Pensione in Toscana: la ricerca dell’Università di Firenze

Lavorare, fare volontariato o scegliere di dedicarsi ad altro. La vita dopo il pensionamento non segue un percorso uguale per tutti, ma riflette le opportunità e le disuguaglianze accumulate durante l’intera carriera lavorativa. È quanto emerge dalla ricerca “Attività post-pensionamento in Toscana”, realizzata dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Firenze per lo SPI CGIL Toscana e presentata durante l’Assemblea regionale delle Leghe a Livorno.

L’indagine, coordinata da Annalisa Tonarelli, insieme a Dario Raspanti e Pasquale Emanuele De Girolamo, ha coinvolto oltre 2.300 pensionate e pensionati iscritti allo SPI CGIL Toscana, offrendo uno spaccato inedito su come cambia la vita dopo il lavoro.

Tre percorsi dopo il pensionamento

La ricerca individua tre principali traiettorie: il 58,3% dei pensionati non svolge attività lavorative o di volontariato, il 29,2% è impegnato nel volontariato organizzato e il 12,5% continua a svolgere un’attività lavorativa retribuita.

Ma il dato più interessante riguarda le ragioni che portano a queste scelte. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, chi continua a lavorare non lo fa sempre e solo per necessità economica. Per molti pesa il desiderio di rimanere attivi, mantenere vive le proprie competenze e continuare a sentirsi utili. Tra chi lavora dopo la pensione, quasi sette persone su dieci indicano almeno una motivazione di carattere personale ed espressivo, mentre oltre il 64% afferma che il reddito ottenuto è accessorio o addirittura trascurabile.

Il “paradosso del bisogno”

Uno degli elementi più significativi dello studio è quello che gli autori definiscono “paradosso del bisogno”.

Chi avrebbe maggiore necessità di integrare il reddito – persone con carriere discontinue, pensioni più basse e competenze meno spendibili – è spesso proprio chi incontra le maggiori difficoltà nel rientrare nel mercato del lavoro. Al contrario, continuano a lavorare più facilmente gli ex autonomi, chi possiede competenze elevate e reti professionali consolidate.

La prosecuzione dell’attività lavorativa appare quindi legata soprattutto alla qualità del percorso professionale precedente, più che al solo bisogno economico.

Il volontariato cresce con la sicurezza economica

Anche il volontariato, evidenzia la ricerca, non è una scelta accessibile a tutti. L’impegno associativo aumenta infatti al crescere della sicurezza economica: svolge attività di volontariato il 19% di chi percepisce meno di 1.000 euro al mese, percentuale che sale al 42% tra chi dispone di oltre 3.000 euro mensili. Secondo gli studiosi, dedicare tempo alla comunità richiede una soglia minima di stabilità materiale. Non a caso il volontariato è più diffuso tra chi ha un elevato livello di istruzione e tra gli ex dipendenti pubblici.

Un potenziale ancora da valorizzare

La ricerca mette però in luce anche un dato positivo: tra le persone oggi non attive esiste un ampio potenziale di partecipazione. Molti dichiarano che sarebbero disponibili a lavorare o a impegnarsi nel volontariato se trovassero opportunità compatibili con le proprie condizioni di salute, il tempo disponibile e le competenze maturate. Più della necessità economica, spesso manca un’occasione concreta o qualcuno che proponga un’attività. Per questo gli autori indicano la necessità di rafforzare gli strumenti di orientamento, valorizzare le competenze delle persone anche dopo il pensionamento e creare reti capaci di favorire nuove forme di partecipazione.

Un contributo per le politiche dello SPI

Per lo SPI CGIL Toscana, che ha promosso la ricerca insieme all’Università di Firenze, lo studio rappresenta uno strumento importante per comprendere come stia cambiando la condizione delle persone pensionate. I risultati confermano che non esiste un unico modo di vivere il pensionamento e che le disuguaglianze costruite durante la vita lavorativa continuano a produrre effetti anche dopo l’uscita dal lavoro. Da qui la necessità di rafforzare le politiche di welfare, investire nella formazione permanente e sostenere reti di prossimità capaci di accompagnare le persone anche nella nuova fase della vita.

La ricerca proseguirà nei prossimi mesi con una campagna di interviste qualitative, aperta alle persone tra i 60 e i 75 anni, per approfondire attraverso le storie di vita i risultati emersi dall’indagine quantitativa.

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La parola ad Annalisa Tonarelli

Volontariato e pensione – Intervista a Annalisa Tonarelli, Università degli Studi di Firenze

 

Il paradosso del bisogno – Intervista a Annalisa Tonarelli, Università degli Studi di Firenze

 

 

 

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