Intelligenza artificiale, lavoro e libertà: il confronto dello Spi Cgil a Camaldoli (FOTO/VIDEO)

“Lavoro, libertà e conoscenza nel tempo della sfida demografica e dell’intelligenza artificiale”. È stato questo il tema del convegno organizzato dallo Spi Cgil della Toscana e di Arezzo, insieme al periodico sindacale Liberetà, che si è svolto nella mattina di martedì 22 settembre al monastero di Camaldoli.

Una mattinata di confronto dedicata alle grandi trasformazioni che stanno attraversando la società contemporanea: dall’invecchiamento della popolazione all’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro, sui servizi, sull’informazione e sulla vita quotidiana. Al centro della riflessione anche il rapporto tra innovazione, conoscenza e libertà, in una fase nella quale algoritmi e tecnologie digitali assumono un peso sempre maggiore nelle decisioni individuali e collettive.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti di Federico Lorenzoni, sindaco di Poppi, e di Giancarlo Gambineri, segretario provinciale dello Spi Cgil di Arezzo.

L’intervista a Monsignor Vincenzo Paglia

Uno dei momenti centrali della mattinata è stato il confronto tra il giornalista Paolo Ermini e Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente Emerito della Pontificia Accademia per la Vita. Monsignor Paglia, impossibilitato a essere presente a Camaldoli, è intervenuto in collegamento video.

Al centro dell’intervista i temi dell’enciclica Magnifica Humanitas e, più in generale, il rapporto tra persona, potere e intelligenza artificiale. Paglia ha invitato innanzitutto a distinguere nettamente l’intelligenza umana da quella delle macchine. I sistemi artificiali possono infatti imitare alcune funzioni cognitive e compiere operazioni con una rapidità enormemente superiore a quella umana, ma non possiedono la dimensione corporea, emotiva, creativa e morale propria della persona.

Da qui una delle affermazioni più nette del suo intervento: «Non ho paura dell’intelligenza artificiale, ma ho paura della stupidità umana». Per Paglia la questione decisiva non è quindi soltanto ciò che la tecnologia è in grado di fare, ma soprattutto chi costruisce gli algoritmi, chi possiede gli strumenti e i dati e con quali finalità li utilizza.

«Qual è il problema? È lo strumento o chi lo detiene e lo governa?», ha chiesto il monsignore. Una domanda che porta direttamente al tema della concentrazione del potere tecnologico nelle mani di pochi soggetti e alla necessità di costruire regole capaci di governare una trasformazione ormai globale.

Proprio sul tema delle regole Paglia ha auspicato la costruzione di una sede internazionale di confronto, richiamando l’esperienza degli accordi sul clima: «Come c’è stata una Parigi del clima, auspicherei una Roma dell’intelligenza artificiale, dove tutti i governi convergano per determinare qualche linea».

L’obiettivo, nella sua riflessione, non è fermare l’innovazione ma riportarne il governo all’interno di una responsabilità politica, culturale ed etica. Per Paglia, infatti, «l’esortazione a salvare l’umano è il contenuto dell’enciclica»: la vera questione diventa quindi come preservare il primato della persona in un tempo in cui la tecnologia è sempre più pervasiva.

In questa prospettiva si colloca anche l’invito a “disarmare” la tecnologia. Un concetto che, come ha sottolineato Paglia, viene prima del semplice utilizzarla bene: significa impedire che gli strumenti tecnologici diventino mezzi di dominio o restino affidati esclusivamente agli interessi e al potere di pochi.

Il monsignore ha richiamato anche i possibili impieghi positivi dell’intelligenza artificiale, dalla capacità di prevedere eventi e rischi alla possibilità di intervenire su grandi problemi dell’umanità. Ma proprio la potenza di questi strumenti, ha osservato, rende indispensabile accompagnarne lo sviluppo con una riflessione etica e con un confronto che coinvolga non soltanto informatici e imprese, ma anche diritto, filosofia, cultura, religione e politica.

«Questa tecnologia deve servire l’umano e non solo se stessa o il potere di alcuni», ha affermato Paglia.

Particolare attenzione è stata dedicata anche alle applicazioni militari dell’intelligenza artificiale e alla necessità che le decisioni più gravi non siano sottratte alla responsabilità umana. Secondo Paglia, politica e cultura devono tornare «in primissimo piano» nel governo delle nuove tecnologie, evitando che sistemi di enorme potenza siano lasciati esclusivamente nelle mani di pochi attori.

Il confronto ha toccato infine il rapporto tra libertà, uguaglianza e fraternità, valori che Paglia ha ricondotto anche alla tradizione cristiana e alla necessità di riscoprire una dimensione universale del bene comune. La fraternità, in particolare, è stata indicata come una delle grandi promesse ancora incompiute della modernità.

La sintesi del suo intervento è arrivata nelle battute finali: «Se non riusciamo a governare, saremo governati». Da qui l’invito a riaffermare il primato dell’umano e del bene comune rispetto a quella che Paglia ha definito la possibile “tirannia dell’algoritmo”.

 

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Dopo il confronto con Monsignor Paglia sono proseguite le riflessioni coordinate dal segretario generale dello Spi Cgil Toscana Alessio Gramolati, con gli interventi di Paolo Ferragina, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Evelina Loffredi, vincitrice del Premio letterario LiberEtà 2026, Maddalena Senesi, segretaria della Lega Spi Cgil di Sansepolcro, Alberto Zanobini, della Direzione sanità, welfare e coesione sociale della Regione Toscana, e Anselmo Grotti, dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose della Toscana.

Prospettive differenti che hanno permesso di affrontare il rapporto tra innovazione e società da più punti di vista: quello della ricerca e della conoscenza, quello della sanità e del welfare, quello dell’esperienza quotidiana delle persone anziane e quello della riflessione etica e umanistica.

Le conclusioni sono state affidate a Stefano Landini, della Segreteria nazionale dello Spi Cgil.

Il confronto di Camaldoli ha così messo al centro una questione destinata ad assumere un peso sempre maggiore nei prossimi anni: come governare l’innovazione tecnologica senza subirla, facendo in modo che le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale contribuiscano a migliorare il lavoro e la vita delle persone senza produrre nuove esclusioni, disuguaglianze o concentrazioni di potere.

Come aveva sottolineato alla vigilia dell’iniziativa Giancarlo Gambineri, segretario dello Spi Cgil di Arezzo, un luogo di storia e spiritualità come Camaldoli ha rappresentato la sede adatta per affrontare il tema dell’intelligenza artificiale andando oltre una semplice “cassetta tecnica degli attrezzi” e interrogandosi sulla direzione delle trasformazioni che attendono la società, compresa la popolazione anziana.

Allo stesso modo Alessio Gramolati, segretario generale dello Spi Cgil Toscana, aveva indicato nel convegno l’occasione per sviluppare un pensiero autonomo del sindacato sulle trasformazioni in corso: non rimanere ai margini del cambiamento, ma comprenderlo e contribuire alla definizione delle scelte che accompagneranno il futuro.

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