Femminicidi, la politica si volta dall’altra parte

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Si definisce “emergenza” una “particolare condizione di cose, momento critico, che richiede un intervento immediato”. Ma ha ancora senso definire “emergenza” un avvenimento che si ripete quasi quotidianamente e sul quale non si interviene in alcun modo? “E’ emergenza femminicidi” titolano i giornali degli ultimi giorni. Ma di fronte alla realtà quotidiana di donne che subiscono violenza – spesso dopo aver chiesto invano aiuto alle istituzioni – il contrasto alla violenza di genere non sembra essere una priorità. Che fine ha fatto il Piano nazionale antiviolenza, frutto di un lungo confronto tra società civile, associazioni di donne, sindacati, ministeri e istituzioni, e che portava con sé la novità di un intervento finalmente strutturale sul tema? Perché nel nuovo Governo manca un ministro per le Pari Opportunità? Perché nel Contratto di Governo non figura alcun riferimento alle risorse economiche per la gestione dei centri antiviolenza, né ai percorsi di protezione e supporto alle donne che subiscono violenza? Perché le politiche riguardanti le donne sono menzionate prevalentemente all’interno della voce “politiche per la famiglia” e si occupano solo di natalità e di conciliazione vita-lavoro? Intanto, le giornate sono scandite da notizie di omicidi di mogli, fidanzate, compagne e la mano è sempre quella del marito, del fidanzato, del compagno, dell’ex. E mentre quotidiani e notiziari continuano a parlare di “emergenza”, niente si muove.