensare solo a potenziare gli ospedale sia limitante: lo dimostra il fatto che quando rimangono solo quelli, è come se venissero presi d’assalto, perché una risposta centralizzata non è in grado di soddisfare i bisogni dei cittadini».
Buone notizie arrivano dagli ambulatori infermieristici nelle case hub, già operativi da tempo e con richieste in costante crescita: un segnale concreto che la pressione sul pronto soccorso si riduce laddove la medicina territoriale funziona davvero. Altre buone notizie arrivano dagli assistenti sociali, già presenti all’interno delle case di comunità, un ulteriore tassello di un’assistenza integrata che lo Spi Cgil vuole vedere comunque potenziata.
Cardelli pone infine l’accento sulla formazione: «È fondamentale che futuri infermieri e personale delle professioni sanitarie riescano a studiare e formarsi sul territorio a livello universitario. La FP Cgil a suo tempo ha fatto una grande battaglia perché questo avvenga e anche lo SPI CGIL Grosseto ha sempre appoggiato questa scelta, sperando che, come capita a volte per le cose belle, l’animo umano poi non abbia in mente di rovinarle. Ci auguriamo che amministratori e università siano coscienti dell’importanza della formazione sanitaria di qualità sui territori. Se venisse meno sarebbe una perdita e un’occasione mancata per i ragazzi del territorio di poter lavorare per il bene della loro terra d’origine».
Lo SPI CGIL Grosseto fa un accorato appello ai medici di medicina generale e alle loro associazioni perché entrino da subito nelle case di comunità, hub ma anche quelle spoke in funzione. Il tempo delle attese ormai è terminato e il ruolo dei medici di medicina generale, che sarà coadiuvato da infermieri e altri specialisti, rimane fondamentale.









