Sciopero dell’industria in Toscana, anche lo Spi Cgil tra i migliaia in piazza a Firenze

Fonte ANSA

 

È partito da piazza Bambine e bambini di Beslan il corteo del manifestazione di Firenze organizzata da Cgil, Cisl e Uil Toscana per la giornata di sciopero regionale dell’industria. Alcune migliaia di lavoratori con bandiere e striscioni hanno sfilato per il centro della città, diretti alla prefettura in via Cavour, di fronte alla quale si sono tenuti i comizi finali. Delegazioni sindacali sono state ricevute in prefettura, in Regione Toscana e presso la sede di Confindustria. La sindaca di Firenze Sara Funaro ha portato il suo saluto ai manifestanti alla partenza del corteo: fra i partecipanti, anche la sindaca di Scandicci (Firenze) Claudia Sereni, e l’assessora al lavoro della Regione Toscana Alessandra Nardini. Fra gli esponenti del sindacato, oltre ai segretari generali regionali di Cgil, Cisl e Uil, hanno partecipato al corteo il segretario generale nazionale della Fiom Michele De Palma e il segretario generale nazionale della Fim Ferdinando Uliano.

La manifestazione, partecipata malgrado il gran caldo, è terminata prima di mezzogiorno in via Cavour, con i comizi davanti alla prefettura dei segretari generali regionali Rossano Rossi (Cgil), Silvia Russo (Cisl) e Paolo Fantappiè (Uil). Sul territorio si è segnalata una buona adesione allo sciopero, con la Sammontana di Empoli (Firenze) chiusa e punte pari o sopra il 90% in aziende come Dumarey, Magna, Pierburg, Trigano, Menci. “Siamo di fronte a una settantina di tavoli aperti per le vertenze nuove, oltre a una ventina di vertenze storiche, dalle acciaierie di Piombino alla Sanac”, ha detto Rossi, sottolineando che ci sono “oltre 15.000 lavoratori in cassa integrazione, che sta prendendo più sempre più la dimensione di Cig straordinaria che è l’anticamera dell’inferno perché poi si chiude. I licenziamenti per motivi economici negli ultimi 5 anni sono stati oltre 20.000, si sta parlando di una regione che sta scivolando verso il basso”. Per il rilancio “cerchiamo di trovare soluzioni innovative usando le nuove strutture digitali, ma occorre fare rete tra le aziende, perché il problema della nostra regione è anche la presenza di piccole e piccolissime aziende che, rispetto al treno delle grandi strutture che sono venute a investire in Toscana, hanno necessità di agganciare questo periodo di ricostruzione dell’industria in maniera forte. Occorre che la Regione le aiuti a fare rete, perché altrimenti non vengono raggiunte dalle nuove forme di digitalizzazione e innovazione organizzativa”. A Governo e Regione “chiederemo di fare intanto degli investimenti pubblici – ha affermato Fantappiè -, ma chiederemo anche ai privati di fare la loro parte, perché molte aziende, specialmente quelle del settore moda, hanno fatto dei grandi utili ma non li hanno reinvestiti sul lavoro, si sono dileguate. Chiediamo che ci siano investimenti privati e pubblici per rilanciare: bisogna darci una svegliata perché perdere l’industria vuol dire impoverire fortemente la Toscana. Non possiamo pensare di vivere solo di turismo, di servizi, di terziario”.

Funaro, ‘chiediamo al governo di rilanciare le politiche industriali’
‘In piazza coi sindacati perché l’attenzione ai lavoratori viene prima di tutto’

Sono qui perché il tema dell’industria è importante, l’attenzione ai lavoratori viene sempre prima di tutto”. Lo ha affermato Sara Funaro, sindaca di Firenze, che oggi ha partecipato alla manifestazione in città in occasione dello sciopero dell’industria in Toscana. “Siamo sempre al fianco dei sindacati per chiedere al governo di rilanciare le politiche industriali e sostenere i territori”, ha aggiunto.

