Pensioni, le novità per il 2018

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Dopo due anni di inflazione negativa, che ne aveva congelato il valore, da gennaio le pensioni tornano a crescere anche se di poco: la percentuale di aumento che si applica in via provvisoria è dell’1,1 per cento. L’Inps recupera il conguaglio di perequazione delle pensioni del 2015. Quattordicesima a tre milioni e mezzo i pensionati, per la stragrande maggioranza donne.
In questi anni la mobilitazione dei pensionati si è fatta sentire e i primi risultati sono stati conquistati. Ora bisogna continuare su questa strada.

Rivalutazione delle pensioni, due importanti novità nel 2018 e nel 2019
Dopo due anni di stagnazione con inflazione zero, l’indice dei prezzi che misura l’andamento dei consumi delle famiglie italiane ha ricominciato a crescere. Quest’anno è previsto un tasso di perequazione dell’1,1 per cento. Com’è già avvenuto negli anni precedenti, le pensioni di importo fino a tre volte il trattamento minimo sono rivalutate al 100 per cento. Una scelta giusta che non attenua, però, la contrarietà del sindacato dei pensionati della Cgil alla continua manomissione di un meccanismo che ha il compito di salvaguardare il valore delle pensioni, non certo quello di aumentarle. Dal 2019, invece, come confermato dall’accordo sottoscritto con il governo il 28 settembre 2016, si torna al sistema di perequazione previsto dalla legge 388/2000, in vigore prima della legge Monti-Fornero.

Quattordicesima e no tax area
Tutto questo non ci ha fatto perdere di vista la condizione di quanti vivono con pensioni medio-basse. La scelta fatta già nel 2007 è stata quella di aumentare il valore netto della pensione e non il valore lordo, per non mettere a rischio altre prestazioni previdenziali o assistenziali, vincolate a limiti di reddito. Da qui la scelta della quattordicesima che con l’accordo del 2016 è stata aumentata per quanti già la percepivano ed estesa ai pensionati con un reddito annuo fino a due volte il trattamento minimo. Sono tre milioni e mezzo i pensionati che ne beneficiano e per la stragrande maggioranza si tratta di donne. Infine non bisogna dimenticare l’intervento sull’importo della pensione esentato dall’Irpef e dalle addizionali locali, la cosiddetta no tax area.

Il recupero dell’arretrato
Nel 2015 le pensioni hanno beneficiato di uno 0,1 per cento in più di rivalutazione, pari alla differenza tra tasso provvisorio e definitivo. Differenza che l’Inps avrebbe dovuto recuperare nell’anno successivo. Ma nel 2016 sia nel 2017 il tasso di perequazione è stato pari a zero, ed è la ragione per la quale, anche a seguito dell’iniziativa sindacale, il recupero venne posticipato fino a quando il tasso di perequazione non fosse tornato con il segno più. Dunque quest’anno l’Inps recupererà quanto doveva sulla pensione di gennaio e febbraio, a seconda che la somma da restituire sia inferiore o superiore a sei euro. Per fare un esempio, una pensione di mille euro nel 2015 ha percepito nel corso dell’anno tredici euro in più del dovuto. E questi tredici euro verranno recuperati sulle rate di gennaio e febbraio.

Da www.libereta.it/pensioni_2018, dove si possono trovare maggiori informazioni.