Pianeta Terra 2. La sfida dell’ultimo miglio

Per la seconda puntata della rubrica Pianeta Terra pubblichiamo il contributo di Sabina Nuti*.

Sabina Nuti

Emergenza covid19: crisi o opportunità? Certamente crisi, perché tutto il mondo non era pronto ad affrontare questa sfida, perché per anni abbiamo educato i nostri giovani alla libertà di movimento, ad assaporare il gusto di viaggiare e conoscere il mondo rendendo gli spostamenti, soprattutto in Europa, semplici e poco costosi ed ora questi ragazzi sono costretti a restringere a modalità telematiche le loro opportunità di apprendimento.

E potrei fare mille altri esempi sull’impatto traumatico di questa emergenza.

Ma può essere anche una opportunità, che non bilancia la crisi ben inteso, che ci impone di pensare “out of the box” . Ci sono mille nuovi problemi da affrontare se vogliamo ripartire, se vogliamo seriamente procedere in sicurezza e soprattutto con tempestività nella fase due e tre. Come possono contribuire le università con il loro patrimonio di conoscenze ed esperienze? Ed in particolare cosa può fare la Scuola Superiore Sant’Anna? Siamo una Scuola di eccellenza focalizzata sulle scienze applicate, sociali e sperimentali. E intorno alla Scuola sono nate negli anni decine di imprese Spin Off. Abbiamo giovani ricercatori, dottorandi e allievi che dobbiamo coinvolgere subito nella sfida dell’ ”ultimo miglio” ossia su come possiamo velocemente portare soluzioni ai problemi impellenti, quali ad esempio la sanificazione degli ambienti o la cura dei pazienti cronici anziani al loro domicilio per ridurre il rischio contagio, attingendo a tutta la ricerca che abbiamo realizzato negli ultimi anni.

La chiamo la sfida dell’ultimo miglio perché spesso la ricerca si ferma al prototipo mentre questa emergenza ci chiede di più. Ci chiede di trovare soluzioni innovative e specifiche che arrivino fino all’implementazione su larga scala, che siano capaci di fare la differenza per la vita di tutti. In molti definiscono questa tipologia di attività di “terza missione”, da affrontare con approcci multidisciplinari. In questa fase storica non penso sia il caso di dare un ordine di priorità agli impegni che dobbiamo assolvere nel perseguire la nostra missione: attiviamoci e basta. L’invito “restiamo a casa” non può significare di permanere in una comfort zone mettendo le nostre competenze e capacità a riposo. Il Paese ha bisogno più che mai di tutta l’energia, l’entusiasmo, le competenze e la creatività dei ricercatori e ricercatrici. Questi dovrebbero essere tra i primi a riprendere la loro attività a pieno ritmo.

Sulla capacità di individuare soluzioni nuove e nuove tecnologie per garantire la salute di tutti e soprattutto degli anziani possiamo basare un nuovo patto intergenerazionale che renda la nostra società più coesa ed equa.

 

(*Sabina Nuti: Rettrice, Scuola Superiore Sant’Anna / Rector, Sant’Anna School of Advanced Studies
Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese / Full Professor of Health Management)