Ospedali sotto pressione, pronto soccorso sempre più affollati e una domanda di assistenza in costante crescita: è questa la fotografia della sanità toscana tracciata dall’assessora regionale Monia Monni, che un’intervista su La Nazione ha indicato la necessità di un cambio di passo già a partire dall’estate.
Secondo l’assessora, il sistema attuale mostra limiti evidenti, legati soprattutto a un modello ancora troppo centrato sugli ospedali. La conseguenza è un utilizzo spesso improprio dei pronto soccorso, che finiscono per assorbire bisogni sanitari e sociali che potrebbero essere gestiti sul territorio. Per questo la Regione punta a una riorganizzazione profonda, fondata sul rafforzamento della medicina territoriale.
Il perno saranno le case di comunità, che entro giugno dovrebbero essere attivate in modo diffuso: strutture pensate per offrire assistenza di prossimità, presa in carico dei pazienti cronici e risposte integrate tra sanitario e sociale. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato migliorare l’accesso alle cure, dall’altro alleggerire la pressione sugli ospedali, permettendo loro di concentrarsi sulle emergenze e sulle acuzie. Un cambiamento che, nelle intenzioni della Regione, dovrebbe diventare visibile già nei prossimi mesi, con effetti concreti sulla qualità dei servizi.
Ma la riforma non riguarda solo l’organizzazione sanitaria: implica anche un cambiamento culturale, nel modo in cui cittadini e istituzioni concepiscono il rapporto con la cura. Non più l’ospedale come unico punto di riferimento, ma una rete territoriale capace di intercettare i bisogni prima che diventino emergenze.
Un percorso che trova un approfondimento più ampio anche nell’intervista pubblicata su LiberEtà Toscana (febbraio 2026), a firma di Franco De Felice, in cui la stessa assessora delinea in modo più articolato visione, obiettivi e criticità della nuova sanità regionale.









