Case di comunità, firmato l’accordo nazionale sulla presenza dei medici di famiglia

È stato firmato l’accordo nazionale che disciplina la presenza dei medici di medicina generale nelle Case di comunità, uno dei tasselli fondamentali della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR. L’intesa è stata sottoscritta dalla Sisac, in rappresentanza delle Regioni, e dalle organizzazioni sindacali FIMMG e FMT.

L’accordo introduce per i medici di famiglia un impegno fino a sei ore settimanali, per 48 settimane l’anno, da svolgere nelle Case di comunità nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20, con turni di almeno tre ore continuative. Per ogni ora di attività svolta nelle nuove strutture territoriali è previsto un compenso di 38,72 euro, uguale su tutto il territorio nazionale. Saranno le singole Aziende sanitarie, dopo aver valutato il fabbisogno della struttura e consultato il referente dell’Aggregazione Funzionale Territoriale (AFT), a distribuire le ore necessarie tra i medici operanti nell’area interessata.

L’intesa dovrà ora completare l’iter previsto per entrare in vigore entro il 30 giugno, rispettando così le scadenze fissate dal PNRR per l’attivazione delle 1.038 Case di comunità previste a livello nazionale.

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha accolto con soddisfazione l’accordo, ribadendo l’importanza della presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità: una scelta che, secondo il ministro, consentirà di rendere l’assistenza sanitaria più vicina ai cittadini, rafforzare la medicina di prossimità e contribuire ad alleggerire la pressione sui pronto soccorso.

L’intesa arriva dopo settimane di confronto tra Governo, Regioni e organizzazioni sindacali e supera l’ipotesi di un intervento normativo, inizialmente prospettata dal Ministero della Salute, che aveva suscitato forti perplessità tra i medici di medicina generale.

La FIMMG ha spiegato di aver firmato l’accordo richiamando il senso di responsabilità della categoria, sottolineando la necessità di conciliare la sostenibilità del lavoro dei medici, il raggiungimento degli obiettivi del PNRR e la tutela del Servizio sanitario nazionale, evitando il rischio di perdere risorse europee con conseguenze dirette sull’assistenza ai cittadini, in particolare quelli più fragili.

Non tutte le organizzazioni sindacali hanno però condiviso l’intesa. SMI e SNAMI hanno deciso di non sottoscriverla, contestando l’introduzione dell’obbligo orario nelle Case di comunità. Secondo i due sindacati, il nuovo modello rischia di modificare profondamente la natura del rapporto convenzionale dei medici di medicina generale con il Servizio sanitario nazionale, introducendo elementi assimilabili al lavoro subordinato senza le relative tutele contrattuali.

L’accordo rappresenta comunque un passaggio decisivo per l’avvio operativo delle Case di comunità, destinate a diventare il punto di riferimento dell’assistenza sanitaria territoriale, integrando medici di medicina generale, specialisti, infermieri e altri professionisti della salute in un modello di presa in carico più vicino ai bisogni delle persone.

 

fonte: ANSA

Sommario

Recenti