L’ultima oasi: senza “Mattonaia” a Firenze sparisce il verde

La fine di una delle ultime aree agricole della città per fare spazio a un parcheggio ci ricorda che la lotta contro il cemento non è finita

(dal numero di gennaio 2023 di LiberEtà Toscana)

«Là dove c’era l’erba ora c’è una città e quella casa in mezzo al verde dove sarà», cantava Celentano nel Ragazzo della via Gluck. La canzone autobiografica antesignana dei movimenti ambientalisti, fu presentata al festival di Sanremo nel 1966 dove, a dire il vero, non ebbe molto successo. Che però, come quasi sempre accade, si guadagnò in seguito. Proviamo a mutuarla in una storia di oggi ambientandola a Gavinana, popoloso quartiere di Firenze, a ridosso del centro storico, nelle vicinanze del famoso circolo Arci Vie Nuove di via Giannotti.
A qualche centinaio di metri, “là dove c’era l’erba” è il podere Mattonaia, tra via Ripoli e via Caponsacchi. È quel che resta, incastonato e nascosto tra le case, di un luogo del Trecento, un’area agricola che oggi potremmo definire “a verde urbano”. Un giardino con piante da frutto e da ornamento, con casa colonica annessa, costruita come casa di fattoria di una storica villa. Dell’originaria zona della Mattonaia (così chiamata per una fornace di mattoni usati nella costruzione di ville e palazzi fino al 1500) era rimasto solo un giardino incontaminato di alberi e fiori, narcisi e gigli, viti e ortaggi, fino a quando li ha coltivati Silvano, l’ultimo colono del centro storico di Firenze.

Un luogo nascosto. Una persona che si trovasse a passare per via Caponsacchi, a meno che non lo sappia, non immagina proprio che a pochi metri di distanza, tra le case, possa nascondersi questo spazio verde con tanta storia alle spalle, diventato di recente oggetto di attenzione. La proprietà da tempo intende realizzarci parcheggi privati e un comitato di cittadini si oppone con tutte le forze.
Abbiamo fatto un sopralluogo accompagnati da alcuni esponenti del comitato “Salva podere la Mattonaia”, dopo che la storia ha avuto un’improvvisa accelerata ed è diventata di pubblico dominio. Nel senso che le ruspe sono entrate in azione e l’area verde è diventata per ora un ammasso di terra e fango. È rimasto solo un albero al centro dell’area dove dovrebbero sorgere i parcheggi.
Il problema, denuncia il comitato, è di duplice natura: ambientale e di sicurezza. Le strade di accesso e di uscita, dicono, sono molto strette, al punto che la grossa ruspa che è entrata in azione non è riuscita a raggiungere agevolmente l’area. Come testimoniano una colonnina di mattoni all’inizio della strada quasi abbattuta e vistose rigature nel muro dall’altra parte provocate dal mezzo meccanico che non riusciva a farsi strada.

Problemi di sicurezza. Chi garantisce e come – chiedono gli esponenti del comitato – la sicurezza sia dei residenti negli edifici della zona sia degli utenti del parcheggio? Perché consentire la costruzione di un parcheggio che, si sa già, non potrà mai rispettare né la normativa di riferimento né le specifiche prescrizioni contenute nello stesso permesso di costruire? Perché si permette di iniziare i lavori dichiarando che si procederà a controllare il rispetto delle prescrizioni solo alla fine?
Le ruspe, dopo il primo blitz, si sono fermate e sono momentaneamente parcheggiate, evidentemente pronte a rimettersi in azione. Ma perché, nel frattempo, auspica il comitato, l’amministrazione comunale non accoglie l’istanza di annullamento in autotutela proposta dai residenti? Il parcheggio della Mattonaia, per la sua dinamica, appare un’opera senza fine, che nessuno sembra volere ma che nessuno riesce a fermare.
I cittadini del comitato si presentano con una ricca documentazione su quanto fatto e accaduto, sia da una parte sia dall’altra, in questi anni, dal primo permesso a costruire del 2006 al secondo permesso del gennaio 2014, a cui sono seguiti progetti di variante, concessioni a costruire da parte del Comune, presentazione dell’istanza di annullamento in autotutela da parte dei residenti, ricorsi al Tar, fino alla presentazione di un terzo progetto per costruire 78 posti auto. Al momento tutto è fermo, ma tutti sono in attesa della prossima mossa. Poter disporre di un parcheggio in città, a Firenze in particolare, rappresenta una fortuna.

Cittadini contro. Ma in questa storia, iniziata nel lontano agosto 2006 con un primo permesso per 67 posti auto, 39 entroterra e 28 fuori terra, i parcheggi al posto del verde del podere Mattonaia appaiono una forzatura che stride con tutte le politiche green che pur vedono impegnato il Comune. È un progetto che i residenti cercano di ostacolare con iniziative giudiziarie e petizioni popolari. Oltre alla vicenda in sé, che comunque va avanti inesorabilmente e che dopo anni ha visto un primo atto concreto con l’entrata in azione delle ruspe, il volto dell’area non è più lo stesso: non si capisce perché invece di costruirci parcheggi privati l’area non venga salvaguardata, protetta e messa a disposizione dei cittadini. Una sorta di museo all’aperto, un angolo di verde che ha anche una storia antica alle spalle, al pari di un’opera d’arte, visto che siamo a Firenze.
Così come il David di Michelangelo davanti a Palazzo Vecchio o il Perseo di Benvenuto Cellini nella Loggia dei Lanzi. Ma anche come le vigne urbane di Siena, spazi verdi all’interno delle mura cittadine dove sono stati riscoperti vitigni autoctoni sopravvissuti fino a oggi: gorgottesco, tenerone, salamanna, rossone, mammolo, fino al prugnolo gentile, ovvero il sangiovese. Lì ancora oggi si vendemmia, non si va a parcheggiare!

Foto tratta da www.perunaltracitta.org

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