Le 5 false promesse del governo sulle pensioni

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“Cinque promesse. Nessuna rispettata. Sulle pensioni il governo si è rimangiato tutti gli impegni presi con i Sindacati e con il paese”. Così il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti oggi sull’Huffington Post”.
Impegni, scrive Pedretti, scritte nero su bianco nell’intesa sottoscritta il 27 settembre 2016. Tutti disattesi.

1) Le pensioni dei giovani “Per mesi dalla maggioranza di governo e in particolare dal Pd ci è stato detto che questa era la priorità e che dovevamo fare tutti uno sforzo di responsabilità. Abbiamo preso sul serio il tema, lo abbiamo approfondito e abbiamo presentato le nostre proposte con l’obiettivo di garantire a chi verrà dopo di noi di avere una pensione dignitosa. Ci ritroviamo invece con un nulla di fatto”.

2) Aspettativa di vita “Dal 2019 scatterà l’automatismo che porta in avanti l’età pensionabile. Lo sapevamo e avevamo concordato una soluzione differenziando questo meccanismo a seconda dei lavori. Tradotto significa che l’aspettativa di vita non è uguale se fai il muratore o il professore universitario. Ma evidentemente per il governo (…) non fa alcuna differenza”.

3) Il lavoro di cura delle donne “È uno dei temi su cui si è concentrata maggiormente la nostra azione (…) Risultato? Un misero sconto per alcune donne (si stima siano poche migliaia) con le precise e stringenti caratteristiche dell’Ape sociale”

4) Flessibilità in uscita “Si era concordato di favorire l’accesso alla pensione anticipata modificandone i requisiti. Significava dare ad alcune tipologie di lavoratori la possibilità di lasciare un po’ prima il posto di lavoro magari liberandolo per i giovani”.

5) La previdenza complementare (…) Dovevano solo favorire l’adesione dei lavoratori ai fondi pensione attraverso il meccanismo del silenzio-assenso, legarli agli investimenti nell’economia reale e parificare la tassazione dei dipendenti pubblici a quella dei privati. Il tema è stato del tutto rimosso”.

“Molte di queste misure erano ad impatto zero” sottolinea Pedretti. E conclude: “Il governo ha scelto quindi di disattendere gli impegni che si era preso e che aveva messo per iscritto. Alla vigilia delle elezioni non esattamente un bel messaggio. Non staremo fermi a guardare. La partita ora si sposta in Parlamento dove proveremo a modificare i contenuti della legge di bilancio”.