Avere in cura il fiatone

di Alessio Gramolati

Se guardiamo a quello che dovremmo cambiare, non solo per non essere travolti dal rischio di una tanto temuta seconda ondata, quanto per superare i danni e i drammi della prima, e se ci confrontiamo con ciò che troviamo nelle linee guida dell’Europa, degli esperti e di quel poco di buonsenso che emerge nel mondo, dovremmo prendere atto di quanto sarebbe necessario un rilancio del welfare con un salto di qualità nell’uso delle nuove tecnologie.
Innovazione e coesione sociale, per l’appunto .

Potremmo cavarcela con una battuta: “Eravamo già in strada, ma certo non si immaginava quanto tutti ci saremo dovuti mettere a correre!”, così come corre la cronaca di giornate che non risparmiano i più fragili, che vedono affollarsi gli ospedali, affannarsi i soccorritori.

La reazione al Covid-19 non è stata la stessa dappertutto. Le strategie di contenimento, le politiche sanitarie dì contrasto mostrano profonde differenze. Certo, tutti cercano e auspicano il vaccino, ma ci sono coloro che ritengono che la sua scoperta dovrebbe esser messa a disposizione dell’intera Umanità e quelli che lo vorrebbero come proprio vantaggio politico ed economico.

Perché il Covid-19 ha anche alimentato quei conflitti geostrategici molto aspri di questi tempi , ed ha visto il mondo dividersi tra coloro che hanno immaginato la soluzione della pandemia nel primato della salute pubblica e coloro che l’hanno invece subordinata al raggiungimento di un vantaggio competitivo .

Come nascondere il fatto che dietro certi negazionismi vi siano cinici calcoli, pronti a sacrificare una quota significativa di vittime, piuttosto che affidarsi a rigorose scelte d’isolamento che hanno conseguenze pesanti sul piano socioeconomico?

Non vi è dubbio che su queste opzioni non hanno pesato solo le volontà dei governi, ma anche la sensibilità delle opinioni pubbliche. C’è da esser fieri di come in questa circostanza nel Paese abbia prevalso un sentimento di rispetto verso la salute pubblica e soprattutto verso la sua parte più esposta: la popolazione anziana.

Non era scontato, ma in questa circostanza gli italiani hanno fatto la differenza: hanno scelto la Responsabilità.

Ci siamo dati la regola dell’isolamento e del distanziamento prima, e adesso quella più avanzata delle 3T: del testare, del tracciamento, del trattamento.

Il peggio sembra passato. Non senza drammi; in Toscana abbiamo avuto oltre 10000 contagiati. Più di mille e cento morti di cui almeno 300 nelle RSA, ma nonostante i molti che ci hanno lasciato in una inumana solitudine, nessuno è deceduto senza la presa in carico da parte del sistema sanitario pubblico.
Le nostre terapie intensive non sono collassate.                     

Non è stato lo stesso purtroppo (e lo diciamo con rispetto) in altre realtà.

Grande resta l’incertezza insieme a ferite profonde. Restano problemi che in questa dimensione non conoscevamo.

Ci siamo trovati improvvisamente accerchiati dalla crisi sanitaria, abbiamo agito contro la contaminazione senza nascondere gli altri aspetti del dramma, che altro non sono che la vita, il lavoro e lo studio dei nostri giovani. La crisi sociale in breve.

Sembra banale, ma contrariamente al lessico corrente per noi il Covid-19 non è una guerra ma una pandemia. Medici e infermieri non sono soldati. Le attrezzature di protezione non sono armi. Le tecnologie messe in campo portano conoscenza e competenze, non contrapposizione.

Si vince tante più vite si salvano e quanto più città e territori si liberano dal Covid e non si abbandona né vita né territorio a se stessi. Si vince con la partecipazione e la democrazia, non con lo stato di guerra. Questo significa responsabilità e collaborazione, tra tutti verso tutti .

Noi, ricacciati nella dimensione domestica, sentivamo e sentiamo questo compito.

