“Lettera al mio bis zio, un mondo che scompare” di Edoardo Zucchetti

Pubblicato sul Corriere Fiorentino di oggi (24 marzo 2020)

DIETRO I NUMERI DELL’EPIDEMIA. 
Lettera al mio bis zio, un mondo che scompare
(diamogli una carezza)

di Edoardo Zucchetti 
(bis nipote di Fernando Logli, morto il 21 Marzo 20 per Covid19 a Prato)

Zio Fernando, secondogenito di tre fratelli, mia nonna Annamaria e lo zio Luigino, figli dei mezzadri Logli presso le tenute della Marchesa Mariani nelle campagne tra Artimino, Limite e Capraia è partito per un nuovo viaggio verso l’ignoto; prendendo un passaggio dal letale Covid19.

Un passaggio su cui non voglio soffermarmi perché saranno dottori, biologi, chimici, antropologi, storici e giornalisti a scriverne per la memoria collettiva, storica e scientifica.

Bensì vorrei soffermarmi su quel che si porta via la morte da Coronavirus di ottantenni e novantenni. E voglio partire dal fatto che pure io nella mia ignoranza ho inizialmente pensato «erano anziani» oppure «già malati» poi però, quando l’anziano è la persona con cui giocavi a carte per Natale e che avresti voluto intervistare di ritorno da un viaggio a New York, perché portatore (lui) di un sapere arcaico, popolare e contadino, cambi immediatamente idea e come nel mio caso, ti ritrovi a scriverne. Queste persone anziane che muoiono quasi all’improvviso e che ahimé non possiamo salutare, sono le ultime pietre di un mosaico che sta per sgretolarsi davanti a noi. Sono gli ultimi testimoni di un mondo diverso, pulito, senza macchine, in cui si vedevano le stelle facendo il bagno nel fiume. Testimoni del fascismo, della mezzadria, della vita contadina (da loro stessi rifiutata), del non saper né leggere né scrivere, dei dialetti, della fame, del boom economico e della lotta fra Dc e Pci.

Sono i padri della generazione che non ha saputo fare altrettanto bene e spesso sono gli stessi padri che non hanno veramente voluto che la prole prendesse il loro posto. Ma sono anche i nonni o gli zii acquisiti che nessuno aveva mai avuto ed avrà mai più. Perché ahimé i nonni di ora come i figli e i nipoti sono risucchiati e plasmati dai social e dalla grande utopia del web. Quindi questi saggi vecchietti, oltre ad essere le vittime predilette del Coronavirus, sono anche le persone a cui dobbiamo tenere compagnia al telefono, dobbiamo portargli la spesa, il giornale, le sigarette, dobbiamo regalare un libro nuovo, dobbiamo raccontargli delle nostre vite e chiedere loro consiglio. Renderli unici, donarli una carezza digitale in attesa di quella reale.

Questo per fare in modo che si salvino e imparare quel che ancora ignoriamo, facendone tesoro già a partire dalla nostra quarantena.
Grazie alle domande e alle risposte che possiamo porre a chi ha vissuto veramente una vita agra, una dittatura, una guerra e la successiva ricostruzione e nascita della democrazia, possiamo capire cosa succederà dopo il periodo di isolamento e parziale (sacrosanta decisione per il bene comune) sospensione dei diritti.
Questo lo devono fare i Millennials, quelli nati tra il 1985 ed il 1999. Noi millennials siamo il ponte fra la generazione del primo novecento (i nostri nonni) e quella del duemila cento (i nostri nipoti) quindi, approfittiamone per fare tesoro di questa saggezza e aiutiamo a rimanere isolati questi anziani tenendogli compagnia, portandogli la spesa a casa e facendoli sentire utili alla nostra crescita e quella dei nostri futuri figli.

Perché io non so dove il mio zio acquisito Fernando si sia ammalato, ma sicuramente se gli avessi fatto una telefonata di ritorno da New York o se fosse stato nelle colline di campagna dove pascolava le capre con mia nonna da bambino, sarebbe ancora qua a raccontarci come si fa il formaggio, come i tedeschi fecero forzatamente della loro casa un quartier generale strategico e come si prepara l’impasto dei tortelli di patate.

Penso che dai nonni dei nonni, ai nipoti dei nipoti, tre generazioni unite saranno più forti di qualsiasi vaccino Covid19 ad ora inesistente.

 

 

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