(dal numero di luglio agosto 2026 di LiberEtà Toscana)
Come conciliare l’invecchiamento della popolazione con il rapido progredire della tecnologia è al centro dell’attenzione dello Spi Cgil, tanto da avere da tempo avviato su questo tema un vero e proprio laboratorio di ricerca: il SociotechLab. L’obiettivo è quello di comprendere come la tecnologia possa aiutare a rendere l’invecchiamento sostenibile, sia dal punto di vista individuale che sociale.
Da sempre il progresso mette in difficoltà le persone più anziane che sono cresciute in un mondo dominato da tecniche e processi diversi; difficoltà che ovviamente si accentuano quando il progresso è veloce e dirompente come è quello attuale. Il punto di partenza del lavoro sviluppato dal gruppo di ricerca è stato, innanzitutto, quello di cogliere tutti gli aspetti che sono dietro i processi di invecchiamento, nella consapevolezza che, se l’allungamento della speranza di vita è, di per sé, un indiscutibile successo, allo stesso tempo è necessario prendere atto di tutte le problematiche che l’accompagnano.
Invecchiare in salute
Esigenza particolarmente avvertita nel nostro Paese perché, se è vero che siamo tra i paesi con più alta speranza di vita al mondo, il quadro peggiora se consideriamo l’invecchiamento in buone condizioni di salute. Ne deriva che, se vogliamo consolidare i successi che ci hanno portato a vivere più a lungo, occorre occuparsi con una certa urgenza anche delle condizioni di vita delle persone che invecchiano. A partire dal sopraggiungere delle malattie croniche – spesso multicroniche – che, a certi livelli, rischiano di condurre le persone in una situazione di parziale o totale non autosufficienza con conseguenze negative per l’anziano e la sua famiglia, aggravate dall’inadeguatezza dei fondi pubblici destinati alla spesa per la cura e l’assistenza (in particolare quelli destinati alla cura a lungo termine), in alcuni casi addirittura in contrazione. Di qui la necessità di sfruttare le potenzialità offerte dall’innovazione tecnologica per far fronte alle esigenze derivanti dai cambiamenti demografici, a partire dalla questione – forse la più rilevante – determinata dalla solitudine che caratterizza la vita di molti anziani e che è, allo stesso tempo, causa ed effetto dell’aggravamento delle condizioni di salute.
Combattere l’isolamento
Naturalmente il mondo della tecnologia è variegato e può avere impatti diversi sulle persone anziane. Infatti, se da un lato è innegabile che la rivoluzione tecnologica consente un più agevole accesso ai servizi, offrendo anche agli anziani la possibilità di usufruire di opportunità che in precedenza richiedevano tempo e spostamenti talvolta gravosi, allo stesso tempo vi sono almeno due aspetti che possono complicarne la vita: quello di non disporre del linguaggio necessario per l’uso dei nuovi strumenti tecnologici e quello di accentuare ulteriormente le forme di solitudine e isolamento, dal momento che, se si accede ai servizi solo da remoto, si rischia di rimanere rinchiusi all’interno delle mura domestiche. Questa nuova attività di ricerca, che lo Spi Cgil ha avviato in collaborazione con l’Istituto superiore Sant’Anna di Pisa e con l’Istituito Mario Negri di Milano, intende cogliere, all’interno dell’ampio mondo delle nuove tecnologie, quelle che più di altre sono in grado di dare risposta al tema della solitudine, scegliendo in particolare quelle che favoriscono la mobilità dell’anziano. Sono, infatti, proprio le difficoltà di deambulazione e di funzionalità degli arti a essere tra le più invalidanti, comportando una marcata diminuzione della qualità della vita e un maggiore rischio di mortalità.
Socialità tecnologica. La ricerca
La ricerca parte dalla constatazione che una parte non trascurabile della solitudine e dell’isolamento degli anziani nasce proprio dalla maggiore difficoltà di muoversi e di deambulare, che impedisce loro di uscire di casa per frequentare gli amici, fare una passeggiata con i figli, muoversi più disinvoltamente nei luoghi di vita che in passato hanno continuamente frequentato. Proprio per questo serve una tecnologia orientata ai processi, che includa dispositivi indossabili, sensoristica, videosorveglianza intelligente e telemedicina, accompagnata da investimenti in formazione e manutenzione. A tale fine è innanzitutto necessario selezionare, con criteri rigorosi anche dal punto di vista scientifico, tecnologie che siano in grado non solo di migliorare gli esiti di salute, ma anche di favorire una maggiore autonomia agevolando il rapporto dell’anziano con la famiglia e con la comunità, con l’effetto – tutt’altro che secondario – di incidere positivamente sulla stessa sostenibilità dell’assistenza sociosanitaria.
L’interesse del sindacato su questo tema è evidente
Innanzitutto sul fronte della difesa degli anziani che, man mano che invecchiano, rischiano di vedere compromessa la propria qualità di vita, ma anche dei lavoratori del sistema sociosanitario spesso sottoposti a lavori usuranti e talvolta anche frustranti che, con l’adozione delle nuove tecnologie, potrebbero decisamente migliorare. Le tecnologie sono infatti spesso in grado di sostituire operazioni quotidiane meno qualificate liberando il tempo per altre attività, atte a favorire i rapporti interpersonali e la socialità. Si tratta in altre parole – di non dimenticare che l’innovazione tecnologica non può essere affrontata isolatamente, senza cioè tenere conto anche degli effetti che produce sugli assetti sociali e sulla effettiva capacità che hanno le persone di volgerla a vantaggio della loro qualità di vita.









