Pianeta Terra 3. A mia nipote

La lettera di Ivana Peluzzi* a sua nipote Shanti per il ciclo dei contributi dedicati allo Statuto de lavoratori

Mia dolcissima Shanti,
oggi ti voglio raccontare una storia. Una storia vera che è mia ma anche di molte altre ragazze e donne come me.
Nel 1970 ero una ventenne piena di sogni e speranze. Allora non era come adesso e a 20 anni si lavorava. C’era povertà in giro e alla scuola e alla cultura, soprattutto delle ragazze, nessuno dava grande peso. Se qualcuno poteva continuare a studiare, questo qualcuno era sempre un figlio maschio.
A me era dispiaciuto smettere di studiare. Avrei voluto continuare ma dal banco di scuola passai a quello della sarta per imparare un mestiere che, si diceva allora, sarebbe stato utile a me e a tutta la famiglia.
A 15 anni ero già in fabbrica. Una fabbrica piccola con 15-20 ragazze come me. Poche con il contratto, molte al nero: questo voleva dire che se andavi bene al padrone continuavi a lavorare, altrimenti tornavi a casa.
Ore interminabili, giornate lunghissime. Se provavi a contestare qualcosa, ti mandavano via. Si passava la giornata in ambienti malsani, comandate a bacchetta e se tentavi di reagire, eri fuori.
Questo era il mondo del lavoro nella prima metà degli anni Sessanta. Era passato poco tempo dalla fine della guerra e il paese era povero e da ricostruire.
Devi però sapere, Shanti, che il mondo, o meglio le donne e gli uomini, non stanno immobili ma pensano e ragionano.
Quindi c’era chi non accettava e riteneva ingiusta la situazione che molta gente viveva. Pensava che bisognasse reagire, fare qualcosa. In questo modo iniziò un percorso per sostenere i lavoratori, la gente a rivendicare dignità e un mondo più equo ed umano.
Negli anni Cinquanta, quando sono nata io, il sindacato o meglio la Cgil che hai imparato a conoscere con me, era un’organizzazione nata dai lavoratori per i lavoratori. Prima della guerra con gli agricoltori perché le fabbriche erano poche e il lavoro prevalente era quello agricolo. Nel periodo fascista e della guerra i sindacati furono aboliti e rimase solo quello delle corporazioni fasciste. Nel dopoguerra, si iniziò a ricostruire e anche la Cgil si riorganizzò.
In quella fase fu eletto segretario Giuseppe di Vittorio, un uomo del popolo di origini contadine che, fin dalla giovane età, sentì il bisogno di difendersi e di difenderci e sognò un mondo migliore per quelli come lui, che era un antifascista perseguitato dal regime.
Partecipò alla stesura della Costituzione Italiana, Carta che ancora garantisce a tutti noi la libertà e la democrazia.
Di Vittorio, eletto segretario Cgil, studiò e fece una grande proposta, rivoluzionaria per i tempi, proponendo lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori.
Una Carta che metteva al primo posto la difesa civile degli operai e operaie (Shanti devi sapere che non si poteva esprimere nessun pensiero sia politico che religioso e gli operai non dovevano pensare).
Devi sapere che le discriminazioni erano tante e molto pesanti, le donne venivano pagate meno degli uomini e venivano loro impedite molte cose. Se si sposavano venivano licenziate e infatti vi era un detto: “operaia innamorata operaia licenziata”. Lo stesso succedeva se aspettava un bambino: veniva licenziata perché con il figlio avrebbe lavorato meno.
Molte le discriminazioni nei confronti dei minori, molti bambini erano sfruttati e, invece di studiare e giocare, erano costretti ad andare a lavorare. Ancora oggi, in molti paesi poveri, i bimbi sono sfruttati in maniera selvaggia senza aiuto da nessuno.
Tornando alla nostra storia nel 1962 Di Vittorio elaborò quella straordinaria proposta, presentò al Parlamento Lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori.
Ci vollero 20 anni di lotta e la determinazione dei nostri padri e quindi dei tuoi nonni, e nel 1970 con il contributo di parlamentari di sinistra e non, ma che avevano nel loro pensiero un mondo giusto, libero e democratico, lo Statuto fu approvato.

Nella Carta pochi punti ma importantissimi:

    • Diritto al lavoro
    • Dignità del lavoro
    • Tutela contro i licenziamenti
    • Diritto ad una giusta retribuzione
    • Libertà di associarsi con il sindacato
    • Diritto di sciopero se non eri rispettato.

Valori irrinunciabili per tutti, da difendere sempre.
Carissima Shanti, quando questa legge fu approvata avevo 20 anni.
Sono stata fortunata perché altri prima di me hanno lottato e preparato le condizioni per la sua approvazione.
Sono passati 50 anni, e nel corso degli anni, quando ancora lavoravo alla Lebole, anch’io ho avuto un ruolo, ho sempre lottato per difendere le condizioni economiche e i diritti civili irrinunciabili per tutti noi.
A te che sei il futuro affido queste modeste riflessioni perché nella vita bisogna sempre scegliere da che parte stare. Io ho scelto di stare sempre insieme con chi si batte per un mondo più giusto, migliore e soprattutto libero.
Shanti, io credo che per andare avanti bisogna non smettere mai di sognare.
Vivere vuol dire rincorrere i sogni.

Un bacio
Nonna Ivana

(*Ivana Peluzzi: Nata ad Arezzo 69 anni fa, Ivana Peluzzi è stata operaia nel settore dell’abbigliamento. Entrata in Lebole nel 1968 a 18 anni, ha passato lì tutta la sua vita lavorativa, 40 anni. Diventa delegata sindacale con la nascita dei consigli di fabbrica e la sua attività di delegata finisce con la chiusura della fabbrica nel 2002. Il suo impegno nel sindacato prosegue però nei Pensionati aretini fino ad oggi, con l’incarico di Segretaria di Lega di Arezzo.)