Società fragile. Questo virus ne è diventato il denominatore, di Stefano Grifoni

Rubrica Alla Salute, pubblicata su “La Nazione” del 28 marzo

Società fragile. Questo virus ne è diventato il denominatore

di Stefano Grifoni

I giorni passano lentamente e le ore trascorrono nelle case in una quotidianità insolita. Al mattino ci si alza senza conoscere ciò che ci attente e tutto diventa un punto interrogativo con i dubbi che si impossessano del tempo, e la noia che ci fa interrogare sulla necessità dell’esistenza. I sanitari impegnati nell’emergenza indossano tute e caschi e per strada i cittadini con i cani portano le mascherine. Le tute proteggono dal virus ma rendono difficile i soccorsi perché limitano  i movimenti e così i caschi e le visiere.

Le stanze del pronto soccorso si riempiono di malati: molti con la polmonite frutto del momento. I pazienti anziani arrivano trasportati dall’ambulanza, respirano male e hanno bisogno di ossigeno, i giovani lamentano qualche giorno di febbre, riferiscono di sentire un peso al petto e avvertono il cuore che batte forte. Altri pazienti raccontano di aver fatto brutti sogni e cercano un sorriso consolatorio. Lontani dalle ipocrisie, della superficialità, dai pregiudizi, dalle gelosie, dalla violenza, tutti riflettiamo sulla fragilità di una società distrutta da un virus che ne è diventato il dominatore.

Solo in questi momenti si riesce a capire l’importanza della vita e dell’amore,  di un abbraccio e di un bacio mancato, di un caffè e di un panino mangiato insieme, della bellezza di una passeggiata lungo la spiaggia o in città. I sanitari alla fine del turno si tolgono tute e mascherine, consapevoli di aver difeso la salute di tutti rischiando la propria.