Sistemi sanitari regionali a confronto, un convegno a Firenze

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“L’evoluzione dei sistemi sanitari regionali di Toscana, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna: come coniugare i processi di accentramento e aggregazione con l’esigibilità e la qualità dei servizi e delle prestazioni” è il titolo del convegno che si svolgerà venerdì 24 marzo dalle ore 9.30 fino all’ora di pranzo circa a Firenze presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova (Sala Martino V) in piazza Santa Maria Nuova 1. Il convegno è organizzato da Cgil Toscana, Spi Cgil Toscana, Fp Cgil Toscana. Al centro delle discussione, i processi di fusione di Asl delle quattro regioni. “In Toscana il processo di fusione e di accorpamento delle tre Aree vaste tende ad una eccessiva semplificazione – dice Mauro Fuso di Cgil Toscana. Questi accorpamenti, a volte, denotano una scarsa consapevolezza delle complessità in gioco e tendono a superare le regole senza valutazioni di merito. Il processo di fusione ha senso e futuro se mantiene nel proprio orizzonte l’obiettivo di rispondere a queste criticità, con un ampio coinvolgimento territoriale e sociale e nella ricerca delle migliori soluzioni per la tutela della salute”.

IL PROGRAMMA

– Presentazione della ricerca di Ires Veneto: “Analisi degli assetti di governance e degli ambiti territoriali” a cura di Camilla Costa (ricercatrice Ires Veneto), coordina Bruno Calzolari (segretario Spi Cgil Toscana)

– Introduce: Mauro Fuso Segretario Cgil Toscana

– Dibattito a cui interverranno: Riccardo Bartolini (segretario Fp Cgil Toscana), Dott. Antonio Panti (Presidente Ordine dei Medici Firenze), Stefano Scaramelli (Presidente Terza Commissione del Consiglio Regionale). Conclude Rossana Dettori (segretaria Cgil Nazionale).

LA SCHEDA

Secondo la ricerca di Ires Veneto, il panorama delle riforme di riordino istituzionale nelle quattro regioni analizzate è articolato e complesso. Si è infatti solo all’inizio di epocali riforme. Questi gli elementi emersi dalla conclusioni dello studio:

1) E’ riscontrabile una generalizzata mancanza di analisi preliminari adeguate alla portata dei processi, segno di una focalizzazione sulle soluzioni prima che sui problemi, a partire dalla domanda di salute.

2) Gli unici obiettivi esplicitati sono quelli riguardanti il lato economico, scarsi appaiono quelli legati alla mission dei SSR, ovvero la “produzione di salute”.

3) Le riforme analizzate cambiano radicalmente l’impianto dei sistemi sanitari regionali, dal punto di vista dell’assetto istituzionale e organizzativo ma, al pari di ogni riforma, non si auto-realizzano. Esse devono essere accuratamente preparate e gestite, prevedendo importanti investimenti (anche economici, le riforme infatti non sono – e non devono essere concepite – a costo zero) e oculati interventi politici e manageriali. In tali contesti, infatti, saranno determinanti le scelte politiche, la forza della visione progettuale, la ricchezza degli strumenti di governance, la gestione delle risorse umane.

4) Potenziali benefici: accanto alle economie di scala, emergono importanti vantaggi particolarmente rilevanti in ambito sanitario come ad esempio il miglioramento della circolazione delle informazioni e l’accelerazione nei processi di diffusione dell’innovazione e delle competenze. Potenziali rischi: abbassamento del funzionamento dei servizi e loro rallentamento; lo staff avverte la distanza che lo separa dalla direzione generale; si percepisce una perdita di familiarità e di informalità; a distanza di due anni non sono evidenti risparmi.