Pensioni, ecco gli ‘aumenti’ di gennaio

Sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto per il calcolo della rivalutazione, fissato a più 0,4% per il 2020. Ecco come “Il Tirreno” di oggi (4/12/2019) ricostruisce, in un articolo a firma di Giulio Corsi, importi e modalità: ve ne proponiamo ampi stralci.
I sindacati dei pensionati hanno in programma una serie di iniziative di mobilitazione in concomitanza con l’approvazione della manovra di bilancio. Sono previsti 4 presidi davanti a Montecitorio: mercoledì 11, giovedì 12, giovedì 19 e venerdì 20 dicembre.

Da “Il Tirreno”
La notizia era già stata comunicata ai sindacati nelle scorse settimane, ma la conferma ufficiale è arrivata solo con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 27 novembre: «La percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle pensioni per l’anno 2019 è determinata in misura pari a +0,4% dal 1° gennaio 2020, salvo conguaglio da effettuarsi in sede di perequazione per l’anno successivo». Tradotto: dal 3 gennaio, primo giorno di paga del 2020, i pensionati italiani si ritroveranno un aumento dello zero virgola sul loro cedolino. Tanto per fare un esempio: chi prende mille euro, se ne ritroverà 1004. In un anno, si tratta di 52 euro in più, compresa la tredicesima. Chi prende l’assegno minimo di 513 euro, vedrà invece la sua pensione lievitare a 515,06 euro. 28 euro e mezzo in più in un anno, tredicesima mensilità inclusa. L’importo annuo sarà quindi pari a 6.695,91 euro.
Nello stesso decreto è stato definito pure l’aumento relativo al 2019 – cioè alle pensioni riscosse finora – che è stato confermato all’1.1%, come stabilito un anno fa. Non ci saranno conguagli in aumento, insomma, ma neanche in diminuzione e i pensionati non dovranno restituire niente.

Attenzione, lo 0,4% in più non varrà per tutte le pensioni, dunque non tutti i pensionati godranno della rivalutazione completa: per effetto della Legge di Bilancio 2020, il meccanismo di rivalutazione del prossimo anno prevede – se non cambierà qualcosa in extremis – sei aliquote: 100% per i trattamenti pensionistici il cui importo complessivo sia pari o inferiore a 4 volte il trattamento minimo Inps, dunque sotto i 2052 euro; il 77% dello 0,4% per le pensioni con importi superiori a 4 volte e pari o inferiore a 5 volte il trattamento minimo (2565 euro); il 52% per importi superiori a 5 volte e pari o inferiori a 6 volte il trattamento minimo (3078 euro); il 47% per i trattamenti pensionistici il cui importo complessivo sia superiore a 6 volte e pari o inferiore a 8 volte il minimo (fino a 4104 euro); il 45% per importi superiori a 8 volte e pari o inferiori a 9 volte il minimo (4617 euro); il 40% per i trattamenti di importo complessivo superiore a quest’ultimo limite, cioè a 4617 euro di pensione mensile. In pratica, un pensionato titolare di un assegno pari a 2300 euro, ricadendo nella seconda fascia, avrà un aumento non dello 0,4% (che equivarrebbe 9,2 euro) ma del 77% dello 0,4% per cui riceverà in più circa 7 euro (7,084 euro per l’esattezza).
Va ricordato che l’indice dello 0,4% è stabilito in via previsionale: ciò significa che tra un anno non è escluso che possa essere ritoccato, sulla base della variazione dell’indice generale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi, comunicato dall’Istat, con l’eventuale conguaglio nel 2021.

LE SCHEDE
La perequazione
L’indice deciso sulla base dei prezzi al consumo
Al contrario degli stipendi, che a seguito di contrattazioni sono rivalutati periodicamente, le pensioni sono perequate annualmente nel mese di gennaio in base ad un indice Istat legato ai prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, riferito all’inflazione media rilevata nell’anno precedente. La rivalutazione insomma è lo strumento con cui gli importi delle prestazioni sociali vengono adeguati all’aumento del costo della vita rilevato dall’Istat.

Le fasce
Rivalutazione piena fino a 2052 euro
La rivalutazione varierà per fasce di importo: è prevista fino al 2021 una indicizzazione al 100% per gli assegni fino a quattro volte il minimo (2.052 euro lordi), e con un successivo decalage, nella misura del 77% per i trattamenti di valore compresi tra quattro e cinque volte il minimo, del 52% per i trattamenti tra cinque e sei volte il minimo, del 47% per i trattamenti tra sei e otto volte il minimo, del 45% tra otto e nove volte il minimo e del 40% per quelli superiori.

L’emendamento
Cgil, Cisl e Uil chiedono il 100% fino a 2565 euro
Il ragguaglio al 100% fino a quattro volte il minimo è stato deciso con il disegno di legge di Bilancio, ora al vaglio del Parlamento, un provvedimento contestato dai sindacati perché giudicato di portata troppo esigua e che potrebbe essere ancora modificato in Parlamento. Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil hanno proposto un emendamento che porti la rivalutazione nella misura del 100% ai trattamenti fino a 5 volte il minimo, dunque fino a 2565 euro e non a 2052.

L’indice del 2019
L’anno scorso il rialzo fu quasi il triplo
L’anno scorso la rivalutazione prevista a dicembre per il 2019 fu molto più sostanziosa, quasi tre volte quella di quest’anno, attestandosi all’1.1%. Ciò ha significato un aumento leggermente più corposo delle pensioni, che a livello annuo è arrivato a superare i 100 euro. Per una pensione di mille euro 11 euro al mese, per una da 2000 euro 21 euro al mese. Quest’anno invece in nessun caso l’aumento annuo supererà la doppia cifra.

Gli aumenti
Il più fortunato prenderà 8 euro al mese in più
Quest’anno l’aumento più “alto” in termini assoluti lo prenderanno i pensionati che percepiscono un assegno pari a 4 volte la minima. Chi percepisce 2000 euro al mese di pensione infatti vedrà un aumento di 8 euro. Il che significa che con la tredicesima arriverà a toccare i 104 euro di incremento annui. Appena 28,7 invece l’aumento annuo (compresa tredicesima e quattordicesima) spettante a chi ha la pensione minima.

La protesta
Sindacati in piazza: serve una rivalutazione diversa
I sindacati dei pensionati hanno in programma una serie di iniziative di mobilitazione in concomitanza con l’approvazione della manovra di bilancio. La richiesta è il ripristino di un sistema di rivalutazione equo che tuteli il potere di acquisto delle pensioni e l’allargamento della platea della quattordicesima. Sono previsti 4 presìdi davanti a Montecitorio: mercoledì 11 dicembre, giovedì 12, giovedì 19 e venerdì 20 dicembre.