Le pensionate della Cgil insieme a Laura Boldrini contro la violenza sulle donne

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“Siamo il 51% della popolazione italiana. Non dobbiamo ringraziare. Dobbiamo esigere”. Dalla Presidente della Camera Laura Boldrini un messaggio chiaro e univoco per tutte le donne. È stato un incontro denso, lungo, pieno di idee e di proposte concrete quello che si è tenuto alla Camera dei Deputati. La Presidente Boldrini ha ricevuto oggi 7 dicembre undici donne in rappresentanza del sindacato pensionati della Cgil. Con un obiettivo comune: combattere la violenza sulle donne. Un momento di riflessione importante che segna un grande passo in avanti rispetto alla possibilità di costruire azioni di mobilitazione congiunta. Istituzioni e sindacato fianco a fianco contro quella che è diventata a tutti gli effetti un’emergenza nazionale.

Strade intitolate al 25 novembre
“Vogliamo incentivare l’intitolazione di strade alla Giornata Internazionale contro la Violenza sulle donne”. È la proposta dello Spi, raccolta dalla Presidente Boldrini che si è detta d’accordo nell’avviare un percorso per promuovere accordi con i Comuni di tutta Italia con lo scopo di incentivare una toponomastica “al femminile”. Ci sono comuni che lo hanno già fatto. A Velletri, per esempio, su iniziativa dello Spi e della Cgil di Roma Sud Pomezia Castelli, d’accordo con l’amministrazione comunale della cittadina laziale, è stata intitolata una strada proprio al 25 novembre. Un atto carico di significati simbolici, ma non solo. Un modo per riportare l’attenzione dell’opinione pubblica su un tema centrale di cui non si deve parlare solo quando i casi più efferati di femminicidio salgono agli onori delle cronache. Durante l’incontro è stato sottolineato come sarebbe importante se l’Anci accogliesse e rilanciasse la proposta.

La mobilitazione
L’occasione dell’incontro di oggi, a cui ha partecipato anche “LiberEtà”, è stata la mobilitazione promossa dalle donne dello Spi Cgil Toscana che hanno inviato 5mila cartoline all’attenzione della Presidente della Camera e del Presidente del Senato Pietro Grasso. “Io voterò per chi” è il titolo dell’iniziativa. Sulle cartoline ci sono stampati a chiare lettere i cinque requisiti che i futuri candidati alle prossime elezioni dovranno avere per poter essere votati. Requisiti che hanno a che fare con un impegno concreto in difesa e a tutela delle donne. Ai futuri candidati si chiede infatti di assicurare una migliore applicazione del Decreto Legge del 2013 sul femminicidio (con l’inasprimento delle pene e delle misure cautelari), di garantire vero sostegno ai Centri Antiviolenza che stanno chiudendo per mancanza di fondi, di tutelare gli orfani vittime di femminicidio portando all’approvazione la legge ora al vaglio del Parlamento, di dimostrare chiaramente una vera volontà politica per fermare quella che è diventata una mattanza.
La Presidente della Camera ha accolto con grande favore e interesse l’iniziativa dell’invio massiccio di cartoline ai presidenti dei due rami del Parlamento ricordando come “la mobilitazione fa bene a chi la fa e fa bene a chi la riceve”.

Le vittime di violenza
Carolina Picchio, Antonella Penati, Tiziana Cantone, Emanuela De Vito. Sono solo alcune delle tante donne che sono state ricordate oggi. Emanuela De Vito è viva per miracolo, dopo essere stata accoltellata dal suo fidanzato. Dopo tre anni di carcere ora il colpevole è in libertà e costringe Emanuela a vivere in uno stato di ansia e panico costanti. “Le pene sono state inasprite di molto e la legge prevede precise misure interdittive che però spesso non vengono applicate come si dovrebbe – spiega Boldrini. Serve una formazione seria di tutti gli operatori, di tutti i soggetti coinvolti, perché tutti siano in grado di applicare la legge come si deve. Quello che ci vuole è un vero e proprio pool antiviolenza”.

