“Pensionati trattati come bancomat: risponderemo”

I pensionati italiani vengono trattati come un bancomat e alla stregua di aziende che fatturano miliardi di euro”. È  dura la presa di posizione del segretario nazionale dello Spi Cgil Ivan Pedretti, sul disegno di legge di bilancio del governo Meloni che “si finanzia con il taglio della rivalutazione delle pensioni e con la tassazione degli extra-profitti, peraltro già prevista e solo in parte aumentata”.  Secondo quanto deciso dall’esecutivo, dal 1° gennaio 2023 le pensione minime potranno contare su un aumento (il 120% della rivalutazione, pari a circa 46 euro in più al mese), ma di contro l’adeguamento pieno all’inflazione sarà garantito solo per gli assegni fino a 2.100 euro lordi al mese. Otre questa cifra scatteranno tagli progressivi alla perequazione e l’importo del cedolino sarà ridotto rispetto alle attese.

“Pensioni da 1.500 o 1.600 euro netti al mese, frutto di oltre 40 anni di lavoro e di contributi versati, vengono fatte passare per ricche – commenta Pedretti – Il meccanismo di rivalutazione, una conquista del sindacato, viene cancellato e riscritto senza uno straccio di confronto. Con questi soldi fanno condoni, aumentano il tetto del contante, favoriscono i furbi e gli evasori. Risponderemo”.

Ecco in dettaglio cosa prevede il dl bilancio, che ora arriverà in Parlamento per l’approvazione. Alle pensioni minime viene riconosciuta la rivalutazione al 120%, a quelle fino a 2.096 euro lordi la perequazione piena al 100%, ossia un incremento del 7,3% come adeguamento al costo della vita. Poi sono previste diminuzioni, con 5 diverse fasce: 80% della rivalutazione per gli assegni tra 4 e 5 volte il trattamento minimo (finora era al 90%); 55%  per quelli tra 5 e 6 volte il minimo (finora era al 75%); 50% tra 6 e 8 volte il minimo; 40% tra 8 e 10 volte il minimo; 35% oltre 10 volte il minimo (5.240 euro lordi).

Se si prede ad esempio una pensione mensile lorda di circa 2.600 euro, l’assegno sarebbe cresciuto il prossimo anno a 2.786 euro, mentre con il taglio della perequazione prevista dal governo Meloni si attesterà a 2.751 euro. Quindi  35 in meno al mese, che vuol dire 446 euro in meno l’anno rispetto a quanto previsto.

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