Il genero di Marx e il diritto all’ozio

(dal numero di maggio 2023 di LiberEtà Toscana)

La figlia di Marx, Carlo Marx, si chiamava Laura, come la mia cara sorella. Laura cento anni prima del nostro ‘68 sposò Paul Lafargue, creolo, rivoluzionario, giornalista, scrittore. Fu Marx, il primo a conoscere, nel febbraio del 1865, Paul Lafargue in occasione
del consiglio londinese dell’Internazionale socialista. Alla figlia scrisse: «Questo maledetto Lafargue mi annoia con il suo proudhonismo e non mi lascerà tranquillo finché non gli avrò rotto quella testa di creolo».

Mi era piaciuto il creolo e il suo libro più conosciuto torna a farmi compagnia. Il diritto
all’ozio, si chiama: «Una strana follia possiede le classi operaie delle nazioni in cui regna la civiltà capitalistica. Questa follia porta con sé miserie individuali e sociali che da due secoli
torturano l’infelice umanità. Questa follia è l’amore per il lavoro, la passione essenziale
del lavoro, spinta fino all’esaurimento delle forze vitali dell’individuo e della sua progenie.
Anziché reagire contro questa aberrazione mentale, i preti, gli economisti e i moralisti
hanno proclamato il lavoro sacrosanto». Così il genero giocava con il fuoco a diciannove anni dalla pubblicazione del Manifesto del partito comunista. Laura e Paul si amarono, ebbero e persero due figli, finirono con il suicidarsi insieme con un’inienzione e dalle parole lasciate mi è sembrata una scelta pacata e impertinente come uno sberleffo.

Comunque anche il suocero non scherzava. «Un filosofo – scrive Marx – produce idee, un poeta poesie, un pastore prediche, un professore manuali… Un delinquente produce
delitti. Se si esamina la connessione che esiste tra quest’ultima produzione e l’insieme della società, ci si ravvede da tanti pregiudizi. Il delinquente non produce soltanto delitti, ma anche il diritto criminale, e con ciò anche il professore che tiene lezioni sul delitto criminale, e i suoi discorsi in quanto “merce” sul mercato generale (…). Il delinquente produce inoltre tutta la polizia e la giustizia criminale, gli sbirri, i giudici, i boia, i giurati eccetera (…). La sola tortura ha dato occasione alle più ingegnose invenzioni e ha impiegato, nella produzione dei suoi strumenti, una massa di onesti artefici (…). Egli non produce soltanto manuali di diritto criminale, non produce soltanto codici penali, ma anche arte, letteratura, romanzi e perfino tragedia, come dimostrano non solo La colpa del Müllner e I masnadieri dello Schiller, ma anche l’Edipo [di Sofocle] e il Riccardo III [di Shakespeare]. Il delinquente rompe la monotonia e la banale sicurezza della vita borghese».

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