Intervista a Luciano Lacaria | Qui Prato Ecco le nostre priorità

(dal numero di giugno 2023 di LiberEtà Toscana)

Luciano Lacaria, 72 anni, è stato confermato alla guida dello Spi Cgil di Prato lo scorso dicembre. Calabrese di origine, a Prato Lacaria ci è arrivato da giovane, quasi per caso, dopo un breve soggiorno a Milano e un decennio passato ad Arezzo, dove si laureò in
magistero. Educatore in un istituto per bambini disagiati, poi operaio in una fabbrica di filatura di cardato, quindi la Cgil, in cui milita da sempre.

Partiamo dalle botteghe della salute. Come sta procedendo l’esperimento?
«Benissimo. Siamo nella fase del tesseramento e abbiamo fatto una capillare promozione delle otto botteghe della salute aperte a gennaio nelle nostre leghe. Le botteghe nascono nelle aree interne dove si fatica a incrociare i servizi di base, ma stiamo verificando che anche in un grande agglomerato di 240 mila abitanti come Prato, c’è una richiesta di supporto per fare lo Spid o attivare la tessera sanitaria. Io stesso ho incontrato difficoltà: mi sono recato tre volte in farmacia ma non era mai l’orario giusto per attivare lo
Spid. Così abbiamo messo insieme Regione, Anci, società della salute e sindaci e abbiamo avviato questa iniziativa. Oggi un pensionato che viene da noi è preso in carico a 360 gradi».

Quali sono le priorità d’azione sul territorio per lo Spi Cgil di Prato?
«Io ritengo che riuscire a facilitare l’accesso degli utenti ai servizi sia essenziale per avvicinare le persone. Un altro grande capitolo è la contrattazione sociale: uno strumento concreto di partecipazione dei cittadini alle scelte delle amministrazioni pubbliche, che
pratichiamo in tutti i comuni della provincia e con le società della salute. Ci
battiamo per la riduzione delle liste d’attesa che mettono davanti a un bivio gli utenti: attendere tempi infiniti o pagare per un servizio che sarebbe dovuto. In più a Prato abbiamo un problema con le case di riposo e le Rsa: le strutture pratesi, le più costose della regione, hanno alzato le rette di sei euro al giorno, 180 euro al mese in più a carico delle famiglie. Per fermare una situazione intollerabile raccogliamo le firme. Vi è poi un altro tema su cui vogliamo andare fino in fondo».

Quale?

«Da quando i servizi sanitari sono stati accorpati in un’unica Asl che comprende anche Pistoia e Firenze, notiamo uno squilibrio tra i servizi assegnati al capoluogo regionale da quelli dati a Prato e a Pistoia. Malgrado Prato sia la seconda città toscana, ha meno offerta e liste d’attesa più lunghe, con molti pazienti costretti a spostarsi fuori provincia. E la mia impressione è che anche nella programmazione di case e ospedali di comunità si stia replicando questo squilibrio, anche se i progetti previsti dal Pnrr vanno avanti».

Da decenni a Prato si incontrano culture diverse. E oggi?
«Dopo Milano, Prato è la città con la percentuale più alta di immigrati. Abbiamo anche noi fenomeni di illegalità, ma sono convinto che l’integrazione aumenterà con le nuove generazioni. La Cgil conta ormaiì tanti immigrati iscritti e ci battiamo perché le occasioni di integrazione crescano sempre di più».

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