Città invivibili. Il miraggio della casa

(dal numero di gennaio 2026 di LiberEtà Toscana)

Sono 700 mila le famiglie in emergenza abitativa, ma lo Stato non riesce a dare loro una risposta. Oltre gli slogan del governo, non esiste un piano casa. E la sinistra, dove amministra, non fa meglio. Colloquio con Luca Talluri

Talluri, lei ha guidato per anni Casa Spa a Firenze e conosce bene l’emergenza casa. A Grosseto un uomo di 37 anni si è tolto la vita prima dello sfratto. Non è il primo caso.
«Al di là degli aspetti individuali della vicenda, questo dramma ci racconta due cose. La prima: la gestione delle difficoltà economiche che diventano abitative non ha funzionato. La seconda: manca un’offerta di alloggi di proprietà pubblica per gestire l’emergenza abitativa».

Sempre più persone, i più fragili, non possono permettersi una casa, ma ora anche la classe media è a rischio: impoverita, non riesce più a comprarsela.
«In Italia ci sono oltre sette milioni di persone in povertà e 700 mila famiglie in emergenza abitativa, cui si aggiunge la fascia grigia dei lavoratori poveri».

Ma lo Stato non riesce ad assicurare una casa a chi ha bisogno. Come mai?
«Perché non c’è un piano che preveda l’aumento significativo sia di Erp, ovvero le case popolari, sia di Ers pubblico, ovvero alloggi per la fascia grigia ma anche per madri sole con figli, padri divorziati, anziani soli, persone con fragilità. Un vero piano casa non è tale se non prevede un forte aumento di alloggi pubblici. Altrimenti sono chiacchiere mascherate».

Nelle grandi città, come Firenze, il problema si aggrava: ormai si affitta solo ai turisti.
«In tutte le città in cui la rendita immobiliare domina il processo privato, per contrastare il fenomeno e mitigare i problemi che produce è necessario aumentare il numero di alloggi pubblici».

La politica sembra però non accorgersi di questa emergenza.
«Purtroppo questa emergenza non è considerata una priorità vera. Alle parole non seguono fatti. Le Regioni hanno ricevuto la delega alla casa ma non sono in grado di finanziare quanto serve. Il governo dovrebbe fare un piano per i più poveri aumentando gli alloggi popolari, e le Regioni e i Comuni dovrebbero accettare di condividere la gestione con chi mette i soldi. Ma il governo non vuole procedere su questa strada e propone soluzioni che non sono per i più poveri».

Perché l’emergenza casa non è una priorità per le forze politiche?
«Perché i poveri votano sempre di meno e la rendita è potente, in grado di fare pressioni a suo vantaggio».

Quanti alloggi andrebbero realizzati per dare una risposta al problema?
«Almeno duecentomila unità pubbliche. In dieci anni, si darebbe una risposta forte al disagio abitativo».

Invece il paradosso è che il 10 per cento degli alloggi popolari esistenti restano vuoti, anche in Toscana, perché non ci sono soldi per ristrutturarla
«La ristrutturazione di alloggi vuoti compete alla proprietà e questo vale anche per il settore pubblico. Il monte canoni incassato, anche se ci fossero basse morosità, non può bastare. Quindi per questi lavori è necessario il finanziamento diretto. Altrimenti ogni anno si vuotano più alloggi di quelli che vengono ristrutturati e il saldo diventa negativo. Un piano casa vero deve prevedere l’incremento delle unità abitative e la ristrutturazione di quelle vuote».

Una volta c’era il fondo Gescal, con trattenute in busta paga, per finanziare la costruzione di case popolari.
«La Gescal era l’esempio di finanziamento diretto per la casa. Questo programma non è stata sostituito. Un piano dovrebbe servire a questo».

Il governo Renzi si era mosso, dando soldi per ristrutturare alloggi vuoti e utilizzare vecchie caserme.
«La legge 80/2014 è ancora vigente. Basterebbe rifinanziare il fondo relativo all’articolo 4 di questa legge. Molto semplice e veloce. Basta volerlo fare. Il fondo permetteva di ristrutturare gli alloggi pubblici vuoti. Nel 2019, dopo quattro anni di utilizzo del fondo, gli alloggi vuoti si erano ridotti dal 9 al 4 per cento del totale.Continuando, forse oggi saremmo a zero. Ma quel fondo non è stato rifinanziato e le case in disuso sono risalite al 10 per cento. Una vergogna».

Firenze e la Toscana sono governate dalla sinistra, ma a Firenze un patrimonio edilizio pubblico considerevole negli ultimi anni è stato trasformato in studentati di lusso, super appartamenti, alberghi a cinque stelle, non certo in case popolari.
«La sinistra non può pensare di fare operazioni urbanistiche su aree pubbliche dismesse senza prevedere case per le fasce di popolazione in difficoltà. Altrimenti creiamo città solo per ricchi».

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