Pianeta Terra 2. Ri-progettare i trasporti

Il nuovo contributo per la seconda puntata della rubrica Pianeta Terra, ci arriva da Chiara Mancini*.

Chiara Mancini

Il trasporto delle persone ha subito nella fase 1 un sostanziale blocco e il diritto alla mobilità rischia di essere compromesso anche nella fase 2, dal momento che il contingentamento delle presenze sui mezzi pubblici è, ad oggi, sproporzionato rispetto alle capacità del sistema di incrementare il numero dei mezzi: nel trasporto su ferro il collo di bottiglia è costituito dalle infrastrutture, mentre in quello su gomma emerge un circolo vizioso tra le inefficienze del sistema e un utilizzo eccessivo della mobilità privata.

Questa crisi ha contribuito a mettere in luce le criticità strutturali del sistema e i possibili punti su cui fare leva per ri-progettarlo, in maniera che sia più sostenibile ed equo. Occorre affiancare al concetto di mobilità pubblica, quello di mobilità condivisa e utilizzare in questa chiave anche il tema dell’intermodalità, da concepire in maniera più flessibile rispetto a quanto non si faccia quando ci immaginiamo grossi parcheggi scambiatori. La sharing mobility, ad oggi limitata al centro delle città e dunque socialmente iniqua, è una modalità sottovalutata su cui il sistema pubblico potrebbe investire per permettere alle persone di avere un accesso capillare alla mobilità in un momento in cui il trasporto pubblico classico non riesce a reggere i flussi delle persone che, comunque, devono tornare a lavorare.

Ma questo non è sufficiente: il ragionamento deve spostarsi dal piano settoriale a quello generale, dalle aziende dei trasporti alle persone che si spostano. Allora occorre agire sull’organizzazione del lavoro in tutte le attività economiche: smettere di rincorrere logiche fordiste e promuovere maggiore libertà, autonomia e auto-organizzazione nel lavoro – come molti hanno iniziato a sperimentare, ma in maniera disordinata e senza le necessarie tutele, in questa fase di lockdown. Lo stesso processo dal basso deve alimentare la progettazione dei tempi delle città e dei sistemi territoriali, per essere pronti a reggere il ritorno in carreggiata del sistema scolastico a settembre. Occorre capacità di progettazione, pensiero laterale e creativo, e allo stesso tempo capacità di azione: “non ci si può permettere di sprecare una crisi”.

 

(*Chiara Mancini: Laureata in sociologia all’Università di Firenze e in economia, con indirizzo mercato del lavoro, relazioni industriali e sistemi di welfare, all’Università Roma Tre, è stata ricercatrice junior in Adapt e ha curato il progetto Idea Diffusa dell’Ufficio Lavoro 4.0 della Cgil nazionale. Attualmente fa parte dell’Ufficio studi della Filt Cgil, dove si occupa in particolare dei grandi driver del futuro dei trasporti.)