Quale futuro per i giovani?

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Nell’agenda sul tavolo di confronto sulle pensioni, la prima questione da affrontare riguarda il futuro dei giovani. Oggi la prospettiva di una pensione calcolata con il sistema contributivo rischia di precludere una buona vecchiaia a tanti lavoratori discontinui. Ecco perché la proposta di una pensione di garanzia.

Di seguito un estratto dall’articolo di Stefano Iucci su “LiberEtà” di maggio, con le interviste a Roberto Ghiselli, segretario Confederale Cgil, e Michele Raitano, docente di Politica economica alla Sapienza di Roma.

Prevedere le pensioni del futuro è molto difficile.
Per capire a quanto ammonterà l’assegno che dovrebbe garantirci un’esistenza serena, dovremmo infatti essere in grado di conoscere in anticipo quale sarà la nostra carriera lavorativa. Il sistema contributivo oggi funziona così: più si guadagna, più si versa e più, alla fine, si incassa. E se non si guadagna e non si versano tanti contributi si rimane con una pensione povera.

Il valore sociale della pensione.
La pensione ha un valore sociale assoluto. A tutti deve essere riconosciuto, dopo una lunga vita di lavoro, un giusto e dignitoso futuro. Per questo è importante l’inizio della cosiddetta “fase due” della trattativa tra governo e sindacati, nella quale si inizi a ragionare finalmente di una pensione di garanzia per i giovani.

Spiega Michele Raitano, che ha contribuito a mettere in piedi questa proposta:
“L’idea è semplice: persone che sono stati attive per un certo numero di anni non possono avere una pensione al di sotto di un certo valore”.
Un esempio: a 66 anni, dopo quarant’anni di attività, la pensione netta non dovrebbe essere inferiore a 900 euro al mese.
“Non si tratta di una misura assistenziale, perché valorizza e dà dignità ai periodi di attività e perché la pensione garantita non è uguale per tutti, ma è legata agli anni di attività delle persone e all’età del pensionamento”.

Ma c’è un altro aspetto da sottolineare, dice Roberto Ghiselli
“Negli anni di attività da prendere in considerazione per la pensione, possono essere riconosciuti il lavoro di cura, i momenti in cui si cerca il lavoro o si fa formazione, la maternità. Insomma, tutti quei ‘buchi’ involontari nelle carriere delle persone. E, altra cosa fondamentale, al centro di tutto il sistema c’è la pensione pubblica”.

Non assistenza, dunque, ma vera e dignitosa previdenza.
Pensioni adeguate non possono essere sganciate da lavoro di qualità, pagato il giusto e tutelato. Tutti temi alla base della Carta dei diritti universali del lavoro con la quale la Cgil punta a ‘riscrivere’ lo Statuto del 1970.