Due pianiste sobrie ed intelligenti: l’intimismo rigoroso di Annie Fischer e Maria João Pires

Parleremo stavolta di due pianiste che, in epoche diverse, hanno scelto l’integrità artistica dentro un sistema che costantemente la minacciava. Annie scelse l’invisibilità geografica, Maria João il rifiuto consapevole della fama.

Il prezzo dell’autonomia valse il risultato: musica vera, interpretazioni profonde, una relazione onesta tra interprete, compositore e ascoltatore.

Annie Fischer

Annie Fischer nacque a Budapest il 5 luglio 1914 e assorbì la tradizione mitteleuropea che passava da Liszt e Bartók. Da quest’ultimo imparò l’attenzione alla sostanza, il rifiuto del gesto ornamentale. La sua carriera avanzò con discrezione. Niente copertine di riviste, tournée scintillanti o registrazioni esclusive.

Il suo repertorio era, per scelta, assai ristretto: Mozart, Beethoven, Schubert, Schumann, Brahms. Ma chi l’ascoltava restava colpito. Lo stile era riconoscibilissimo: suono austero e trasparente, senza pesantezza romantica; tempi più veloci di quanto era considerato appropriato.

La critica, abituata alle star, non sapeva definirla: troppo fredda per gli amanti del Romanticismo, troppo moderna per i conservatori. Ma lei si guadagnò una reputazione tra i musicisti veri. La sua sobrietà era eloquente: rifiutare il virtuosismo era proteggere la musica da sé stessi.

 

Maria João Pires

Maria João Pires, nata a Lisbona il 23 luglio 1944, ha ereditato una capacità di ascolto più leggera.

Di formazione prettamente europea, essa accetta la tradizione senza sentirsi costretta a competere nel mercato dei concertisti. Nel 1969 vince il prestigioso Concorso Van Cliburn, dopodiché accetta pochi impegni, privilegia l’insegnamento e costruisce una vita attorno alla musica, non intorno a sé stessa come interprete.

Anche il suo stile è sobrio, ma attraversato da una dolcezza che distilla emozioni trattenute. Nel suo Schubert, il musicista più amato, ella scopre una dimensione contemplativa che non è lontananza dal mondo, quanto profondità nel mondo. Maria João costruisce l’architettura attraverso la proporzione, un approccio che chiede un orecchio acutissimo dall’ascoltatore. Negli ultimi decenni ha ancora ridotto gli impegni pubblici, dedicandosi alla docenza e alla ricerca.

Annie era una pianista difficile, poco nota al grande pubblico. Maria João poteva diventare una diva globale ma l’ha rifiutato. L’autonomia intellettuale è dire NO a ciò che non interessa, e SÌ solo a ciò che appare meritevole di una vita intera.

Consigli per l’ascolto

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