Raccolta firme per la tutela della sanità pubblica all’Ospedale Pacini a San Marcello Pistoiese

La CGIL sta raccogliendo le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per fermare il declino del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e garantire l’universalità delle cure. L’obiettivo è contrastare il sottofinanziamento, le lunghe liste d’attesa, la carenza di personale e la privatizzazione dei servizi. Da anni ci battiamo per questo. Le scelte del Governo Meloni saranno dirompenti e daranno il colpo di grazia al Servizio sanitario pubblico.
Anche il documento del Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne (PSNAI) 2021-2027, elaborato dal Governo prevede un cambio di paradigma (inaccettabile) nella gestione dei territori fragili, classificando le zone in base alla loro effettiva “recuperabilità” demografica ed economica. Questo significa che il Governo ha adottato un approccio unilaterale e di “istituzionalizzare il declino” per quelle aree interne ritenute meno recuperabili, abbandonandole a loro stesse.
Da anni la gente della montagna sta lottando insieme ai propri sindaci per vedersi riconosciuto il diritto di essere curati nel rispetto dell’art 32 della nostra Costituzione. Di essere curati nella solita maniera dei cittadini di Pistoia, Prato e Firenze. Ad oggi, dobbiamo costatare che non è cosi: chi vive in montagna ha accesso a cure meno tempestive, strutture meno dotate e personale meno stabile.
Dopo anni di lotte era stata raggiunta un’intesa fra Regione Toscana e Sindaci dei Comuni della Montagna pistoiese che non solo in buona parte è rimasta sulla carta (dal riconoscimento di area disagiata, all’assunzione di sei nuovi medici, al potenziamento dell’oncologia e la messa a disposizione di posti letto per le cure intermedie e altro ancora), ma, rispetto a quell’intesa, si registrano degli arretramenti: allo stabilimento ospedaliero L. Pacini sono diminuiti i posti letto, gli ambulatori di dermatologia e neurologia non sono più attivi mentre l’ambulatorio chirurgico è presente solo una volta a settimana e quello ortopedico due volte al mese.
Sulla salute non si può più tergiversare. Bisogna ottenere subito quello che era stato promesso e discutere delle altre proposte che sono state avanzate. Nessuno ha la verità in tasca. Ma siamo convinti che, oltre a quello che la Regione aveva promesso, possono essere intraprese ulteriori strade che potranno aiutare a risolvere problemi importanti che se no rischiano di rimanere irrisolti.
È inderogabile riqualificare l’offerta assistenziale sanitaria, garantendo anche specifiche procedure di assegnazione e mantenimento del personale, per rispondere ai bisogni di salute dei cittadini residenti sulla montagna pistoiese. Bisogna appunto partire dai bisogni di salute e da lì predisporre tutti i servizi necessari a garantire il diritto alla salute.
In questa zona montana, che ha in comune con altre aree simili una bassa densità di popolazione e la difficoltà di accesso ai servizi primari, grava anche un indice di vecchiaia molto più elevato rispetto alla restante parte della provincia. Sempre più anziani e sempre più anziani che vivono da soli anche in frazioni isolate. Anche per affrontare questa situazione occorre che la Sanità pubblica cambi approccio e organizzazione.
Bisogna programmare il potenziamento delle attività ambulatoriali, dell’emergenza-urgenza, dell’assistenza domiciliare e delle cure palliative, attraverso modifiche degli organici infermieristici e medici, della dotazione strumentale fissa e mobile nonché attraverso l’implementazione di progettualità innovative, come la telemedicina, il teleconsulto e la radiologia e l’ecografia casa del paziente.
Visto che la Montagna pistoiese è territorio che in alcuni mesi dell’anno (inverno ed estate) è vissuta da decine di migliaia di turisti, occorre garantire l’ortopedia e la traumatologia a pieno regime, almeno in questi periodi. Anche il servizio di elisoccorso deve essere garantito per tutto l’anno (va risolto definitivamente) il problema riguardante la piazzola per l’atterraggio dell’elisoccorso (inaugurata nel 2017).
