(dal numero di settembre 2026 di LiberEtà Toscana)
In Toscana ci sono più sedi dello Spi Cgil che Comuni. Ma il sindacato dei pensionati vuole rilanciare facendo delle leghe una rete di presidi sociali per diritti, democrazia e partecipazione. A partire dalle aree interne, che perdono servizi. «Per noi non esistono cittadini di serie A e di serie B», spiega il segretario Alessio Gramolati
«È un atto d’amore verso la Toscana e, soprattutto, verso tutte quelle persone che vivono una fragilità legata all’età e alla condizione del territorio in cui vivono», spiega Alessio Gramolati, segretario generale dello Spi Cgil della Toscana. Certo, non si può dire che il sindacato regionale dei pensionati non sia presente e attivo sul territorio regionale: sono 273 i comuni presidiati, cioè tutti; 301 le sedi territoriali, più del numero dei comuni, di cui 93 leghe. È il sindacato pensionati più rappresentativo qui da noi. Gli iscritti allo Spi Cgil della Toscana nel 2025 erano 208.912, cioè il 20,96 per cento del totale dei pensionati che, dati Inps, erano quasi un milione alla fine del 2024. Ma nonostante questi numeri, lo Spi toscano vuole fare di più.
Gramolati, perché questo progetto di riorganizzazione territoriale?
«La scelta di puntare sul territorio potremmo dire è persino fondativa. Come organizzarci? Lo indicava già Andrea Costa, davanti a ogni chiesa una casa del popolo, davanti a ogni caserma una camera del lavoro. Oggi lo Spi ha più sedi di chiese e caserme. Per dire, negli anni siamo stati fedeli a questo principio, che però va aggiornato e qualificato. Non basta avere uno spazio, bisogna che quello spazio diventi un luogo, cioè qualcosa di vivo che sappia rispondere ai bisogni. Serve una più capillare rete di presìdi sociali. Anche la sanità territoriale prova a far questo, muovendo i primi passi dopo un lungo periodo di centralizzazione che ha visto l’ospedale come unico spazio per dare risposte alla crescenti sfide sanitaria e demografica».
Decentrare, è scritto nel documento di riorganizzazione territoriale, «significa avvicinare le persone, centralizzare rischia di aumentare le distanze». Che significa sul piano pratico: potenziare di più le cosiddette subleghe, il primo punto di riferimento nelle aree interne?
«La Toscana, al pari di altre regioni, ha assi di sviluppo ancora molto solidi e forti, incardinati sulle città e sulla via dell’Arno. Le aree interne si sono invece progressivamente svuotate: prima sono stati tolti gli uffici postali, poi è toccato alle banche, alle farmacie e, ultimamente, si registra anche la penuria dei medici di base. Tornare in questi luoghi, qualificare la nostra presenza, è un processo in controtendenza, ma non è un’operazione immobiliare, bensì una precisa operazione politica e sociale».
Quali sono gli obiettivi di fondo?
«Vogliamo creare una situazione per cui non c’è un iscritto di serie A, che sta nei luoghi più presidiati, e uno di serie B che sta nelle aree più remote, quelle che Stefano Casini Benvenuti chiama, “le aree interne”. Il primo obiettivo è un’idea di uguaglianza, il secondo un’idea di qualificazione della nostra offerta». Alessio Gramolati è segretario generale dello Spi Cgil Toscana. È al suo secondo mandato alla guida del sindacato dei pensionati
A questo scopo possono essere utili le nuove tecnologie?
«Questo è il nostro terzo obiettivo. Se puntiamo a una sfera sociale omogenea, bisogna che questa tutela stia dentro una “rete”. La grande operazione è mettere in connessioni tutti questi punti distribuiti sul territorio affinché possano diventare rete. Solo per questa via si avrà una maggiore protezione delle persone».
Essenziale la presenza di “animatori sociali”, come li definite, nei presìdi.
«Puntiamo molto sul capitale umano che presidia questi spazi. Serve una gigantesca operazione di formazione: sull’uso degli strumenti per connettere le persone tra loro. Oggi, grazie a internet e grazie al digitale, è possibile molto di più del passato; ma anche sulle risposte da dare alle domande dei cittadini. Risposte all’altezza di quelle che vengono fornite da case di comunità e ospedali. Chi entra, se non esce con una soluzione, esce con una risposta. Vuol dire che quel problema, quel bisogno è preso in carico da quella struttura, non viene rinviato ad altri».
A che tipo di domande dovranno rispondere i vostri animatori?
«A noi non si rivolgono solo pensionati ma anche lavoratori, che vogliono sapere di una detrazione, come accedere a un servizio sociale o a strumenti di tutela per sé e per i propri cari. Ma ci sono domande anche di natura contrattuale, ad esempio, se la busta paga è corretta. Ecco, in questi luoghi si potrà avere quell’attenzione che diversamente non si avrebbe. Se non lo fa la Cgil e lo Spi, del resto, chi lo fa?».
Tra le linee guida del progetto ci sono anche raccomandazioni agli operatori: dovranno essere «autorevoli, rispettosi inclusivi, aperti e gentili».
«È la dotazione di base. In una società che tende a escludere, per attivare la prossimità serve inclusione ma anche gentilezza, che è il modo migliore per essere inclusivi».
Ha un costo questa riorganizzazione?
«Reinvestiamo quello che gli iscritti ci offrono. Ogni iscritto allo Spi e alla Cgil paga una quota associativa che noi investiamo sul territorio, consentendo allo Spi e alla Cgil di essere non solo capillarmente presenti, efficaci ed efficienti ma anche innovativi. Questo progetto è infatti un grande messaggio di innovazione sul piano delle forme, dei contenuti, soprattutto dei rapporti».
Nel documento c’è anche un capitolo dedicato a LiberEtà.
«La comunicazione ha un ruolo decisivo. Siamo un luogo trasparente nel quale quello di cui discutiamo, quello che decidiamo viene messo a disposizione di tutti. In questo, un ruolo fondamentale l’ha svolto LiberEtà, che rappresenta un’offerta editoriale enorme sul piano regionale. Abbiamo migliaia di abbonati, la rivista va nelle famiglie, negli ambulatori medici, nelle Rsa, nei luoghi dove le nostre persone vivono e in LiberEtà si riconoscono. L’inserto della Toscana è generalmente apprezzato, ci lavorano dei professionisti che offrono la loro disponibilità e la loro competenza a una grande causa: la coesione e il miglioramento della nostra regione».









