L’INTERVENTO di Guelfi: La quarantena e i miei giorni dentro casa

L’intervento di Guelfo Guelfi su la Nazione.

 

Il mio amico che ha beccato il contagio, ha avuto la febbre, la tosse, prova qualche fastidio nel respirare. Dice che si annoia e che comunque non si aggrava, anzi migliora. È a casa.

Anch’io sono stato raggiunto dalla cura del Sistema sanitario che mi ha prescritto la quarantena. Sto bene, ho 35.5 di temperatura al termometro di cui non mi fido. Ora il problema è come gestire la crisi che fa coincidere il pubblico con il privato. Ognuno con tutti separatamente. La moltitudine uno alla volta. E infine la coppia, il limite di rispetto tra Stella e me.

Gli sconfinamenti sono la cosa più difficile da evitare. Ma proviamo a non far danni: abbiamo mangiato a distanza, dormito in camere separate, abbiamo doppi servizi, uno per me l’altro per lei. Ogni tanto sbagliamo: “scusa non ci pensavo”. In generale la regola tiene.

Bella giornata oggi, c’è il sole e folate di vento freddo. Tengo d’occhio il celo azzurro acceso. Il tuo mondo falchetto. Cerco di immaginare il tuo volo, il tuo sguardo con il capo piegato verso terra, mentre passano rapidi corvi, gazze, passeri e qualche cinciallegra. Dormo bene, qualche sogno storto. Sono convinto che qualche maltolto, qualche ragione di troppo, qualche sgarbo che non va giù, riaffiorano anche se dolgono poco o niente. Comunque fanno capolino, come piccoli dispetti tra amici.

Ora il tema: mi ha svegliato il bip di un messaggio Whatsapp. Consigliava la lettura di Ferruccio De Bortoli oggi domenica 14 sul Corriere della Sera. “I nostri anziani da ringraziare”. Ferruccio de Bortoli (20 maggio 1953) ha, se non sbaglio 67 anni. Si è affacciato alla stagione di vita che va da 65 all’eternità. È normale essere neofiti. È gentile e generoso. Segnala le nostre virtù, la nostra compostezza e giudica sgarbate le approssimazioni di matrice londinese. Non so se vesta scarpe da uomo Derby. Ma il giudizio è netto e severo.

Ci piace che si dispiaccia e che si adombri della solitudine che oltre quel muro prende ad accamparci e rende ancor più scure giornate che già non erano allegre. Lo fa in scioltezza mentre con una mano si riavvia i capelli. Il Giornale di una volta. Della Borghesia del nord si diceva quando c’era, quando c’era anche il nord.

GUELFO GUELFI