Queste richieste sono state avanzate da tempo, anche attraverso la raccolta di numerose firme di cittadini residenti nei Comuni del comprensorio, attraverso comitati locali. Si possono sintetizzare nel riconoscimento di “zona disagiata”, nella riorganizzazione e potenziamento dell’Ospedale di San Marcello e del servizio infermieristico territoriale.
Ci sembra anche utile rilanciare ipotesi da noi delineate in precedenza: la possibilità di effettuare a domicilio trattamenti con farmaci di uso ospedaliero; l’attuazione del progetto “a casa in buona compagnia” (deliberato dalla Regione Toscana e che nasce da una proposta avanzata dai Sindacati confederali dei pensionati), avviare da subito una revisione sulla casistica in emergenza-urgenza per verificare il livello di corrispondenza reale, nella dimensione operativa, con linee-guida e protocolli; attuare nell’oncologia, dove si riscontrano tassi di mortalità standardizzata più pesanti, programmi di miglioramento della partecipazione agli screening anche attraverso strategie di sensibilizzazione e comunicazione, con programmi di miglioramento nell’accesso alle cure e il lancio di campagne di prevenzione primaria e secondaria con l’obiettivo preciso di ridurne la mortalità stessa.
Inoltre rimane necessaria una riflessione sul numero dei “medici di famiglia” presenti sulla montagna, sulla loro reale e immediata sostituzione in caso di pensionamento o dimissioni. È anche necessario aumentare i letti di cure intermedie, senza dimenticare il potenziamento dell’assistenza infermieristica domiciliare.
Come al solito ci scontriamo con accordi nazionali che impediscono o limitano anche le scelte che alcune Regioni hanno provato ad attuare, con la mancanza di risorse, e con un percorso universitario inadatto: cose che impediscono di fatto la certezza della copertura dei posti lasciati vacanti dai medici di famiglia (e dai pediatri), soprattutto se parliamo delle aree interne della nostra provincia.
È inaccettabile che, per esempio, al Comune di Sambuca Pistoiese da quasi 1400 giorni non ci sia un medico di famiglia. Per questo caso specifico riteniamo che la disponibilità avanzata da “Ambulatorio Solidale art. 32” di garantire, attraverso un lavoro di medici ed infermieri volontari (per cui gratuito) in pensione, una presenza settimanale per garantire un minimo di controllo sanitaria, andrebbe dalla Regione accolta senza tanti indugi.
La CGIL lo sostiene da anni: dobbiamo cambiare le normative nazionali, dobbiamo far sì che questi professionisti siano definitivamente integrati nel servizio sanitario pubblico.
Un piccolo passo avanti è stato fatto con il recente accordo Governo e sindacati dei medici di famiglia, ma è ancora troppo poco per risolvere una questione complessa e che avrebbe bisogno di scelte più coraggiose,
Davvero i cittadini delle Montagna pistoiese (e non solo) soffrono e subiscono. Basti pensare alla chiusura dei bancomat, al ridimensionamento degli uffici postali, al taglio dei trasporti, alla mancanza dei medici di famiglia (e pediatri) che vanno in pensione o si trasferiscono, alle scuole e/o asili nido e così via.
Tutti elementi che stanno penalizzando ormai da troppo tempo chi vive nelle aree disagiate ed i cittadini e soprattutto gli anziani, i pensionati ma anche i bambini si devono arrabattare per vedere riconosciuto un diritto: quello alla Salute, istruzione e lavoro.
Come si può pensare di valorizzare la montagna quando mancano i servizi indispensabili? Perché devono sempre essere soprattutto i giovani, gli anziani, i non autosufficienti a dover subire queste ingiustizie? La montagna si rilancia non diminuendo i servizi, ma ampliandoli!
Se vogliamo che anche i pochi giovani rimasti non decidano di abbandonare le nostre aree interne, le Istituzioni, la politica, le imprese, devono impegnarsi per impedire questo lento declino. Non si può continuare a vivere sempre più abbandonati. Ora è il momento che di passare dalle parole ai fatti.
Per tutte le ragioni sopra esposte riteniamo non più rinviabile l’apertura di un tavolo di confronto e ci attiveremo per la richiesta di un incontro rapido con la Direzione sanitaria aziendale.

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