Lo Spi Cgil di Grosseto interviene sul nuovo accordo tra l’Azienda Usl Toscana sud est e i medici di medicina generale, che disciplina l’organizzazione dei professionisti nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft) e il loro impegno all’interno delle Case di comunità. Un atto atteso da tempo, che il sindacato dei pensionati accoglie come un importante passo utile, pur segnalando nodi ancora da sciogliere sul territorio, in particolare a Follonica, Porto Santo Stefano e la Zona Amiata grossetana.
Giovannelli: «Medici protagonisti, ma il governo investa di più»
Il segretario generale dello Spi Cgil Grosseto, Erio Giovannelli, sottolinea come i territori della provincia, pur con caratteristiche molto diverse tra loro, abbiano sempre potuto contare sulla disponibilità dei medici di medicina generale. «Ultimamente migliaia di cittadini sono rimasti senza un medico di famiglia assegnato, soprattutto nella zona delle Colline Metallifere e Amiata, ma la copertura di base è stata comunque garantita grazie alla grande disponibilità e professionalità dei medici di famiglia coordinati dalle loro organizzazioni Aft, che hanno permesso con il progetto Apo (Assistenza Primaria Ottimizzata) di garantire, l’assistenza sanitaria ai cittadini interessati».
«I medici di famiglia sono protagonisti della medicina territoriale, insieme alle altre professioni sanitarie e sociali come infermieri e assistenti sociali, fondamentali per la presa in carico dei malati cronici e di quella fascia di popolazione sempre più ampia, gli over 65, che convive con più patologie. Le Case di comunità, finanziate anche con le risorse del Pnrr, nascono proprio per sopperire a questi bisogni».
«Alla luce di tutto questo apprezziamo anche l’intervento della presidente dell’Ordine dei medici, Paola Pasqualini – prosegue Giovannelli – condividiamo le sue considerazioni sull’importanza dei medici di famiglia, e su quanto sia fondamentale che entrino a pieno titolo dentro le Case di comunità».
Il segretario Spi sottolinea la forte riduzione delle risorse del Fondo Sanitario Nazionale deciso dal Governo Meloni: «Scoraggiano però gli investimenti scarsi a livello nazionale – dice Giovannelli – il governo riduce ogni anno sempre più le risorse alla sanità pubblica, investa di più: nel 2026 la spesa sanitaria si ferma al 6,2% del Pil e nel 2028 le previsioni dello stesso governo Meloni dicono che scenderà addirittura al 5,93%. Sotto la soglia del 6% la gestione del Servizio sanitario nazionale diventa critica determinando, tra l’altro un aumento delle liste d’attesa, questo spinge inevitabilmente i cittadini a non curarsi in modo adeguato oppure indirizzandoli verso il privato, incentivando, volontariamente o meno, la sanità privata».
Cardelli: «Avanti sul territorio, ma attenzione alle criticità tra Follonica e Porto Santo Stefano. Da concretizzare la vera prossimità»
Anche Alda Cardelli, responsabile del dipartimento sociosanitario dello Spi Cgil Grosseto, entra nel merito dell’accordo appena sottoscritto tra Usl sudest e medici di medicina generale, che stabilisce in particolare la loro attività ambulatoriale da svolgere anche nelle Casa di comunità.
«L’adozione dell’atto è calibrata sulle esigenze della Asl sud est, ma ci sono ancora criticità significative – ricorda Cardelli – il medico ha comunque facoltà di scegliere se entrare nelle Case di comunità (Cdc) a meno che non sia titolare di un incarico Ruap (Ruolo Unico di Assistenza Primaria) che li vede già da subito in tali strutture.
«Con questo accordo si spera di incentivare l’avvio a pieno regime anche di Case di comunità, come quella di Follonica che attualmente è in sofferenza seppur inaugurata un anno fa. Al momento la popolazione è stata assistita per tutta l’estate dalla guardia medica e dal primo soccorso attivo nel Distretto Sanitario, oltre ovviamente che dal proprio medico di medicina generale».
Diversa, e altrettanto critica, la situazione della struttura di Porto Santo Stefano, su cui lo Spi Cgil era già intervenuto pubblicamente nei mesi scorsi: «A Porto Santo Stefano mancano tre medici di medicina generale e la manifestazione di interesse per quella zona è andata a vuoto – ricorda Cardelli – Anche i cittadini si sono attivati, insieme al Distretto delle Colline dell’Albegna e all’amministrazione comunale, per cercare medici disponibili per l’ assegnazione dei pazienti di quel territorio e per garantire una maggiore presenza nella Casa di comunità.. Per questo chiediamo anche che venga risolto il problema del parcheggio della struttura, segnalato già qualche settimana fa, un accesso che reputiamo debba essere facilitato da più parcheggi sia per il personale che per gli utenti».
Quanto al capoluogo, Cardelli segnala che le due Case di comunità di Grosseto non sono state ancora ufficialmente inaugurate, ma diversi servizi sono già operativi: «In via Don Minzoni i servizi di base vengono già erogati, mentre attendiamo l’apertura di tutti gli altri servizi a Villa Pizzetti, in via Cimabue. La carenza dei medici di medicina generale non è la criticità principale, ma si devono portare a termine i servizi previsti dal D.M.77 .
Cardelli richiama poi la necessità di guardare oltre l’apertura iniziale delle strutture: «Questo accordo lo aspettavamo tutti, perché fornisce comunque finalmente delle direttive e orientamenti per garantire almeno l’apertura iniziale delle Case di comunità, sopperendo alla carenza di medici. La Casa di comunità è il luogo dove anche chi non ha un medico assegnato può comunque trovarne uno. Ci auguriamo ora di poter presto ragionare sulla prossimità vera, quella delle Case di comunità Spoke, distribuite più capillarmente soprattutto nelle aree interne. Una volta stabilizzate le strutture principali (Case di comunità Hub, le più complesse) e prese in carico le criticità territoriali, serve un programma più omogeneo che coinvolga appunto anche le realtà più piccole».
Il ruolo del 116117
Lo Spi Cgil Grosseto ricorda infine l’importanza del 116117, il numero unico europeo gratuito per l’accesso alle cure mediche non urgenti e per contattare il servizio di continuità assistenziale, l’ex Guardia medica. Il servizio orienta i cittadini verso la Casa di comunità o la struttura più idonea rispetto alla propria esigenza sanitaria.
Il numero va utilizzato per problemi che non costituiscono un’emergenza ma che non possono attendere l’apertura dello studio del proprio medico di famiglia o del pediatra. Attraverso il 116117, ad esempio, è possibile ottenere una consulenza medica telefonica diretta, richiedere visite domiciliari o ambulatoriali non differibili, ricevere la prescrizione di farmaci per terapie urgenti o per la prosecuzione di cure i cui medicinali siano esauriti, ottenere un certificato di malattia nei casi di stretta necessità.
Il servizio è gratuito ed accessibile da telefono fisso e mobile su tutto il territorio toscano. È attivo nei giorni feriali dalle 20:00 alle 8:00 del mattino successivo, mentre nei fine settimana e nei giorni festivi o prefestivi opera 24 ore su 24. Chi compone il numero viene geolocalizzato e messo in contatto con un operatore o un medico qualificato, che valuta la situazione fornendo una risposta diretta oppure indirizzando l’utente al servizio più adatto.
Sono previsti anche un supporto dedicato per persone ipovedenti o con ridotte capacità uditive e un servizio di interpretariato telefonico in venti lingue, utile anche per la popolazione turistica. Se durante la telefonata emerge una reale situazione di emergenza, la chiamata viene trasferita immediatamente al 112.









