NON CI FAREMO SORPRENDERE DUE VOLTE (ANCHE DAL CINISMO)

noi potremmo anche continuare all’infinito. Siamo quelli che hanno trascorso più tempo di quello che avranno da trascorrere . Sarà quel che sarà o quel che è sempre stato. Aver cura di quel che ci tocca e di quel che ci circonda è la prassi. E’ un’attività, infatti quando qualche demografo si intrattiene con noi poi ci definisce scrivendo: gli attivi e i non autosufficienti. Gli attivi sono l’80%, i non autosufficienti il 20%. Grosso modo. Lo diciamo tutte le volte che capita l’occasione. Noi pensionati siamo un terzo della popolazione, poco meno ma saremo di più a meno che si venga meno.

La circostanza ora è che siamo i più minacciati, paghiamo con la vita il costo di una brutta sfida: il coronavirus, o covid-19. Vien dall’oriente e non scherza. Invade, costringe, spinge e congestiona il sistema sanitario. Stressa, blocca, modifica quelle che fino a poco fa erano le forme della civile convivenza. Non è che fossimo chissà come virtuosi ma ora tutto quel che siamo stati non c’entra, per lo meno non quanto quello che siamo e saremo costretti ad essere.

Cambia la condizione. Si rende instabile, inedita, e anche se sono certo avremo la meglio , questa sfida ci cambierà , perché non tutto tornerà come prima. O forse a crescere è la consapevolezza che questo virus ci rende tutti vulnerabili, tutti uguali. È un virus democratico si è scritto da più parti , ma come se ne esce sarà un fatto profondamente sociale. È Il caso clinico che si fa sociale. Le questioni che pone riguardano e chiamano in causa i comportamenti perché chiama in causa il dovere di una prevenzione così ampia da diventare drastica. E’ evidente che stiamo avanzando in un terreno dove la sicurezza e libertà si troveranno ad essere ribilanciate e tutto ciò può chiamare in causa la democrazia. Le restrizioni a cui ci sottoponiamo intervengono sulla libertà individuale. Condividere le disposizioni, averne cura, non drammatizzare e produrre una adesione cosciente e guardinga pare più che utile indispensabile.

Nel nostro piccolo, che poi piccolo non è, stiamo provvedendo alla necessità di non azzerare la nostra presenza sul territorio, nella vita di molti, in centro o nelle periferie remote. Lo facciamo mettendo in pratica forme di prevenzione e protezione, collegamenti in video conferenza, riorganizzazione delle sedi e dei servizi. Impariamo in fretta. Se è vero che quella che stiamo affrontando è una emergenza sappiamo che da questo lavoro, da questa tensione, possiamo ricavare una conquista: l’emergenza ci insegna come superare il comportamento emergenziale. Non ci faremo sorprendere due volte. Di solito si è fatto così. Dalla contraddizione tra libertà e sicurezza stiamo passando alla comparazione tra scienza e coscienza. Sapere il perché di quello che facciamo per motivare e convivere con i rimedi.

I nostri associati, gli iscritti allo Spi, sono una risorsa. Non ci piace, diciamo, la destrezza di certi commenti che paragonano il diritto alla cura tra chi ha più vita davanti. Non va bene il pensiero. Una scomparsa, una vittima, lascia comunque dietro di sè dolore, rimpianto. Avremmo potuto salvarci se solo non ci fosse stata la fila dei bisognosi. Questo è un dolore. Non può coprirsi con nessuna dose di ineluttabilità, lascia che prenda campo un pericolo ancor più pesante, il cinismo.

C’è un nemico cieco e comune, si chiama contagio. Organizzare la resistenza, essere preoccupati e attivi, questa è la consegna. Ora non dobbiamo che fare bene, meglio, a lungo, tutto quello che è giusto fare. Il problema è, per un periodo che speriamo possa chiudersi presto, portare serenità e cura a chi ne abbia bisogno. A quanti nelle zone remote potrebbero vivere l’isolamento come un insormontabile momento di solitudine, di abbandono. Noi, qui in Toscana, abbiamo proposto di attivare prontamente per tutti i territori una rete accessibile attraverso un numero verde per coloro che costretti in casa dai provvedimenti capiscano che : “non sei solo, siamo tutti con te”. Cibo, cure, medicine da recapitare a domicilio per chi ne abbia bisogno. Assistenza e monitoraggio da remoto degli anziani colpiti da cronicità . Questo è un passo. A questo del resto stavamo lavorando e continueremo a farlo quando con le altre organizzazioni sindacali e la Regione Toscana abbiamo sottoscritto la sperimentazione per intervenire sulle forme di assistenza e di cura di quanti siano già in condizione di non autosufficienza. Di questo abbiamo parlato con la Scuola di Alta Formazione Sant’Anna dell’Università di Pisa, convenendo e producendo una collaborazione per il confronto delle tecnologie esistenti con le cure, aprendo la strada ad una sperimentazione e a pratiche di controllo tanto sul bisogno quanto sulla possibilità. Scienza e conoscenza, esperienza e confronto, ricerca e risultati. Eravamo e restiamo in movimento. Anche se ora lo facciamo da fermi, lo facciamo studiando e proponendo, lo facciamo sollecitando interventi. Vedete, una volta, di fronte ad una aggressione ci univamo a braccia conserte, marciavamo tenendoci per mano.

Lo abbiamo fatto quando le catastrofi portavano via i nostri paesi, quando il terrorismo minava la nostra coesione sociale, quando l’estremismo fanatico attaccò le Torri Gemelle, quando a Firenze un fiume esondando aggredì, tra l’altro, la Biblioteca Nazionale. Quella forza rimise le cose a posto ma non come erano prima, no, migliorandole. Sempre. Ora in casa, ognuno per quel che può e per quel che è, abbiamo di nuovo il dovere e la necessità di un luogo comune. Quel luogo, l’ho detto è la casa, quel modo, lo dico è il nostro comportamento condiviso. Sappiamo perché lo facciamo e con tutta la fatica che può rendersi necessaria siamo convinti che ne valga davvero la pena.