Eravamo in cammino pensando a come garantire che fosse la qualità della vita il luogo in cui si deve realizzare l’appuntamento con gli strumenti che cura, scienza e tecnica mettono oggi a disposizione. Abbiamo da tempo spinto il governo a promulgare una legge sulla non autosufficienza. Le forme di assistenza in essere le sapevamo insufficienti anche prima che la pandemia facesse quel che ha fatto nei luoghi di cura e di ricovero, tant’è che oggi quell’esperienza – tutti lo ammettono – va ripensata. Disponiamo di tecnologie, di strumenti, di applicazioni in cui il digitale, le app come “Immuni”, non solo fanno la differenza, ma possono fare e già fanno miracoli.

Si chiama “A casa in buona compagnia” il protocollo sottoscritto tra i sindacati dei pensionati e la Regione per una sperimentazione con al centro le cardiopatie.

Comparare metodologie, provvedimenti, costi e benefici. Integrare le forme di assistenza e di intervento. Garantire sicurezza, qualità. La pandemia ha reso più evidente e più urgente lo sviluppo di questo progetto che rivela oggi tutto il suo potenziale. Indica una prospettiva per la Toscana che c’è e quella che verrà, per quella che nel momento più duro di contrasto al Covid-19 ha saputo pensare e agire con unità ed ha accettato di affrontare la sfida per un nuovo modello di welfare che superi quello incardinato su RSA e badantato e che scarica sull’ospedale parte della domanda sociale inevasa dal territorio. Per compiere questo passo la Regione, su nostra iniziativa, ha deciso di stanziare 30 milioni di euro nel triennio 2020/2022 .

Siamo passati da una promessa di cambiamento ad un progetto di cambiamento!

Un progetto che ha coinvolto molti attori della nostra comunità sociale, economica e scientifica. Secondo i dati della Scuola superiore S.Anna la popolazione cronica totale è di 1.268.259. Di questi, circa la metà con due e più patologie. Più del 50% sono donne e poco più del 60% hanno più di 65 anni. Numeri che tenderanno a crescere data la curva demografica toscana.

La spesa complessiva per queste cronicità è di 2.845 milioni. Il 78,2% del totale della spesa sanitaria regionale!

Il solo scompenso cardiaco, la cronicità individuata nella sperimentazione, parla di circa 85.000 persone con un costo medio per cronico di 5.699 euro l’anno.

Dotare queste persone, i circa 46.000 pazienti compresi nella fascia d’età più critica, gli over 75, del supporto delle migliori tecnologie per la medicina remota, gestite dal sistema sanitario pubblico, consentirebbe un costante monitoraggio della loro condizione e della terapia assegnata e produrrebbe, a fronte di un investimento di 26 milioni di euro, un risparmio tra i 26 e i 79 milioni di euro. Cifre importanti, che possono offrire maggiori risorse al territorio.

Un investimento capace di produrre condizioni di cura migliori per il paziente, riqualificazione della spesa sanitaria e qualificazione della forza lavoro. Guardiamo al sollievo dei nostri vecchi e contemporaneamente alla prospettiva di lavoro dei nostri giovani. Abbiamo investito, perché i nostri figli trovino nel lavoro il pieno accoglimento dello studio, della ricerca, della realizzazione di sé. È ora che la qualità del loro impiego diventi una priorità.

È questo il patto che attendiamo da tempo. Per questo appare surreale la cantilena sul Mes. Per dare analoga risposta a tutte le persone con cronicità servirebbero per la Toscana infatti 300 milioni di euro. Oggi, nel momento in cui l’Europa mette a disposizione risorse che guardano direttamente alla sanità, al digital care, oggi non si può anteporre un piccolo interesse abbondantemente scaduto alla portata di una riforma del Welfare disponibile oltre che urgente.

Mettere a disposizione innovazione e conoscenza anche del welfare, sono aspetti di una rete che ora comincia ad apparire e da cui non si torna più indietro. Le lancette dell’orologio girano solo in un senso e offrono possibilità nuove, a volte sorprendenti: si può fare di più, si può fare prima e si può anche spendere meglio. Non è poco. Un poco è anche merito nostro .