(dal numero di febbraio 2025 di LiberEtà Toscana)
L’azzeramento da parte del governo delle risorse destinate a chi vive il disagio abitativo ha effetti pesanti. Le amministrazioni locali sono costrette a dimezzare e, a volte, a cancellare gli aiuti ai più fragili
Tra i tanti tagli inflitti dal governo Meloni alle persone in difficoltà economica, ce n’è uno particolarmente odioso: l’azzeramento del contributo affitti per le famiglie che vivono un disagio abitativo. Il contributo affitti è quello strumento che permette ai Comuni di aiutare le persone, le famiglie che non riescono più a pagare del tutto o in parte l’affitto. Le cause possono essere tante: perdita del lavoro, malattie gravi, aumento dei costi primari, come la spesa alimentare o quella per l’energia. Per evitare che queste famiglie fossero buttate fuori di casa, i Comuni hanno dovuto investire risorse che dovranno togliere ad altri servizi. Il problema è che i Comuni hanno sempre meno risorse: oltre al contributo affitti, la legge di bilancio ha previsto ulteriori tagli ai trasferimenti di risorse agli enti locali, mettendo ancora più in difficoltà le amministrazioni locali.
La ricaduta sulle famiglie
Per comprendere il problema, raccontiamo cosa ha significato l’azzeramento del fondo in termini di trasferimenti ai Comuni del pistoiese. Il Comune di Pistoia, nel 2022 ha investito 600 mila euro per il contributo affitti, di cui 500 mila provenienti dal governo e 100 mila da risorse proprie. Nel triennio 20232025, le risorse si erano dimezzate a 300 mila euro all’anno, tutte dal Comune, zero euro dal governo. Questi tagli hanno ricadute sulla vita delle persone. A Pistoia, già nel 2023, su 748 richieste del contributo ne sono state accolte solo 436, escludendo di fatto 312 famiglie. Nel 2022, il Comune di Pieve a Nievole aveva investito 90 mila euro, tutti dello Stato. Nel triennio 20232025 le risorse si erano ridotte a 40 mila euro all’anno (zero euro dal governo). Nel 2022, il Comune di San Marcello Piteglio ha ricevuto dallo Stato aiuti per 20 mila euro. Nel 20232025, vista la mancanza di risorse statali, il Comune non ha potuto finanziare questo capitolo di spesa. Sempre nel 2022, l’amministrazione di Ponte Buggianese aveva ricevuto dallo Stato 90 mila euro. Oggi, lo stesso Comune ha potuto mettere sul tavolo solo 45.700 euro, tutte risorse proprie.
La faccia feroce del governo
Questo è il governo Meloni, questa è la sua politica economica e sociale. Tante promesse in campagna elettorale e poi nella pratica solo tagli ai Comuni, alla sanità pubblica, alla scuola e alle politiche ambientali. Con un’unica eccezione: aumentano le risorse per le spese militari ed erogano voucher alle famiglie per iscrivere i propri figli alle scuole private. Da qualche mese la Cgil e lo Spi sono impegnati negli incontri con i sindaci per discutere del bilancio preventivo del loro Comune. Si tratta della poco conosciuta contrattazione sociale, oggetto a molti misterioso. Infatti se domandiamo al cittadino comune cosa sia la contrattazione sociale, ci guarderà strano e difficilmente avremo una risposta compiuta.
Pagano sempre i poveri
La contrattazione sociale permette ai Comuni di confrontarsi con le organizzazioni sindacali per illustrare, discutere, approfondire e, se possibile, concertare le scelte sul bilancio di previsione dell’ente. La contrattazione sociale vera è un momento di partecipazione e democrazia che non andrebbe sottovalutato. Detto questo, per il secondo anno consecutivo ci siamo trovati di fronte ai conti che non tornano. Da due anni il governo Meloni taglia pesantemente le risorse prima erano destinate ai Comuni, con ricadute pesantissime sulla qualità e quantità dei servizi pubblici. Ma la cosa più grave e inaccettabile è che queste scelte ricadono sulle spalle dei cittadini, soprattutto fragili, poveri, anziani, disoccupati e giovani precari, con un vero e proprio accanimento cinico sulle fasce più deboli della popolazione.









