La nostra lotta è per tutti. No alla cultura della paura

“La crisi ha creato precarietà, insicurezza economica e sociale e lavoro instabile, una disoccupazione sempre più alta, soprattutto tra i giovani, prestazioni sanitarie più costose e meno certe. Tutto questo crea nella popolazione (soprattutto anziana) una prospettiva di futuro con molte paure: allora ‘il diverso’ diventa il nemico e ‘l’ultimo’ il responsabile del sentirsi ‘penultimo’.
Per questo la nostra Organizzazione sta portando avanti la propria battaglia con la contrattazione a partire da quella sociale e anche attraverso il prossimo Congresso, dando continuità e sostegno alla nostra proposta per la Carta dei Diritti universali e al Piano per il Lavoro.
Lottiamo per i diritti di tutti e non vogliamo lasciare solo nessuno.
Sul tema delle migrazioni viaggiamo in un mare di luoghi comuni (ci invadono, ci rubano il lavoro, minacciano la nostra sicurezza, fanno crescere la delinquenza, sono un peso per il Paese…). Luoghi comuni destinati a descrivere un fenomeno come una minaccia che rischia di diventare una verità percepita.
Siamo anche consapevoli che molta della discussione che c’è sull’immigrazione è proiezione della rabbia che respiriamo. Proiezione della paura e dell’insicurezza.
Perché se una comunità è solidale non ha bisogno di individuare il nemico, è proprio quando viene meno l’idea di solidarietà che si cerca di individuarlo.
Non significa accettare supinamente tutto. È fondamentale che tutti debbano rispettare Costituzione e leggi dello Stato.
Quello dell’immigrazione per noi non è un tema collaterale, ma una delle chiavi attraverso cui misurare la nostra capacità di riproporre un modello sociale solidale sapendo che su questo tema ci giochiamo una sfida epocale.
Le soluzioni fin qui individuate non riusciranno a fermare il fenomeno: venti di guerra e cambiamenti climatici provocheranno anche nel prossimo futuro drammi di proporzioni enormi che non saranno certo i muri a fermare.
Ma pur affrontando il tema con cautela, rivendicando sicurezza per tutti, non possiamo pensare di risolvere il problema scaricandolo da un’altra parte e soprattutto la nostra coscienza e la nostra identità non possono accettare campi di concentramento ovunque essi siano.
È per tutti questi motivi che, visto qualche commento che abbiamo dovuto leggere sulla nostra pagina Facebook, ci vediamo costretti anche a ricordare quanto cita il nostro Statuto:

Art. 1
‘L’adesione alla CGIL è volontaria. Essa comporta piena eguaglianza di diritti e di doveri nel pieno rispetto della appartenenza a gruppi etnici, nazionalità, lingua…ecc.’

Art. 2
‘… la CGIL afferma il valore della solidarietà in una società senza privilegi e discriminazioni, in sui sia riconosciuto il diritto al lavoro, alla salute, alla tutela sociale, … rimuovendo gli ostacoli politici che impediscono alle donne e agli uomini native/i e immigrate/i di decidere su basi di diritti e opportunità, della propria vita e del proprio lavoro’.

Questi, per noi, sono i presupposti irrinunciabili di una società civile e democratica”.

Daniela Cappelli, Segretaria generale Spi Cgil Toscana.