I sindaci e la “politica generativa”

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Un “Piano strategico” che abbia l’obiettivo di incrementare l’attuale livello di natalità da 1,34 a 2 figli per donna, con l’obiettivo di “garantire il ricambio generazionale e quindi il futuro del nostro Paese”. A chiederlo, nei giorni scorsi in occasione di un incontro al Meeting di Comunione e Liberazione, una pattuglia di sindaci di centrosinistra, ma anche di centrodestra.
Siamo passati dalla ‘brillante’ iniziativa del “Fertility day” (pensavamo che il fondo fosse già stato toccato), abbiamo assistito attoniti alla creazione del “Dipartimento mamme”, abbiamo denunciato l’esigenza di una maggiore cultura politica e sociale, un rispetto e una memoria più attenti alle battaglie per la parità, per una maternità consapevole e per diritti diffusi.
Speravamo che, facendo tesoro degli errori, i nostri amministratori pubblici si sarebbero attivati per affrontare in modo serio la questione. Ma il documento sottoscritto dai sindaci al Meeting ci pare invece un confuso elenco di ovvietà, iniziative discutibili, proposte nelle quali troppo spesso ricorre il termine “privato”. Senza affrontare, ancora una volta i nodi veri della questione: come redistribuire il carico di lavoro di cura, nella coppia e nella società, provvedimenti per istruzione, formazione, lavoro, previdenza, maggiori e migliori servizi per il sostegno alla genitorialità e alla cura degli anziani, lotta alla violenza di genere.
Una iniziativa di questo genere suscita più di una perplessità. Quanto ai contenuti. Se davvero si vuole sostenere la natalità, si deve intervenire sul lavoro alle donne (lavoro ‘buono’, non precario, tutelato, a parità salariale); su servizi scolastici, educativi e sociali organizzati ed efficienti; su una sanità pubblica e universalistica. Di tutto questo nel documento non troviamo traccia.
Il linguaggio adoperato dai nostri amministratori (“lavoriamo per incrementare l’attuale livello di natalità da 1,34 a 2 figli per donna”), e l’idea che ne è evidentemente alla base, fanno invece pensare di essere tornati indietro di molti anni. Troppi!
In questi giorni abbiamo potuto vedere che il web non perdona (“E alla tassa sugli scapoli non avete pensato?”, “Offrite anche un pacco di pasta alle puerpere!”). Noi vogliamo andare oltre l’ironia e ricordare ai nostri sindaci (tutti uomini, fra l’altro) che anche le parole (e le immagini) che si scelgono sono importanti, soprattutto in un Paese come il nostro che deve fare ancora molta strada quanto a parità e a diritti delle donne. E ribadiamo che non è pensando alle donne in termini di “fattrici” (trascurando oltretutto la legittima libertà di ogni donna di affrontare o meno la maternità, e decidere quanti figli vuole o non vuole), non è legando il benessere di una nazione alla “vitalità” delle donne in termini riproduttivi, che si costruisce il futuro.