Servono provvedimenti di sostanza, non un “Dipartimento mamme”

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“Dipartimento mamme” è un nome che, di per sé, in politica, può apparire ironico. Ma non ci si può limitare all’ironia se a istituirlo è un partito importante. Dal quale ci si aspetta maggiore cultura politica e sociale, un rispetto e una memoria più attenti alle battaglie fatte per la parità, per una maternità consapevole, per i diritti diffusi. Circoscrivere il ruolo della donna al solo momento della maternità è offensivo per chi è madre e per chi non lo è, per chi non lo può essere o ha deciso di non esserlo. Un nome, “Dipartimento mamme” anche in controtendenza con altre scelte politiche fatte, che potrebbe cancellare il faticoso percorso di cambiamento culturale che si sta facendo negli ultimi anni, per cui la genitorialità è un percorso comune di madri e padri.
Di altro sarebbe necessario e urgente preoccuparsi. Come ha sottolineato Linda Laura Sabbadini dell’Istat sul “Sole 24ore”, “ammonta a 51 miliardi di ore il totale del lavoro di cura di tutte le donne italiane, un numero molto più alto di quello del lavoro retribuito di donne e uomini, pari a 41 miliardi. Questo enorme carico di lavoro è fortemente mal distribuito e non considerato”. Dunque bisognerebbe pensare a come redistribuire i carichi di lavoro di cura, nella coppia e nella società; a provvedimenti che si occupino di istruzione, formazione, lavoro, previdenza, genitorialità, condivisione, lotta alla violenza di genere. Provvedimenti sostanziali, non bonus una tantum. E per tutte le donne.