Le richieste alle istituzioni
Il prossimo governo che prenderà la guida del nostro Paese dovrà dunque fare i conti con un fenomeno sempre più grande. Femminicidio, stupri, violenze verbali. Quella che le donne stanno combattendo è una vera e propria guerra. Boldrini ha ricordato come sia necessario onorare quotidianamente la memoria delle donne vittime di violenza, “vere cadute dell’era contemporanea, di una guerra non dichiarata contro di loro”. A loro è dedicata una mostra negli spazi della Camera dei Deputati in Vicolo Valdina, “Femminicidio, donne uccise 2015-2017”. Un’installazione dell’artista Paola Volpato con i volti delle donne vittime di violenza. Per ogni viso c’è un nome, un cognome, una data di nascita, una data di morte ma anche il modo in cui si è state uccise. Steli che raccontano di una tragedia senza fine.

Cosa è stato fatto
L’incontro è stato per Laura Boldrini anche l’occasione per ripercorrere quanto è stato fatto durante questi cinque anni a tutela delle donne. Innanzitutto è stato riportato il femminile dentro le istituzioni: “abbiamo iniziato a nominare le cariche istituzionali con parole al femminile evitando l’obbligata mascolinizzazione che caratterizza da sempre l’ingresso delle donne dentro le istituzioni e la loro ascesa ai vertici. Per la prima volta le donne esistono negli atti parlamentari”.
“Dal recepimento della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa (sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica) all’approvazione di un Piano Antiviolenza, abbiamo cercato di affrontare il tema della violenza sulle donne con fermezza. La legge sugli orfani di femminicidio è calendarizzata in Parlamento e ci auguriamo che venga approvata presto”, ha spiegato la Presidente della Camera.

La Sala delle donne
Alla Camera c’è una Sala delle Donne che la Presidente ci mostra con orgoglio: “finalmente alle donne abbiamo dedicato un luogo solenne”. Ci sono le foto delle 21 Madri Costituenti ma anche delle prime donne sindaco e delle prime presidenti di Regione. Ma ci sono anche degli spazi vuoti, degli specchi in cui ogni donna che visita quel luogo può guardarsi. Sono gli specchi delle cariche istituzionali che ancora non sono mai state declinate al femminile: la Presidenza del Consiglio, la Presidenza della Repubblica e quella del Senato.

La violenza sul web
L’incontro è stato un momento di confronto anche sul tema delle violenze sul web. Laura Boldrini ha parlato della sua personale esperienza di vittima quotidiana di violenze, insulti, minacce. Ha deciso di iniziare a denunciare perché vuole essere un esempio per tutte le donne. “Quando leggo le migliaia e migliaia di commenti sotto i miei post di facebook di donne che mi raccontano la loro terribile esperienza capisco che la mia azione di denuncia deve essere esercitata come una sorta di class action. Denuncio non solo per me ma per tutte le donne vittime di violenza. Io sono diventata il simbolo di un modello di donna che va abbattuto. Dunque lotto e continuo a lottare non solo per me, ma per tutte noi. Devo dare l’esempio. Dobbiamo ribadire che non bisogna abbassare la testa”.

Un problema culturale
Di lavoro ce ne è molto da fare. Lo Spi Cgil da tempo è in prima linea, insieme alla Cgil. In prima linea per ribadire con forza che la violenza sulle donne è un problema innanzitutto culturale. Perché devono essere sempre le donne a non ubriacarsi, a non mettersi la minigonna, a non uscire. Perché vengono sempre additate come la causa delle violenze e dei soprusi? Per questo dallo Spi arriva anche un’altra richiesta: far sì che l’educazione al bullismo entri tra i percorsi formativi fondamentali delle scuole. È importante che tutti insieme ci si contrapponga con forza a una mentalità che non vuole le donne né libere né indipendenti.

Il dono
In nome di tutte le donne vittime di un’altra forma di violenza, la tratta e lo sfruttamento della prostituzione, lo Spi nazionale ha consegnato alla Presidente della Camera una borsa realizzata dalla sartoria sociale di Castel Volturno ospitata nello spazio di “Casa di Alice” dove tante donne vittime di tratta possono ora costruirsi un nuovo futuro lavorando come sarte. Qui lo Spi è parte attiva anche grazie all’impegno di tante donne volontarie e attiviste che contribuiscono a far conoscere su tutto il territorio nazionale il marchio MADEin Castelvolturno. Nella borsa anche il numero speciale di LiberEtà dedicato alla violenza sulle donne.

Da www.libereta.it

Le immagini dell’incontro