“L’età da inventare”: presentato a Firenze il libro di monsignor Vincenzo Paglia

Oggi la vecchiaia è diventata un periodo più lungo rispetto a qualche decennio fa. Ma come re-inventarsi e riempire al meglio questo fase della vita per sé e per gli altri? E in che modo le persone anziane possono rappresentare una risorsa preziosa per la società ed in particolar modo per le generazioni più giovani?
Di questi temi si è parlato mercoledì 20 aprile al Teatro della Compagnia di Firenze in occasione della presentazione del libro “L’età da inventare. La vecchiaia fra memoria ed eternità” di monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita. L’evento, introdotto e coordinato dalla direttrice de La Nazione Agnese Pini, è stato organizzato da Spi Cgil Toscana.
All’inizio dell’incontro Alessio Gramolati, segretario generale dello Spi Cgil Toscana, ha rivolto un affettuoso omaggio a monsignor Gastone Simoni, vescovo emerito di Prato, “che ci ha aiutato ad avvicinarci nei momenti molto difficili della storia di questa regione e con l’augurio che si rimetta il più velocemente possibile”.
Nel corso del pomeriggio hanno preso la parola, oltre a monsignor Paglia e allo stesso Gramolati, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e il giornalista Ferruccio De Bortoli.
“Questo è un libro che è una fotografia e una mappa molto chiara di cosa è oggi la terza età nel nostro Paese e offre moltissime notizie, riflessioni e suggestioni, molte delle quali hanno a che vedere con la fede, con la paura, l’ignoto e la speranza – ha detto Agnese Pini introducendo l’incontro -. Vecchiaia è una parola che fa ancora paura, ma nell’invenzione c’è tutto il senso dell’opportunità. Penso che possa offrirci un punto di vista originale e vero sulla terza età: ci racconta le difficoltà e le amarezze, ma anche quel senso di energia di vita che non ci abbandona mai, soprattutto se anche gli altri ci aiutano a trovarla dentro noi stessi. E poi c’è in questo libro anche il senso del prendersi cura tra le generazioni”.

“Il vero grande nemico della vecchiaia è l’idea che ne abbiamo, ci fa paura, come diceva De Gaulle, è il naufragio – ha detto monsignor Paglia – la vecchiaia è negata dalla cultura contemporanea. Ho deciso di scrivere questo libro perché è nata per la prima volta nella storia una nuova generazione con trent’anni di vita in più, si è allungata la vecchiaia. Da settant’anni a cento c’è il vuoto – della cultura, della politica, della spiritualità e dell’economia – anche se il mercato, a dire in vero, è l’unico che si è accorto della vecchiaia. Ecco perché è un’ “eta da inventare” in un contesto che non la vuole, per questo vi è l’urgenza di una rivoluzione, culturale, spirituale e politica rispetto a questi anni che abbiamo di fronte, anni che ci portano ad infragilirci. In Italia ci sono sette milioni di over 75: vi è l’urgenza di riflettere su questa età: questi trent’anni se non li ripensiamo sono negativi per tutte le altre generazioni”.
“In queste pagine così coinvolgenti si propone una riflessione vera sull’età da inventare – ha detto il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani -. In Toscana all’inizio della campagna vaccinale contro il Covid fu importante prendere subito cognizione della fragilità: nel momento in cui il covid si proponeva come patologia che portava alla morte proprio gli anziani, fu necessaria una riflessione sulle priorità. Dopo un primo momento di incertezza, prendemmo le misure fino a superare, il 25 aprile, il 90 per cento di vaccinazioni agli over 80. Come sistema pubblico ci siamo concentrati sui fragili, subito dopo chi è venuto a cercare il vaccino sono stati i giovani tra i 20 e i 30 anni. I giovani hanno saputo recepire il messaggio che veniva dagli anziani. La terza età è un’eta viva in cui si raggiunge lucidità, esperienza, è una condizione di scoperta. Spesso si va in pensione proprio nell’età che percepiamo come la più viva della nostra vita.  Nella terza età si può contribuire al benessere della società, per questo non bisogna averne paura. Proprio con Spi Cgil abbiamo fatto un ragionamento su ciò che la tecnologia può offrire al mondo degli anziani per condizioni di vita migliori”.
“Anziani e giovani sono stati i più colpiti dalla pandemia, ma i più giovani hanno perso più di due anni della loro esistenza – ha affermato il giornalista Ferruccio De Bortoli -. Questa è l’angoscia dei padri e dei nonni: cosa stiamo facendo per le giovani generazioni e se stiamo facendo gli stessi sacrifici che hanno fatto per noi i nonni e i nostri padri. La nostra è stata una generazione egoista, ha vissuto un lungo periodo di pace, ha coltivato poco i doveri e molto i desideri, tra cui quello dell’eterna giovinezza. Ha esorcizzato la morte, che non esiste nel dibattito pubblico e privato, questo fa sì che ci arriviamo tutti impreparati. Come ha detto Rita Levi Montalcini, la vecchiaia comincia quando i rimpianti sono superiori ai progetti: la proposta di Paglia è che se ci occupiamo della terza età come età da inventare e si resta attivi, si partecipa con i più giovani ai destini della società”.
“Il libro ci dà una buona notizia, ovvero che si invecchia di più, si vive più a lungo grazie ad un sapiente mix di scienza e coscienza, trent’anni sono un’enormità – ha sottolineato Alessio Gramolati, segretario generale dello Spi Cgil Toscana -. Questa notizia segnala però un vuoto: non sono trent’anni come i precedenti, ma più difficili perché si deve fare i conti con l’invecchiamento, la solitudine, la cronicità. Come ha detto il presidente Giani, il bilancio della Regione Toscana è per l’80% costruito per la sanità, e la sanità spende in Toscana il 78% di quello che ha a budget per i cronici: è evidente che c’è un terreno che va preso sul serio, sul quale manca una cultura, un pensiero, una consapevolezza. Anche perché è aggravato dalla questione della denatalità. Il vuoto che riguarda tutti questi temi è un vuoto di politiche pubbliche, di risposta pubblica, perché se è un tema che riguarda la società nella sua interezza non può essere rimandato alle parzialità encomiabili che si impegnano per cercare di mitigare questi problemi. Non bastano il sindacato, il volontariato o la Chiesa in una sfida come questa. Qualunque politica pubblica che riguardi gli anziani si può solo fondare su un patto con le nuove generazioni”.

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