Al corteo ha partecipato anche la sindaca di Scandicci Claudia Sereni, che ha posto l’accento sulle difficoltà del comparto moda. “Sono sindaca da due anni – ha detto – e ancora non sono riuscita a avere un vero e proprio incontro con i brand, mentre prima era eravamo di casa in queste aziende, quindi significa che si è voluto porre una distanza che non è più accettabile”. Per Sereni c’è bisogno di “ricompattare le varie parti, tornare a dialogare”, e “dopo tanto tempo che ho richiesto un incontro ho ricevuto risposta ieri dal Mimit, quindi avrò la possibilità di colloquiare sui grandi temi che oggi sono qui rappresentati con forza”.

In piazza anche Lorenzo Falchi, capogruppo di Avs in Consiglio regionale: “Tra il 2015 e il 2024 le imprese manifatturiere toscane hanno accumulato quasi 28 miliardi di euro di utili netti e incassato ben 2,85 miliardi di risorse pubbliche, con i salari reali rimasti scandalosamente fermi”, ha detto, sostenendo che “i finanziamenti alle imprese devono essere subordinati a vincoli rigidissimi: stop ai licenziamenti, divieto di delocalizzazione per massimizzare il profitto e obbligo di investimenti reali su salari e sicurezza”. Luca Rossi Romanelli, capogruppo del M5s, propone “un nuovo patto strutturato su una coraggiosa transizione energetica, un rilancio degli investimenti sulle infrastrutture strategiche e sulle filiere corte, e una nuova politica di formazione professionale”. (ANSA).

De Palma, ‘per avere un futuro l’Italia ha bisogno dell’industria’
‘Dobbiamo lottare contro un sistema politico che non lo capisce’

“Dobbiamo lottare con un sistema politico che non comprende il fatto che per poter avere un futuro l’Italia ha bisogno dell’industria”. Lo ha affermato Michele De Palma, segretario generale della Fiom-Cgil, che oggi partecipa alla manifestazione di Firenze per lo sciopero dell’industria in Toscana. “E’ un elemento che dobbiamo ricordare sia al governo nazionale”, ha detto, sostenendo inoltre che “vanno fatte delle iniziative di carattere straordinario in una regione in cui nell’economia l’industria ha un valore fondamentale”.
Per De Palma “l’unica salvezza per l’industria in Toscana e in Italia è determinata dalla volontà dei lavoratori di fermare l’emorragia industriale che c’è, cioè le delocalizzazioni, la desertificazione, i licenziamenti. Per poterlo fare abbiamo bisogno di due interlocutori. Uno è il livello istituzionale, quindi lo Stato e la Regione, e dall’altro lato, ovviamente, abbiamo bisogno anche di un’imprenditoria che cambi il modo con cui fino ad oggi ha gestito le cose. Noi abbiamo bisogno di più investimenti e meno rendita, più soldi investiti sull’impresa, sull’innovazione, sui lavoratori, anziché invece darli in dividendi agli azionisti”. (ANSA).


Sciopero industria, Giani: “Un’agenda condivisa coi sindacati entro 10 giorni”

Nella giornata dello sciopero dell’industira e della manifestazione unitaria dei sindacati a Firenze, il presidente Eugenio Giani ha incontrato una delegazione delle sigle promotrici Cgil, Cisl e Uil per un confronto sui contenuti dello sciopero.
“Abbiamo concordato un incontro da tenersi in Regione entro 10 giorni. Lo spirito è propositivo – ha detto il presidente – vogliamo concertare iniziative comuni per affrontare l’attuale crisi dell’industria. Il ruolo della Regione Toscana resta centrale e l’ascolto dei sindacati potrà portare ad iniziative concrete. L’idea è quella di costruire insieme un agenda per affrontarla al meglio”.
Giani ha poi continuato: “Ci sono indubbiamente settori che vivono un rallentamento e una vera e propria crisi, come la moda. Allo stesso tempo ci sono indicatori che ci fanno pensare che in un andamento ciclico si possa arrivare presto ad una rigenerazione e ad un nuovo sviluppo di questi settori. Ci sono altri settori, invece, che stanno mostrando una mentalità vincente, come ad esempio la farmaceutica”.
Per Giani un’unità di intenti “può generare delle politiche fondate sui fondi europei, sulle misure per il lavoro e sulle politiche della formazione e del lavoro, con bandi dedicati alle imprese. Queste politiche hanno tutte una priorità molto ben definita, l’aumento della crescita per il manifatturiero e una reindustrializzazione in grado di garantire ai lavoratori sviluppo, crescita salariale e delle condizioni di qualità e sicurezza del lavoro”.

