È uscito il numero di marzo 2026 di LiberEtà Toscana.
Il supplemento toscano di LiberEtà si apre con un’inchiesta di Ilaria Ciuti dedicata all’urbanistica di genere. A Livorno e a Scandicci amministratori e urbanisti lavorano per ripensare la città a partire dai bisogni delle donne, mettendo in discussione modelli urbani progettati storicamente su misura di un cittadino “tipo”: uomo, lavoratore e automobilista. Ripensare spazi, servizi, sicurezza e perfino la toponomastica significa, secondo le amministrazioni coinvolte, costruire città più inclusive e più vivibili per tutti.
Lo spazio culturale prosegue con Musicalmese, curato da Claudio Martini, che mette a confronto due giganti della musica: Johann Sebastian Bach e Arturo Toscanini. Due figure diversissime per epoca e ruolo ma accomunate da una ricerca assoluta della perfezione musicale, dalla costruzione della grande architettura barocca di Bach alla rigorosa interpretazione orchestrale che rese Toscanini uno dei direttori più celebri del Novecento.
Nelle pagine dedicate al territorio, Claudio Repek, con fotografie di Pietro Ruffolo, racconta l’inaugurazione della nuova sede dello Spi Cgil a Capolona Subbiano, nel cuore del Casentino. Il servizio sottolinea il valore della presenza capillare del sindacato nelle comunità locali e il ruolo che queste sedi continuano a svolgere come punti di riferimento per lavoratori e pensionati.
Il tema delle politiche pubbliche torna con l’intervista di Franco De Felice a Matteo Biffoni, presidente della commissione sanità e welfare del Consiglio regionale della Toscana. Al centro del confronto le sfide dei prossimi anni: sanità territoriale, telemedicina, riduzione delle liste d’attesa e rafforzamento dei servizi nelle aree interne, con l’obiettivo di costruire un sistema sanitario più vicino ai cittadini e più accessibile.
Uno sguardo su Firenze arriva con il reportage di Stefano Vetusti, dedicato al progetto Recreos per la rigenerazione di via Palazzuolo, mentre Giuliano Giuliani ricostruisce la storia della strada, un tempo distretto tessile animato da laboratori e botteghe. Il progetto punta a riportare artigianato e attività culturali nel quartiere, contrastando la perdita di residenti e la trasformazione del centro storico sotto la pressione del turismo e degli affitti brevi.
L’inserto ospita poi il racconto di Antonio Fico, che raccoglie la testimonianza di una donna iraniana residente in Toscana sulle proteste contro il regime degli ayatollah. Il suo racconto restituisce la complessità di una rivolta diffusa e senza leader, nata dalla richiesta di libertà e diritti civili e segnata dalle divisioni anche all’interno della diaspora iraniana.
Ancora Claudio Repek firma il servizio dedicato ad Arezzo Wave e alla storica esibizione, nel 2005, del gruppo iraniano Collettivo 127, band che denunciava attraverso la musica la repressione e la pena di morte nel proprio paese. Il ricordo diventa l’occasione per ripercorrere la tradizione del festival come spazio di apertura culturale e di impegno per i diritti umani.
Chiude il numero il cartellone culturale curato da Alessandra Carlomagno, con mostre e iniziative in Toscana: dalla grande esposizione dedicata a Ettore Sottsass a Pistoia alla fortezza della Brunella in Lunigiana, fino alla mostra sulle Polaroid di Luigi Ghirri al Centro Pecci di Prato. L’ultima pagina ospita infine la rubrica “La mosca sul muro”, dove Alessandro Agostinelli propone una riflessione ironica e provocatoria sulle contraddizioni del presente e sui rischi di regressione della società contemporanea.









