Un anno importante per i pensionati

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Il confronto fra governo e sindacati che ha portato al verbale d’intesa del 28 settembre, comunque la si pensi sui singoli punti, contiene un dato inconfutabile: per la prima volta dopo quasi 10 anni non si taglia, non si toglie, non si riduce. Anzi si dà qualcosa. Certo non tutto quello che avremmo voluto o che era nella nostra piattaforma, ma qualcosa di importante abbiamo ottenuto: per i pensionati prima di tutto, ma anche per i lavoratori attivi, soprattutto in termini di riapertura di una prospettiva di restituzione di diritti che negli anni scorsi sembrava ormai cancellata per sempre. Un confronto che è stato lungo, e la cui apertura si deve anche all’iniziativa dello Spi Cgil. Un confronto che non è concluso, ma che ha delineato in qualche modo un cambio di clima (abbiamo passato anni in cui ci siamo sentiti dire che il confronto con sindacato non serviva a niente, e ora tutto ciò è superato), e l’apertura di prospettive di una seconda fase.

Cosa abbiamo ottenuto? Per le pensioni basse c’è un aumento importante: per chi già aveva la 14esima – e cioè le pensioni fino a 750 euro – c’è un aumento del 30 per cento; e la 14esima arriverà per la prima volta anche a chi ha un assegno compreso fra i 750 e i 1000 euro. Non è poco: si tratta di aumentare le pensioni a circa 1,2 milioni di persone, buona parte ex lavoratori dipendenti. Come non da poco è l’equiparazione della “No tax area” fra pensionali e lavoratori dipendenti: chi ha un reddito fino a 8.125 euro annui non pagherà più alcuna tassa, comprese quelle locali. Fra i nostri prossimi impegni c’è anche quello di organizzare una capillare campagna di assemblee territoriali che spieghi l’accordo nei dettagli, Così come dovremo vigilare sull’iter parlamentare della legge di bilancio affinché non venga stravolto quanto precedentemente stabilito.

È tutto quello che avremmo voluto? No, ma come dicevo prima l’importanza di questo accordo è anche nella “fase 2”, ossia nella prosecuzione del confronto con il governo. Per noi è prioritario un intervento per ridisegnare un nuovo sistema di perequazione delle pensioni, strumento indispensabile per proteggere il potere d’acquisto.

È anche per questo che considero molto importante l’impegno che, al momento del decadimento della legge Letta sul sistema di rivalutazione, nel 2019, tornerà in vigore la legge del 2000, così come la possibilità di individuare un diverso indice per la rivalutazione delle pensioni più rappresentativo dei consumi dei pensionati. La “fase 2” sarà fondamentale anche per affrontare finalmente il nodo della separazione fra previdenza e assistenza per una maggiore trasparenza della spesa previdenziale. Nel contempo lo Spi è impegnato nella tutela individuale attraverso il controllo di quanto spetta ad ogni pensionato/a nella campagna “Occhio alla prescrizione”.

In queste settimane è la legge di bilancio ad occupare le prime pagine dei giornali, ed è anche naturalmente oggetto di attento esame da parte del Sindacato. Sulla previdenza registriamo segnali positivi, come dicevo prima, anche se non condividiamo la scelta dell’anticipo pensionistico (APE), uno strumento finanziario oneroso e che non risponde alle nostre richieste di flessibilità in uscita; così come la decisione di trasformare la cosiddetta “Ape sociale” in uno strumento selettivo che penalizza le donne e tutti quei lavoratori che non hanno avuto una carriera lavorativa lunga. Ci sono ancora una volta molti interventi a favore delle imprese, ma nessuno realmente mirato a contrastare la dilagante disoccupazione giovanile. Anche la rottamazione di Equitalia, così come è stata presentata, ci pare un messaggio controproducente. Non serve solo ‘cancellare’ Equitalia, bensì cambiare le regole che governano l’attività di riscossione, ovvero le leggi dello Stato. E rispetto al finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale, considerando che siamo un Paese che invecchia e dove 11 milioni di persone (di cui molti anziani) rinunciano a curarsi, ci saremmo aspettati investimenti più consistenti per dare risposte certe ai bisogni di tante persone in difficoltà.

Ci pare che manchi, in sostanza, un progetto, un’idea complessiva del Paese. Un’idea che invece noi abbiamo. Un’idea che è fatta di tutele per i più deboli, servizi, diritti. Ricordo a questo proposito che l’Inps già da alcuni anni non invia più nessuna comunicazione ai pensionati soggetti a campagna reddituale: in pratica chi non ha presentato il 730 o il Modello Unico deve comunicare la propria situazione reddituale per continuare a ricevere le prestazioni legate al reddito. L’invito ai pensionati è ancora una volta quello di recarsi presso le nostre sedi per verificare la propria posizione pensionistica e per avere tutte le informazioni sulla eventuale comunicazione reddituale da presentare all’Inps.

Ti aspettiamo quindi alle assemblee che si svolgeranno in ogni territorio per parlare di tutto questo. Perché per noi il tuo punto di vista è importante.

 

Daniela Cappelli

Segretaria generale Spi Cgil Toscana