SCIOPERO DELL’INDUSTRIA IN TOSCANA, COMMENTI E REAZIONI DALLA POLITICA

Commenti e reazioni in Toscana per lo sciopero dell’industria proclamato oggi da Cgil, Cisl e Uil.
“Convintamente in piazza a fianco di Cgil, Cisl e Uil per difendere il lavoro e l’industria” afferma Lorenzo Falchi, capogruppo Avs in Consiglio regionale secondo il quale “i dati emersi dai dossier sindacali e dall’Ires certificano il fallimento delle politiche industriali del governo”.
Serve nuovo Patto per la Toscana promosso dalla Regione e condiviso dalle forze sociali, del lavoro e dalle rappresentanze imprenditoriali. I pilastri sono 4: energia, infrastrutture, filiera corta e formazione professionale”, commenta Luca Rossi Romanelli, capogruppo M5s in Consiglio regionale.

Tra i partecipanti alla manifestazione organizzata in occasione dello sciopero il consigliere regionale del Pd Matteo Trapani: “Condividiamo e facciamo nostre le profonde preoccupazioni espresse oggi dai sindacati – le sue parole -. “Il settore manifatturiero rappresenta il motore pulsante della nostra regione e non possiamo permettere che l’attuale congiuntura ne comprometta il futuro. Le proposte e le richieste concrete che sono state lanciate oggi dal palco di Firenze non cadranno nel vuoto”.
“Essere oggi al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori significa raccogliere il loro grido d’allarme e ribadire che la manifattura è un pilastro dell’economia toscana e nazionale. Il calo della produzione industriale a livello nazionale, le difficoltà del nostro paese a tornare su un sentiero di crescita del Pil e la crisi che attraversano molte imprese dimostrano che il rischio di una progressiva deindustrializzazione è concreto”, afferma la vicepresidente dei deputati Dem Simona Bonafè a margine della manifestazione.

Per il Forum Industria Pd “vanno ascoltate le preoccupazioni e le proposte avanzate oggi dal primo sciopero unitario per le politiche industriali promosso da Cgil, Cisl e Uil in Toscana. Si tratta di rivendicazioni che vengono rivolte al governo, assente ormai da anni sui temi delle politiche per l’industria e la manifattura, e indifferente alla deindustrializzazione ormai strisciante in molte aree del Paese. La Toscana sta pagando un prezzo molto alto per la crisi del settore moda, tessile e pelletteria che insieme a quella dell’automotive ha contribuito in misura maggiore al calo della produzione industriale che va avanti inesorabilmente da 32 mesi”.

“La crisi non nasce con il Governo Meloni. La Regione Toscana spieghi perché il nostro sistema produttivo perde competitività” commenta invece Francesco Torselli, europalrmentare di Fdi-Ecr che aggiunge “Alla sindaca Funaro che chiede al Governo di rilanciare le politiche industriali, voglio chiedere: come mai la Toscana è la regione che paga il piu’ duro prezzo a livello di deindustrializzazione in Italia?”. Per Torselli “Anche i sindacati dovrebbero fare un esame di coscienza. Oggi manifestano contro la crisi industriale, ma dov’erano quando l’Italia diventava l’unico grande Paese Ocse con salari reali in calo nel lungo periodo? E quando migliaia di lavoratori aspettavano mesi, o anni, per il rinnovo dei contratti?”.

“Ci siamo anche noi come eravamo presenti allo sciopero fatto a Scandicci. La manifestazione di oggi testimonia che si è rotto qualcosa: è venuto meno l’equilibrio tra le grandi aziende, i lavoratori e il territorio. Noi siamo qui a testimoniare che c’è una via d’uscita, ed è quella di ricompattare le varie parti e tornare a dialogare”, le parole della sindaca di Scandicci Claudia Sereni presente oggi alla manifestazione.
“Facciamo nostre le preoccupazioni dei sindacati. Importante l’impegno del presidente Giani, anche come Gruppo Pd faremo la nostra parte”, affermano Simone Bezzini, capogruppo Pd in Consiglio regionale e Andrea Vannucci, vicecapogruppo Pd, a margine dello sciopero dell’industria e della manifestazione. (ANSA).

 

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