Il “Codice rosso” è legge. Ma le risorse dove sono?

Il ddl sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, il cosiddetto “Codice rosso”, ha avuto il via libera definitivo del Senato e con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale sarà quindi legge.
Siamo soddisfatti? Sì e no. Già da tempo Spi e Coordinamenti donne conducono una battaglia per una maggiore tutela delle donne che subiscono violenza, dei bambini (vittime due volte dei femminicidi), per l’inasprimento delle pene e delle misure cautelari, per il sostegno ai centri antiviolenza. Il “Codice rosso” risponde ad alcune di queste richieste. E ne trascura del tutto altre.

Perché sì
Il “Codice rosso” introduce fra l’altro una corsia preferenziale per le denunce, rende le indagini più rapide e obbliga i pm ad ascoltare le vittime entro tre giorni; dà alla vittima di violenza sessuale 12 mesi di tempo per la denuncia, contro i 6 previsti ora; inasprisce le pene per i reati di maltrattamenti contro familiari o conviventi e per quello di stalking; punisce il matrimonio forzato.

Perché no
Sul fronte delle risorse, la legge recepisce il finanziamento di 7 milioni a partire dal 2020, già previsto nella Legge di Bilancio, per gli orfani di femminicidio. Dunque è una legge a costo zero e non stanzia risorse che invece sarebbero necessarie e urgenti ad esempio per i centri antiviolenza. Una legge che nulla prevede quanto a educazione e prevenzione, che sono invece fondamentali. L’ennesima occasione mancata.